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Compiti vacanze estive, necessari o inutili i consigli dello psicologo

di Dott. Giuliano Gaglione

28 Luglio 2011

Compiti per le vacanze, è proprio necessario?

La chiusura dell’anno scolastico rappresenta per ogni allievo una fase da un lato costituita da bilanci riguardanti il proprio andamento scolastico, le conoscenze acquisite e quanto si è speso in termini di impegno e di energie per raggiungere un determinato risultato, dall’altro come un momento da godersi attimo per attimo perché segna il passaggio ad un periodo di maggiore libertà e spensieratezza, in cui si aboliscono indiscutibilmente le sveglie e le scadenze in favore di momenti più allegri, divertenti, leggeri.

Tuttavia una volta terminato questo anno, ai giovani resta un po’ di amaro in bocca dato che anche durante il periodo estivo dovranno riaprire libri e quaderni per svolgere i famigerati “compiti delle vacanze”.

Se da una parte il sapore dell’estate non distoglie alcun allievo dal godersi il piacere della libertà mettendo in secondo piano l’esistenza di un lavoro estivo, tuttavia quest’attività deve essere ugualmente svolta, altrimenti l’anno scolastico successivo inizia col piede sbagliato.

La maggior parte degli allievi si riduce puntualmente all’ultima settimana per svolgere le letture, gli esercizi e quant’altro sia stato assegnato poiché si verifica il seguente meccanismo mentale: all’inizio, quindi nel mese di giugno, ammettiamolo francamente, la voglia di studiare è praticamente nulla, il solo pensiero accentua il desiderio di tuffarsi in acqua; luglio e agosto sono i mesi in cui si parte per le vacanze e per tal motivo i compiti sono una pura utopia, sia perché si raggiunge e si ha voglia di conoscere un ambiente a volte nuovo e tanto desiderato, sia perché il caldo non consente una discreta concentrazione. Arrivati a settembre bisogna fare i conti con i propri doveri ed inizia la corsa all’ultimo esercizio che puntualmente si risolve il giorno prima di ritornare a scuola.

Io non sono un docente, quindi non posso avere una concezione totale sull’utilità e l’importanza dei compiti per le vacanze; ovviamente, ciò che io penso non è generalizzabile per tutte le età, né tantomeno per le abilità mentali di ciascun allievo, però, se il programma didattico è finito,se è stato coniato il termine “vacanza” proprio per designare una fase in cui la mente è sgombra da ogni dovere e ogni pensiero non proprio leggero, perché assegnare delle specifiche attività estive?

Da ex studente spesso mi sono posto la domanda sull’utilità dei compiti per le vacanze ed a volte, tutt’ora, mi chiedo se questo “assegno” abbia realmente la funzione di mantenere in allenamento la mente di ogni singolo alunno o se si utilizzi “la elasticità mentale in allenamento degli allievi” per poter avvantaggiarsi con i programmi didattici in modo tale da terminare in tempo.

A tal proposito reputo che prima ancora di parlare di importanza dei compiti estivi, bisognerebbe “intavolare” un discorso a monte, ovvero nel corso dell’anno scolastico gli insegnanti a mio parere hanno l’obbligo di trasmettere un valore fondamentale, ovvero l’importanza e l’amore per la conoscenza, senza la quale un individuo si trasformerebbe in essere ibrido e assolutamente passivo che per inerzia si reca a scuola, solo per avere un titolo che gli potrebbe essere utile un domani.

Tuttavia se non si coglie e non si trasmette l’essenza di questo concetto, inteso come occasione vitale per conoscere e soprattutto conoscersi, che utilità ha il recarsi ogni giorno a scuola?

Da tale argomento è ricavabile un importante messaggio, ovvero quello secondo cui i docenti, invece di assegnare dei compiti specifici durante i mesi estivi, devono comunque trasmettere e favorire l’amore per la conoscenza sulla scia dei loro insegnamenti; pertanto se un allievo ha imparato queste grandi lezioni di vita, allora è giusto che durante la stagione di riposo possa approfondire, a suo piacimento, un determinato ambito, una determinata disciplina.

In tal modo da una parte questa eventuale scelta libera stimola il senso di responsabilità, dall’altra essa può, come si suol dire, “unire utile al dilettevole” ed infine lo stesso alunno può fornire un’argomentazione originale e innovativa da poter discutere con insegnanti e compagni durante l’inizio dell’anno scolastico successivo oltre ad un’eventuale riepilogo degli argomenti affrontati in precedenza.

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