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Donna italiana rappresentata come oggetto sessuale, lo dice l’Onu

Angelica

di Mamma Angelica

06 Agosto 2011

La donna in Italia è rappresentata soprattutto come oggetto sessuale.

A dirlo è la convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW).

Il 14 luglio 2011 a New York si è svolta una riunione per monitorare gli sviluppi nell’attuazione della convenzione ONU ed è emerso che nella nostra Patria ci sono ancora degli stereotipi profondamente radicati che hanno un notevole impatto sulla figura della donna e sul ruolo che ricopre nella società e nella famiglia.

Altro argomento scottante sono le violenze che hanno come vittime donne e bambine e la cosa che più sconcerta è che non ci siano dati inerenti alle violenze domestiche contro le immigrate Rom e Sinti giustificate da situazioni culturali e religiose che ritengono normali simili atteggiamenti, inoltre nel nostro Paese ci sono ancora molti uomini che uccidono le compagne o le ex compagne.

Anche il ruolo lavorativo della donna in Italia viene criticato dall’ONU. Fra i salari di uomini e donne, a parità di responsabilità, ci sono ancora parecchie differenze, c’è un alto tasso di donne costrette a lasciare il lavoro a causa di una gravidanza ed un bassissimo tasso di uomini che in caso di nascita di un figlio usufruiscono del congedo parentale.

L’unica nota positiva è stata rivolta alla legge che introduce e punisce il reato di stalking, ma il percorso affinché anche nel nostro paese ci sia un’effettiva uguaglianza fra uomo e donna è ancora lungo.

 

Il CEDAW ci ha dato due anni di tempo per attuare tutte le misure legali, politiche, amministrative ed educative per ridurre questi stereotipi a cominciare dalle immagini divulgate da pubblicità e media che offrono della donna un’immagine totalmente sbagliata fino ad arrivare all’introduzione di norme che facilitino alla donna il compito arduo di conciliare il lavoro con la famiglia.

 

 

Ovviamente questa notizia ha  scatenato subito qualche polemica nel mondo del web, c’è chi da la responsabilità al nostro governo che ha affidato il potere istituzionale a donne di dubbia cultura e moralità e chi si scaglia contro il clero che, propugnando la sottomissione sessuale della donna all’uomo, è riuscito a far si che i principi per cui si era battuto il movimento di emancipazione femminile degli anni ’70 venissero quasi dimenticati.

Leggendo ciò il mio pensiero va ad Anna Maria Mozzoni (1837-1920), una delle pioniere del movimento femminista in Italia e che si batté per tutta la vita affinché anche alle donne venisse concesso il diritto di voto.

Ed è proprio con una frase di questa grande donna che voglio concludere:

Voi soffrite, le vostre madri hanno sofferto, le vostre figlie soffriranno così del pari, se voi non penserete seriamente di domandar conto, non a Dio, ma agli uomini dei mali che vi opprimono. Ma la vostra protesta non deve essere individuale, fatta all’orecchio dell’uno o dell’altro. Questa fu fatta in tutti i tempi senza risultato. Deve essere collettiva, fatta a voce alta, a tutti gli uomini, in tutte le occasioni, a tutti gli enti costituiti che vi opprimono, che vi escludono che vi diminuiscono”. [Citazione tratta dal libro A come atea di Carla Corsetti]

 

 

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