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Bambini 2 anni: i capricci della fase oppositiva

DottAnnamaria

di Dott.ssa Annamaria Del Vecchio

29 Agosto 2011

Fase oppositiva, crisi di opposizione o età dei “No, no, no e no!”

La crisi di opposizione è una fase normale dello sviluppo dei bambini di 2 anni. Durante il momento oppositivo i figli, sebbene piccoli, si oppongono, a volte anche in maniera violenta, alle direttive e ai consigli dei genitori. È una fase caratterizzata da discussioni e litigi,  nella quale si fanno strada nel bambino le prime forme di “pensiero individuale”; il piccolo inizia a sentirsi autonomo e le sue “obiezioni” rappresentano, quindi, null’altro che un richiamo all’indipendenza.

Quasi tutti i genitori conoscono e vivono con i loro bambini questa tappa definita anche l’ “Età dei No
Di fronte ad una crisi oppositiva non ci si deve impressionare e neanche mettersi in discussione, ma fissare delle regole ben precise da far rispettare ai proprio bambini.

Il piccolo deve capire il valore ed il limite del divieto e deve accettarlo quando il genitore afferma un secco no o un no definitivo.

La fase oppositiva è il periodo in cui i bambini “vogliono fare di testa loro” e rifiutano l’aiuto, la guida e le direttive degli adulti.

Solo verso i 3 anni la fase oppositiva in parte calerà. Ma il ritorno del bambino ad una maggiore ubbidienza si realizzerà solo se durante la fase oppositiva ( che va affrontata e superata bene) il piccolo avrà interiorizzato  una buona condotta comportamentale e di conseguenza sarà pronto a tenere atteggiamenti meno oppositivi.
Quindi i limiti e le regole dei genitori servono proprio a questo.
I limiti danno al bambino il senso del confine autorizzato e accettato da mamma e papà, e sono necessari affinché il bambino capisca cosa può  e cosa non può fare.
Dare delle regole ai propri figli non significa reprimerli, farli sentire in una caserma, ma solo stabilire delle indicazioni di comportamento importanti e fondamentali, necessarie al loro corretto sviluppo.

Gestire però momenti in cui il bambino contraddice e disubbidisce in continuazione, non è facile.
Il bambino può iniziare a strillare, a gettarsi a terra, ad agitare mani e gambe, quasi in preda ad una convulsione, affermando saldamente di volere quell’oggetto o di non voler fare una determinata azione consigliata dalla mamma. A questo punto è importante che l’adulto rimanga calmo e non si lasci trascinare dall’ira, dalla rabbia o dal nervosismo.

Di fronte alla crisi la cosa migliore da fare è quella di tranquillizzare il bambino, Una volta calmato il genitore  potrà stare un po’ con lui, parlargli serenamente e insegnargli con esempi pratici che non è bello rifiutarsi sempre di fare ciò che dicono i genitori e reagire in maniera violenta.

Presentando al bambini gli svantaggi della sua reazione ed i vantaggi del comportamento suggerito da mamma e papà si potrà indurre il piccolo a riflettere sui propri comportamenti.
Per stimolare il bambino alla riflessione sulle sue azioni ci può  essere anche un’altra soluzione: lasciarlo sfogare, seguirlo con lo sguardo ma non limitarlo fisicamente se vuole “stare per conto suo”, se decide di “allontanarsi”  e stare da solo.

In questi momenti il genitore può dirgli di riflettere su ciò che ha fatto  perché dopo  assieme ne parleranno. Anche se il bambino in realtà rifletterà poco sul suo gesto, lasciarlo libero di allontanarsi dalla situazione per calmarsi  è una buona abitudine.

Nel riaprire dopo il discorso genitori e figli saranno calmi e più predisposti a  discutere e chiacchierare sull’accaduto.

Per prevenire le crisi la cosa preferibile è “canalizzare le energie del bambino”, strutturargli la giornata a livello sociale e di ore di riposo in maniera tale che non si senta frustrato, solo o isolato, ma neanche stanco o annoiato.

Stancare il bambino non è la giusta soluzione perché  in genere i bambini stanchi diventano  più facilmente irascibili e nervosi. È preferibile dare al bambino una “regolarità”, offrirgli l’opportunità di una vita ordinata in cui le regole del pasto, delle manine lavate prima di sedersi a tavola, del riposo e della pipì prima di andare a ninna o di uscire, rappresentino una normale e buona abitudine “imposta dal genitore per il benessere del bambino”.

Il bambino deve comprendere che la regola nasce in suo vantaggio, seguendola egli si assicura “un qualche beneficio”, deve comprendere che i genitori puntano al suo benessere. Affinché il piccolo arrivi a capire tutto ciò occorre dialogare molto con il bambini offrendogli esempi pratici e semplici da rielaborare.

Esempio: abbiamo sempre detto al bimbo che non si gioca con le forchette perché le posate vanno adoperate in modo appropriato, ovvero per mangiare. Ma vostro figlio quante volte ha suonato con piatto e cucchiaio in tavola? E quante volte avete dovuto “richiamarlo all’ordine”?

Quando siamo al ristorante spingiamo il piccolo ad imitare il comportamento degli adulti nell’uso corretto delle posate e se c’è un bambino che sbaglia nella gestione della forchetta facciamo notare a nostro figlio che quel bimbo potrebbe farsi male o rompere qualche cosa (naturalmente osserviamo e commentiamo in modo discreto ma accompagniamo il bimbo nell’indagine delle cose che avvengono intorno a lui. Ricordando che l’osservazione del mondo serve al bambino per comprendere il contesto in cui vive e per orientare i suoi comportamenti)

In fase oppositiva i piccoli vogliono affermare la loro autonomia e fare tutto da soli. Quest’aspetto dell’età del no, espresso anche come non mi aiutare, può essere positivamente sfruttato dalla mamma ma occorre un pochino di astuzia per “non impazzire”!

Esempio: << Non mi aiutare faccio da solo, lo yogurt lo apro io>> … magari il piccolo lo apre anche ma dopo 15 minuti di rocamboleschi tentativi di gestione del vasetto e immancabilmente si sporca … e se sono le 6:45 di mattina e si deve andare a scuola ed in ufficio?

Semplice svegliatevi con anticipo e senza lasciare tracce del vostro passaggio aprite appena appena il vasetto sollevando la carta che lo sigilla di poco ma in più punti, il bambino lo aprirà da solo ma con maggiore facilità.

Se il piccolo si sporca mangiando lo yogurt da solo fategli fare colazione quando ancora è in pigiama.

Se vuole vestirsi da solo apparecchiate gli abiti la sera prima coinvolgendolo nella scelta e selezionando indumenti pratici, preferite le scarpe con lo strappo, i lacci non sono indicati per favorire l’autonomia dei i bimbi piccoli.

Concludendo: la fase oppositiva richiede un sereno, consapevole e paziente approccio da parte del genitore. Al castigo preferite il dialogo e spronate il bambino a crescere attraverso l’esempio, guidatelo nella scoperta del mondo.

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