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Fecondazione assistita: Usa un unico donatore ha 150 figli

Federica Federico

di Federica Federico

07 Settembre 2011

America, fecondazione artificiale: 150 figli nati dal liquido seminale di un unico donatore, 150 fratelli biologici, nati dal seme di un solo padre, si sono ritrovati grazie ad internet, una famiglia allargata figlia della fecondazione assistita.

Il New York Times, nell’epoca dei social e di internet usato come strumento di contatto ed incontro, ha pubblicato un servizio in cui svela una nuova realtà tutta americana: negli stati uniti stanno nascendo diversi siti web finalizzati a radunare i figli della fecondazione artificiale ed in particolare i fratelli biologici generati dai semi dei medesimi donatori.

Questo  fenomeno americano, nuovo e popolare, è assolutamente interessante per fotografare una delicata realtà mondiale, quella della fecondazione assistita.

Nel servizio del  New York Times vengono raccontate le storie di due fondatrici di siti simili: Cynthia Daily e Wendy Kramer.  Wendy è madre di  un ragazzo di 20 anni nato grazie alla fecondazione assistita e tramite una donazione di sperma. Nel 2000 la donna  ha lanciato in rete il ‘Donor Sibling Registry‘ e oggi il suo sito è praticato da utenti di molti paesi.

Ciò su cui questi siti hanno fatto luce è la moltitudine dei figli che un unico donatore può aiutare a “concepire” grazie al suo sperma. In un caso sono stati rintracciati 150 fratelli biologici.Figli dello stesso numero”, parliamo di numero perché l’identità del donatore è segreta, resta traccia solo di un numero che rappresenta “la targa” del liquido seminale.

 

La fecondazione eterologa – e con essa anche la donazione di liquido seminale e la fecondazione artificiale – nascono per “superare” un grave limite umano: l’infertilità. L’impossibilità di avere figli naturalmente colpisce una certa percentuale di persone – e tra l’atro i dati sulla sterilità femminile e maschile fanno registrare negli ultimi anni un trend in crescita -; la medicina, grazie alla procreazione assistita, “cura” moltissimi casi di mancata fertilità e garantisce nuove nascite, assicura nuove vite permettendo maternità e paternità che la natura da sola avrebbe negato.

La donazione di liquido seminale – che negli Stati Uniti d’America è divenuta un’operazione commerciale di compravendita di un bene – dovrebbe (rispetto a certe problematiche legate alla non fertilità) essere semplicemente il primo tassello di un processo medico volto alla cura della infertilità.

 

Cosa accade nel momento in cui vendendo lo sperma si guadagna danaro ed acquistandolo si produce “materiale umano” da “reinvestire” – in parole povere si producono semini da impiantare a pagamento in uteri femminili per generare gravidanze?

Accade che  si realizza la più elementare delle equazioni economiche ovvero più vendo più guadagno \ più compero più produco “materiale” da reinvestire (più semini ha a disposizione un centro di fecondazione assistita, più impianti potrà realizzare e ,quindi, più potrà guadagnare).

Posto, dunque, che “ la corsa al seme“ possa divenire simile alla “corsa all’oro” , è teoricamente e praticamente giusto “limitare” il numero di figli che un unico donatore possa “generare” attraverso il deposito del proprio liquido seminale?

Limitare il numero di nuovi nati generati da uno stesso donatore, quindi originati dal liquido seminale della medesima persona (anche depositato più volte e presso centri differenti) è fondamentale. Perché è così importante?

Limitare il numero di “fratelli biologici” è importante da un punto di vista medico – sanitario perché esiste il rischio di diffusione di malattie genetiche rare e non diagnosticate.

Inoltre quando il numero dei “fratelli” cresce (soprattutto nell’ambito di un medesimo territorio geografico) cresce la possibilità che essi  divenuti adulti si incontrino, eventualmente si innamorino e si sposino generando dei figli, quei bambini sarebbero il frutto di un “incesto involontario”, ma, al di là del problema etico, essi risulterebbero figli di consanguinei e per questo sarebbero esposti a possibili problemi fisici (la genetica ci ha insegnato che la consanguineità aumenta il rischio di determinate patologie).

Attualmente in America ci sono più regole per comprare una macchina usata che per acquistare dello sperma“, lo afferma Debora Spar, presidente del Barnard College e autrice del libro “Il ‘baby business': come denaro, scienza e politica guidano il commercio del concepimento”.

In certi casi la preoccupazione investe gli stessi donatori, ad essi però va esposta la verità del problema: da un unico prelievo di liquido seminale difficilmente nascono più di 10 bambini (sebbene i semi siano tanti il processo medico che conduce alla fecondazione artificiale è complesso e pieno di ostacoli), il rischio di avere moltissimi figli sparsi per il mondo è principalmente di chi “ripete” più donazioni.

Alcuni Paesi come Regno Unito, Francia e Svezia – dove pure la fecondazione assistita viene praticata in centri “privati” o “parastatali” e dietro corresponsione di danaro –  hanno legiferato per limitare il numero delle nascite originate da un medesimo donatore; negli Stati Uniti, invece, non esiste alcun limite in questo senso.

Conscia del problema,  l’ American Society for Reproductive Medicine ha pubblicato delle raccomandazioni, suggerendo che dallo sfruttamento di un unico donatore si arrivi ad un massimo di 25 nascite su una popolazione media di 800 mila persone.

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