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Mamma e Bimba Morte Dopo il Parto: una Tragica Storia

Mamma e bimba morte dopo il parto: la donna fa nascere la sua creatura e la uccide in un secchio, ma il dramma non finisce qui. L'autopsia scopre dell'altro.

Federica Federico

di Federica Federico

19 Gennaio 2017

Molte di noi sono madri per scelta; molte donne moderne hanno pianificato la loro gravidanza e vi sono arrivate con un progetto di vita, una casa e un amore; ciascuna di noi giudica disumano uccidere un figlio appena generato e non può compenetrarsi nel buoi che riesce ad invadere la mente e il cuore delle madri assassine.

 

Eppure la cronaca nera ci consegna racconti di profondo dolore, storie in cui le madri protagoniste vivono i figli come un peso, un flagello, un problema e se ne liberano come se quelle creature innocenti non fossero altro che pattume.

Anche questa volta mamma e bimba morte dopo il parto sono pedine di una storia di straordinario dolore.

Raccontare queste vicende serve a non negare la realtà e potendo a tutelare la vita dei bambini: si deve diffondere la cultura del parto in anonimato come quella della maternità consapevole; si deve diffondere la cultura dell’aiuto e del sostegno come quella della denuncia di situazioni estreme (sono tali le situazioni di assoluto degrado e quelle di pericolosa solitudine).

Mamma e Bimba Morte Dopo il Parto:

Lo scorso ottobre, nella nostra civile Italia, una donna di 27 anni, Roxana Rapasu, è stata trovata cadavere accanto al corpo della sua neonata.

Mamma e bambina morte dopo il parto: i corpi senza vita sono stati rinvenuti in un lago i sangue, ma la bimba era nata viva e non era sola.

Grazie al referto autoptico lo scenario di questa morte è divenuto ancora più drammatico. 

La bambina, da poco partorita, era nata viva ma aveva smesso per sempre di piangere quando era stata immersa nell’acqua di un secchio, acqua che letteralmente le aveva tolto il fiato e la vita.  Ad ucciderla la sua stessa mamma.

 

Roxana , aveva origini romene e in Italia era venuta per lavorare. Quella gravidanza, forse vissuta come un dolore insopportabile, l’aveva tenuta nascosta a tutti, al fratello a cui era intestato il contratto di affitto del suo appartamento, alla sorella che sentiva periodicamente, ai genitori che in Romania accudiscono  due figli della donna e anche alla famiglia presso cui lavorava come badante. Nessuno si era accorto di nulla.

Mamma e bimba morte dopo il parto: la donna fa nascere la sua creatura per poi ucciderla in un secchio, ma il dramma non finisce qui.

Sin dai primi sopralluoghi delle autorità, il quadro della morte della donna è apparso subito chiaro: Roxana Rapasu è morta poco dopo il parto avvenuto nella sua casa, la motivazione è stata poi rintracciata in una emorragia interna.

 

Il dramma della bambina, nata viva e annegata dalla mamma, sembrava essere chiaro quanto la morte della donna, ma l’autopsia ha, poi, allargato lo spettro del dolore.

Dal corpo di Roxana Rapasu doveva essere nato un secondo bambino, questa la conclusione dell’anatomopatologo dopo avere rintracciato nel ventre della donna gli indizi di un parto gemellare. Nella pancia della mamma, infatti, c’erano due placente.

 

Gli inquirenti, tornati sul luogo della morte di madre e figlia, hanno fatto una scoperta che lascia sgomenti: un secondo neonato era stato partorito, avvolto in una traversa e chiuso in una doppia busta di plastica giaceva nascosto nell’appartamento.

 

Lo stato di decomposizione del gemello ha reso impossibile agli inquirenti una immediata identificazione del bebè come maschio o femmina.

Mamma e bimba morte dopo il parto, non erano sole perchè era nata viva anche un’altra creatura: quella nascosta da Roxana era una gestazione gemellare.

Questa storia di grande dolore si è consumata lo scorso ottobre a Ceglie Messapica, nel Brindisimo, non si hanno aggiornamenti sulla vicenda. Si sa solo che Roxana Rapasu aveva lasciato una lunga lettera nella sua lingua madre.

Parlarne è, però, importante perché cresca la consapevolezza del male che la solitudine può portare con sé, del dolore che può nascondersi dietro le vite delle persone più umili, meno integrate nel tessuto sociale, straniere e lontane dalla propria famiglia.

Il verbo che ciascuno di noi dovrebbe imparare a coniugare è aiutare, stendere la mano al prossimo.

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