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Melania Rea: due impronte di donna sul luogo dell’omicidio

Federica Federico

di Federica Federico

18 Settembre 2011

Melania Rea, le ultime notizie relative all’omicidio di Melania Rea.

Trapela una nuova indiscrezione relativa alle indagini sull’omicidio Rea: a quanto pare vi sarebbe una “traccia femminile” sul luogo del delitto, lì fuori dalla casupola ove la giovane mamma fu uccisa, nel suo sangue ancora fresco, sarebbero state impresse (al momento stesso del delitto) due impronte. La traccia rileverebbe scarpe piccole, ritenute appartenenti ad una donna. Non sono ancora state pubblicate le foto di tale reperto e gli inquirenti mantengono il riserbo.

Questa notizia si aggiungerebbe alle altre novità degli ultimi giorni:

–         Quarto Grado  ha dato voce a Salvatore Parolisi, attraverso la pubblicazione di una lettera scritta dall’uomo mentre, in carcere, soffre per la lontananza dalla figlia ed elabora il lutto della   morte della moglie Melania;

–         Parolisi chiede a gran voce di vedere la figlia Vittoria, pretendendo che la piccola venga accompagnata in carcere per  incontrarlo;

–         I legali di Salvatore Parolisi chiedono che il corpo della giovane donna venga riesumato;

–         Si attende l’audizione di Ludovica P., l’amante di Parolisi, che i magistrati hanno già ascoltato due volte, convocandola in Procura come persona informata dei fatti.

 

Il caso di Melania Rea lascia sempre più sconcertata l’opinione pubblica e, complice il processo mediatico che Parolisi sta subendo, la morte violenta della giovane si sta trasformando in un lutto intimo e condiviso da tutte le madri d’Italia.

Di fatto è morta una donna, giovane e bella, la sua vita è finita in circostanze misteriose in un bosco poco frequentato, freddo, lontano dalla vita di quella normalissima mamma.

In questi mesi d’indagine sul “caso Melania” Rea l’attenzione mediatica si è concentrata sulla personalità del marito: dato ciò che è merso, nessuna donna lo vorrebbe al suo fianco!

Ha attirato l’interesse di tutti per la sua alea grigia e oscura, “affascina” la “brutalità” con cui ha tradito la moglie, scegliendo le sue amanti tra le donne a lui sottoposte, quelle più “esposte” alla sua autorità, “impressiona” il modo in cui ha presentato il tradimento  lasciando intendere di non averne tutta la “responsabilità” in quanto il lavoro lo allonatnava dalla famiglia, colpiscono le bugie, i segreti, l’avidità, la doppia vita.

Questa attenzione “nera” e “negativa” su Parolisi ha fatto sì che l’opinione pubblica perdesse di vista i “riferimenti oggettivi” del caso e gli indizi veri?

Di indizi oggettivi – descritti compiutamente nelle prime frasi e poi poco ribaditi dai media – ce ne sono molti; anch’essi essi in più modi riportano a Parolisi, ma, diversamente dalle opinioni morali, non gli permettono assolutamente di “atteggiarsi” a vittima di un processo mediatico.

Nelle mie ricerche sul caso Rea ho recuperato un servizio di “Chi l’ha Visto”, uno dei primi dedicati all’omicidio di Melania, descrive la scena del crimine e conduce il telespettatore “materialmente” alla scoperta dei luoghi in cui la donna è morta … ebbene quei luoghi possono voler dire molte cose?

  • L’assassino avrebbe condotto Melania da Pianoro di San Marco (ove sarebbe scomparsa, secondo la ricostruzione del marito) sino a Ripe di Civitella.

Il primo dato importante da considerare è il tragitto che l’assassino avrebbe dovuto compiere insieme alla sua vittima: come dimostra il servizio girato da “Chi l’ha Visto”, le due località (Pianoro di San Marco e Ripe di Civitella) sono assai distanti: tra loro corrono 15km di strade isolate.

I giornalisti della Rai che hanno realizzato il servizio video hanno percorso quei chilometri in auto, per farlo hanno impiegato ben 15 minuti. Inoltre hanno filmato una strada deserta, nel percorrerla non hanno incrociato né auto né persone ( ed il girato risale allo stesso periodo del ritrovamento del cadavere di Melania, è, infatti, uno dei primissimi “documenti” televisivi legati all’omicidio Rea).

  • La morte violenta di Melania è “orribilmente disegnata” sulla parete in legno della casupola di   Ripe di Civitella ove è stato trovato il corpo. I rilievi medico – legali, sui luoghi come sul corpo di Melania, hanno accertato che molti fendenti hanno raggiunto la giovane.

La donna era alta e forte ma, malgrado abbia provato a difendersi, la prestanza fisica dell’assassino l’ha soprafatta?

Un orecchino perso testimonia la lotta?

  • Sul corpo segni difficili da interpretare e lontani dal mondo di Melania: una siringa conficcata sotto il seno, un laccio emostatico accanto al cadavere ed una svastica sulla coscia.

Forse l’assassino ha usato quel “linguaggio” per confondere le idee agli inquirenti? Quelle tracce non sono altro che un tentativo di depistaggio?

  • L’assassino si è sporcato? Ha forse usato una fontanina poco distante dalla casupola per lavarsi?

  • L’assassino conosceva i luoghi in cui si muoveva?  Data la particolarità del posto, probabilmente si!

Ed a meno di 2km di distanza dalla casupola ove Melania è morta c’è il poligono di tiro usato per gli addestramenti delle soldatesse del 235esimo Reggimento Fanteria Di Ascoli Piceno, quello dove il caporal maggiore Salvatore Parolisi lavorava con la precisa mansione di addestratore di reclute.

È certo, dunque, che Parolisi conoscesse bene i luoghi del delitto.

E questi stessi luoghi hanno rappresentato il primo indizio di un collegamento tra la morte di Melania ed il lavoro del marito.

Il 235esimo Reggimento di Ascoli Piceno è la sola caserma italiana preposta all’addestramento di reclute femminili: le ragazze in divisa sono una realtà del territorio. Le soldatesse restano ad Ascoli per circa due mesi, conclusa la preparazione vengono assegnate alle diverse caserme d’Italia.

Qualcuna ad Ascoli Piceno ha lasciato il cuore? Ammaliata, sedotta ed affascinata dal disponibile caporale che l’addestrava? Certamente questo è successo a Ludovica P. l’amante di Salvatore Parolisi. L’intreccio amoroso è cominciato proprio lì, nei luoghi e nelle circostanze dell’addestramento!

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