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Testa dei neonati: deformazioni del cranio

di Dott.ssa Valeria Portaluppi

19 Settembre 2011

Testa dei neonati: come curare le deformazioni del cranio, interventi di osteopatia pediatrica

Le deformazioni del cranio nei neonati

Il cranio viene suddiviso in neurocranio e viscero o splancnocranio.

Il neurocranio accoglie e protegge la massa cerebrale ed è costituito da due parti: la volta, che comprende le ossa parietali, il frontale, le ossa temporali, l’etmoide e la parte superiore dell’occipite mentre la base è costituita dalla restante parte dell’occipite e dallo sfenoide.

Il viscero o splancnocranio accoglie e protegge la parte viscerale, bocca, naso, ed è costituito dalle ossa della faccia e dalla mandibola.

Le ossa del cranio presentano due differenti tipi di ossificazione.

Per meglio comprenderli è bene immaginare di suddividere il cranio in due parti come se venisse sezionato con un taglio orizzontale passante per circa la metà delle orbite verso il basso sino alla tuberosità che facilmente si può palpare posteriormente:

la parte superiore, quindi le ossa della volta comprese le parti superiori delle ossa temporali e dell’osso occipitale, parte delle orbite, presenta un’ossificazione membranosa,

la parte sottostante, la base del cranio, le ossa della faccia e la mandibola, un’ossificazione cartilaginea.

Le ossa ad ossificazione membranosa sono costituite da tessuto mesenchimale, connettivo, che contiene i nuclei di ossificazione, nuclei preposti alla crescita e all’ossificazione appunto, che promuovono la crescita dell’osso stesso all’interno di tale tessuto; le ossa ad ossificazione cartilaginea presentano invece già un modello dell’osso in tessuto cartilagineo, che contiene anch’esso al suo interno i nuclei di ossificazione, attraverso i quali  verrà sostituito man mano da tessuto osseo.

 

Queste strutture sono già presenti in una fase molto precoce della gestazione, basti pensare che la mandibola si sviluppa intorno alla settima settimana di vita intrauterina, e sono strutture che subiscono un enorme sviluppo e crescita. Ciò rende evidente che vi possono essere delle deformazioni su strutture così morbide e malleabili, in continua evoluzione e accrescimento. Le deformazioni possono avvenire durante la vita intrauterina, durante il parto o anche durante la vita neonatale.

 


 

Le deformazioni del cranio vengono suddivise in posizionali e patologiche.

Del primo gruppo fanno parte quelle asimmetriche, definite plagiocefalia, e quelle simmetriche, definite brachiocefalie.

Le plagiocefalie (dal greco plagios: obliquo e Kefalos: capo) si presentano come deformazioni a parallelogrammo del capo.

Il neonato presenta un lato dell’occipite, l’osso posteriore del cranio, appiattito e un lato del frontale controlaterale, cioè dall’altro lato del capo, anch’esso appiattito, mentre sull’altra diagonale il cranio si presenta piu allungato e più rigonfiato.

Possono essere associate a deformazioni e ad asimmetrie più o meno evidenti della faccia.

La loro individuazione è facile attraverso un’osservazione superiore del cranio.

Le brachiocefalie sono deformazioni simmetriche:

l’occipite si presenta appiattito su entrambi i lati.

Guardando il cranio del bambino questo di solito si presenta con un viso abbastanza largo, da una visione superiore appare accorciato sul diametro antero posteriore, ma è nella visione laterale che tale deformazione risulta più evidente, perché il cranio si presenta come una palla tagliata per il lungo con il suo margine posteriore praticamente verticale.

Sia le plagiocefalie sia le brachiocefalie possono avere un’eziologia intrauterina, da trauma da parto o da abitudini neonatali: negli ultimi anni si è assistito ad un notevole aumento di tali deformazioni, legate anche al fatto di far dormire i bambini in posizione supina per scongiurare le “morti bianche”. Per fronteggiare tale incremento è importante suggerire ai genitori di posizionare i bambini, durante alcune fasi di sonno diurno, per brevi periodi e sotto la supervisione di un adulto e anche durante le fasi di veglia quando, già più grandicelli, giocano, anche in posizione prona o laterale. Tali abitudini non sosterranno la deformazione già presente che altrimenti, proprio per l’appiattimento dell’osso li agevola a mantenere la stessa posizione in un circolo vizioso.

Tra queste due categorie troviamo anche le deformazioni del cranio causate da sovrapposizionamento delle ossa craniche.

Durante il parto il cranio subisce delle forze compressive lungo determinati assi che portano le ossa a sovrapporsi, se alla nascita, attraverso la normale espansione cranica, tale disfunzione permane, il cranio si presenta con creste ossee che dovranno essere trattate poiché difficilmente si risolveranno spontaneamente, alterando così non solo la forma ma soprattutto la funzionalità e  la fisiologica cinetica cranica.

Le deformazioni patologiche si possono suddividere, anch’esse, in due gruppi.

Del primo gruppo fanno parte le craniosinostosi. Per craniosinostosi si intende una ossificazione patologica e prematura di una o più suture craniche.

Facciamo un passo indietro. Il cranio del neonato, ancor più di quello dell’adulto, è costituito da numerose ossa craniche separate dalle suture, le articolazioni di suddette ossa appunto, e dalle fontanelle , spazi di tessuto non osseo, che permettono l’adattamento del cranio durante il canale del parto e l’espansione della massa cerebrale durante la crescita. Le suture rimangono presenti, nella maggior parte delle ossa craniche e degli individui, per tutta la vita.

Se avviene la craniosinostosi questa comprometterà la crescita e l’espansione del cranio che, sotto la spinta della crescita della massa cerebrale  per trovare delle vie di espansione, deformerà il cranio verso le suture che lo permettono. Le suture sinistosate si presentano anch’esse con creste ossee dalla consistenza molto dura.

Per una diagnosi certa è necessario sottoporre il neonato a risonanza magnetica nucleare. Le deformazioni variano in base alla sutura che si è prematuramente saldata, facendo assumere al cranio del bambino differenti forme.

Vi è un’ulteriore categoria di deformazioni che sono strettamente connesse alle sindromi, come ad esempio la forma del cranio dei bambini con sindrome di Down, e/o a problematiche genetiche come l’agenesia, la non formazione totale o parziale, di ossa.

L’approccio osteopatico nella gestione delle deformazioni craniche, soprattutto nel caso di deformazioni posizionali, riesce a raggiungere ottimi risultati.

Oltre al fattore estetico, che un’asimmetria può produrre, è importante correggere la deformazione per evitare che si instaurino disfunzioni funzionali. Una plagiocefalia può alterare la corretta funzionalità visiva di uno o di entrambi gli occhi, si viene a modificare la forma dell’orbita con conseguenze sia sul bulbo oculare che sui muscoli estrinseci che lo controllano; può sostenere problematiche all’orecchio, facilita l’insorgere di otiti a causa dell’alterazione della verticalità della tromba uditiva; può favorire l’insorgere di sinusiti, a causa della deformazione dei seni del frontale; può produrre problematiche al sistema stomatognatico (bocca) e dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare), sia attraverso le asimmetrie della faccia sia  della mandibola, che si articola con l’osso temporale che a sua volta viene deformato dalla deformazione dell’occipite, trovandosi in una posizione asimmetrica, arretrata o traslata anteriormente; può causare l’insorgere di scoliosi cervicale e/o toracica, per l’adattamento che le vertebre e il torace dovranno attuare in funzione della deformazione dell’occipite. Anche la brachiocefalia produce disfunzioni funzionali: poiché al davanti dell’occipite si trova il cervelletto, responsabile della postura, si potranno manifestare importanti alterazioni posturali; per la mandibola e la lingua che verranno condizionate sia dalla disfunzionale posizione e forma dell’occipite, dei temporali, della mandibola stessa e dell’osso ioide sia dall’alterata innervazione che la lingua riceve dai nervi cranici che fuoriescono proprio da forami all’interno dell’occipite.

Grazie alle tecniche a disposizione e ad un intervento tempestivo, considerando che il cranio del neonato cresce notevolmente entro i primi sei mesi di vita e con un andamento inferiore ma sempre importante sino ai diciotto mesi di vita, si riesce ad attuare un vero e proprio modellamento osseo. Ciò permette  una corretta e funzionale espansione e una crescita armonica, attenuandone e, molto spesso, risolvendone la deformazione. Nei bambini più grandicelli si ha ancora un buon margine di recupero sino ai 5/6 anni quando ancora alcune ossa craniche non sono completamente ossificate, oltre il modellamento risulta difficile da raggiungere, ma l’apporto funzionale che l’osteopatia riesce a fornire rimane comunque molto importante.

Nei casi di craniosinostosi e di altre problematiche patologiche l’osteopatia risulta essere un valido aiuto nel riequilibrio delle strutture e nel permettere ai tessuti di sfruttare le potenzialità di crescita ancora presenti. È altresì indispensabile che i piccoli pazienti vengano inquadrati dall’equipe medica specialistica, per valutare la necessità di un intervento chirurgico laddove richiesto per scongiurare problemi di tipo neurologico.

 

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