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Melania Rea: ultime notizie

Licia

di Mamma Licia

20 Settembre 2011

Salvatore Parolisi, indagato per i delitti di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, scrive lettere dal carcere in cui è rinchiuso dal 19 luglio scorso. È accusato di aver ucciso la moglie, Melania Rea, con 35 coltellate, ma lui vuol dire a tutti che è innocente, che è accusato ingiustamente di un delitto che non ha commesso. E per farlo sceglie la tv, sceglie ancora la trasmissione «Quarto Grado». Manda una lettera scritta a mano, ma presumibilmente dettata da qualcun altro (troppo diverso l’italiano e le espressioni da lui usati nella lettera da quelli che invece abbiamo sentito dalle varie intercettazioni telefoniche). Proclama la sua innocenza, soffre ed è molto amareggiato per il fatto di dover vivere in carcere – un mondo nel mondo, lo descrive -, un luogo dove solo i colpevoli dovrebbero stare, non lui. Un luogo che gli impedisce di stringere la sua figlioletta Vittoria, perché qualcuno – senza validi motivi, dice – vuole così. Nessun bacio da parte della sua bimba, nessuna carezza, nessuna possibilità di sentire il suo profumo e con essi rivivere il ricordo della moglie… niente viene concesso a Salvatore Parolisi, un uomo al muro come a lui piace definirsi. In tutta questa vicenda dice di aver commesso un solo errore: non aver ammesso subito che tradiva Melania. In una precedente  lettera che Parolisi  indirizzò sempre alla trasmissione «Quarto Grado», nell’agosto scorso, disse: “L’ho tradita, ma non l’ho ammazzata”. Il caporalmaggiore insiste sul fatto che tradire non è reato, e se questo è l’unico movente per il quale lui si trova in carcere, allora quando la Giustizia farà il suo corso, affermando la sua assoluta estraneità ai fatti, tante persone apriranno gli occhi per chiedere scusa.

 

Salvatore Parolisi è dunque colpevole, come i tanti indizi a suo carico sembrano far supporre, oppure è un detenuto innocente, come si legge nella firma apposta in calce all’ultima lettera spedita alla trasmissione «Quarto Grado»?

 

Della colpevolezza di Parolisi ne è certo lo zio di Melania, Gennaro Rea, che giorni fa è apparso alla trasmissione «Chi l’ha visto» senza barba, quella barba che lui portava quando ancora di Melania non si sapeva nulla e che lui dichiarò che avrebbe tagliato quando si sarebbe fatta chiarezza sull’omicidio della nipote. E lui, adesso, è quindi convinto che il colpevole sia stato preso e che è appunto Salvatore Parolisi, anche se “non credo che sia stato lui a colpire a morte Melania. Non è lui l’autore materiale. Sono certo, però, che fosse presente all’omicidio e questo per me è ancora più grave. Salvatore era presente, lui sa chi ha ucciso Melania”. Sono queste le parole “denuncia” dello zio di Melania, raccolte in un’intervista rilasciata esclusiva, ieri mattina, al Centro (giornale del Gruppo Editoriale L’Espresso SpA) .

Fa altre dichiarazioni Gennaro Rea, una parte di quelle che ha  rilasciato agli investigatori e delle quali però non può parlare. Dice che i suoi sospetti nei confronti di Parolisi sono iniziati subito, dal 20 aprile, il giorno in cui è stato ritrovato il cadavere di Melania. Troppo strano il comportamento notato in Salvatore. Innanzitutto, perché a cercare subito Melania, quel 18 aprile, c’erano il fratello della donna e l’amico di Parolisi, Raffaele Paciolla, e non lo stesso Salvatore che disse di doversi recare in caserma? A far cosa? Perché di fronte alla scomparsa di Melania decide di dover andare in caserma e non di cercare la moglie, l’unica cosa che qualunque marito realmente disperato avrebbe fatto?

E ancora. Perché, qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Melania, Parolisi si preoccupa di dover andare ancora una volta in caserma a portare una colomba pasquale in regalo ad un collega come se nulla fosse accaduto, come se la routine di quei giorni di festa non fosse stata per Parolisi per nulla scalfita da un avvenimento che avrebbe scosso chiunque?

Evidentemente c’è qualcosa in quella caserma che Parolisi doveva tenere sotto controllo.

Lo zio di Melania insiste sul tradimento come movente del delitto. Una relazione che Parolisi aveva con la sua allieva-soldatessa Ludovica Perrone ormai da due anni e della quale anche i familiari di Melania erano a conoscenza dal gennaio 2010. Una relazione da tenere nascosta, una relazione della quale non si deve parlare. Una relazione i cui risvolti coinvolgono probabilmente anche altre persone, interne alla caserma, i cui nomi vanno tenuti nascosti.

Ma adesso lo zio Gennaro ha parlato, ed è tutto in mano alla Procura. La registrazione che egli stesso fece di nascosto quando accompagnò Parolisi in caserma per il suo primo interrogatorio, ma anche quei file e quelle foto “incredibili” che ha scoperto – in quanto esperto di informatica – nel computer di Melania che si trova in casa dei suoi genitori, lo stesso computer dal quale Parolisi chattava con l’amante anche quando accanto a lui c’era Melania che dormiva.

 

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