Il mio bambino ha detto mamma…
… il mio ha detto papà!
La prima parola è certamente un evento atteso con ansia dai genitori e quando accade, benché spesso sia irriconoscibile, i genitori ritengono che il loro bambino sia oramai in grado di riferirsi chiaramente a loro.
Sarà vero o il meccanismo è ben più complesso? Proviamo a capirlo.
Al termine del primo anno di vita avvengono modificazioni fondamentali nello sviluppo cerebrale. Chi trascorre del tempo con un bambino, pur non essendo un esperto, può facilmente registrare tale sviluppo perché il bambino passa dal balbettio alle parole. Nella fase del balbettio si può dire che il bambino esercita le corde vocali e gioca con i suoni. Il passaggio alle parole è finalizzato, invece, alla comunicazione.
Già prima dell’anno di vita sembra del tutto evidente che il bambino è in grado di capire parte di ciò che gli viene detto dagli adulti.
Approssimandosi all’anno di vita, egli è in grado di ripetere sequenze di suoni e addirittura l’intonazione di una sequenza di parole o di una frase. Le parole mamma e papà pronunciate dal bambino non sono altro inizialmente che la ripetizione in sequenza del suono ma e del suono pa. Quando il bambino le pronuncia vuole suscitare solo l’attenzione dei presenti, esse hanno un aspetto “operazionale” ma non hanno ancora un carattere semantico, vale a dire che per il bambino non hanno da subito un preciso significato. Ma questo sfugge ai genitori che si sentono al settimo cielo, orgogliosi, rapiti ed estasiati per i progressi del loro bambino.
E cosa fanno da quel momento in poi?
Sono lì pronti ad accorrere con aria soddisfatta e sorridente non appena il bambino ripete la parolina pronunciata. Così facendo i genitori rinforzano l’operazione del bambino e, senza rendersene conto, mettono in atto un importantissimo principio di sviluppo. Il bambino impara molto presto a legare la parola pronunciata al suo bisogno di comunicazione, dunque al significato. E’ così che “mamma e papà” pronunciate dal bambino non solo prendono ad indicare le due figure parentali di riferimento ma, visto che per un po’ sono l’unica o le uniche parole del vocabolario del bambino, addirittura con esse il bambino può esprimere tutta la sua emotività. La singola parola, combinata con il contesto in cui è usata, racchiude il significato di un’intera frase. Insomma il bambino, benché sappia pronunciare solo due o tre parole, è in grado di comunicare con gli adulti perché ne completa il significato usando gesti, toni di voce e situazioni.


























Un commento
La mia bimba adesso ha un anno e due settimane circa…ma già prima del compimento dell’anno diceva benissimo papà…ed era chiaro che si riferisse al padre…inoltre dice “giù” quando vuole scendere dal divano o dalle braccia,dice “da” quando vuole dare o ricevere qualcosa,dice “tuccio” quando vuole il latte e “ciuccio” quando vuole dormire,”pappa” quando ha fame e “cacca” quando ha fatto i bisognini,inoltre “tita” quando chiama tita il nostro cane,e “uaua” è la nostra cagnolina stella.Poi “dadda”,nonna,”doddo” nonno;mamma(“babba”) è la parola che dice meno di tutti,ma ogni parola da lei viene usata razionalmente e coscientemente in riferimento ad ognuno di noi come richiesta dei suoi bisogni.(ad esempio quando vuole un gioco,quando preferisce dormire con il padre piuttosto che con la nonna,quando ha fame…etc…).Ah..dice “dondo” e cioè pronto quando risponde al telefono,fa i versi del gatto e del cane (miao e bau).
Non so..dice tante paroline..mi devo ritenere fortunata?