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Gossip, news e pettegolezzi: perchè le donne amano il pettegolezzo

di Dott. Giuliano Gaglione

23 Settembre 2011

Il giudizio è la naturale risposta della mente umana agli stimoli della vita.

Giudicare è una cosa del tutto normale, d’istinto, infatti, se vedo una bella donna ben vestita penso: <<mi piace>>, diversamente se ne incontro una “eccessiva”, poco attenta all’eleganza o comunque non rispondente ai miei principi di bellezza, penso:<<non mi piace>>.

Questa forma di adesione e\o apprezzamento vale per tutto, si condividono o meno anche i pensieri ed i discorsi, oltre ai modi di essere e di fare.

Chiaro è che condivisione ed apprezzamento passano per un giudizio critico, giudizio che ciascuno di noi forma nella propria testa e con il proprio pensiero, così ottenendo una personale considerazione, positiva o negativa, delle cose, variabile a seconda delle circostanze esaminate e vissute.

Una cosa è farsi una opinione, altra cosa è esprimere quella opinione pubblicamente criticando e mettendo in cattiva luce altri individui.

Ci sono persone che amano elaborare in negativo i loro giudizi critici e soprattutto amano esporre le loro considerazioni agli altri: in altre parole, ci sono soggetti, che criticano pubblicamente ogni cosa, persona e circostanza. È semplice capire perché lo facciano: hanno un atteggiamento “oppositivo” verso gli altri perché per loro mettere in cattiva luce il prossimo rappresenta un modo per “apparire, emergere, illuminarsi”. Tali soggetti ricercano costantemente argomenti di discussione e per trovarne “si interessano vivamente ai fatti degli altri”.

Spesso quando una donna si comporta in tal modo viene definita “pettegola” o comunque “maldicente ed indiscreta”…. ciò nonostante alla pettegola piace, si sente regina del gossip, ricerca la news, il nuovo avvenimento della vita altrui e subito sentenzia il suo giudizio, credendo, tra l’altro che quella “opinione” sia assoluta ed inequivocabilmente giusta.

Per di più la pettegola non presta attenzione ai sentimenti altrui, non considera di poter offendere, ferire o mortificare con la pubblica esposizione dei propri giudizi.

In tal senso, infatti, se il giudizio è un istinto naturale, la persona è tanto più intelligente e corretta quanto più è discreta, ovvero quanto più è capace di tenere per sé le sue considerazioni negative, non tramutandole in gossip, news e pettegolezzo

 

 

Abbiamo chiesto all’esperto psicologo di Vita da Mamma, il Dottor Giuliano Gaglione di chiarirci cosa determina il comportamento pettegolo, malignamente critico e, quindi, spesso aggressivo di certe donne.

Prima io, poi (…eventualmente) il mondo

Il gioco delle relazioni si inebria di tonalità indecifrabili, difficilmente quantificabili da un comune mortale, eppure c’è chi allaccia un legame fondato sulla fiducia, chi sulla stima, chi sull’affetto e così via; il fiume della relazioni ha più affluenti di quanto si possa immaginare.

Rapportarsi, relazionarsi stringere un legame, interagire e quant’altro rappresentano la corona che circonda il capo di un concetto assolutamente degno di importanza, ovvero la comunicazione .

Comunico ergo sum” affermerebbe  P.Watzlawitck, poiché secondo lui, è impossibile non comunicare: anche il silenzio, anche l’immobilità è comunicazione; dunque un individuo, in qualsiasi maniera, sempre e dovunque, comunica.

E’ affascinante pensare che spesso ognuno di noi trasmetta segnali particolari senza neanche accorgersene, e, vuoi con le tonalità della voce, vuoi con i movimenti del corpo, si crea una sintesi relazionale in cui parole, gesti ed anche silenzi diventano ambasciatori di una vera e propria comunicazione.

Non solo il silenzio comunica, ma anche il non voler creare legami lesivi è una forma di comunicazione: ovvero, se un individuo desidera puntare ad un obiettivo, soprattutto in ambito professionale, ignorando la presenza e l’eventuale collaborazione con altri, egli stesso trasmette un messaggio secondo cui la cosa più importante è raggiungere quell’obiettivo stesso, anche se può creare dissapori con terze persone.

In questo momento mi è venuto in mente il detto “Il fine giustifica i mezzi”: ecco, questa frase riecheggia in maniera preponderante in tutti coloro che aspirano ad ottenere qualcosa a qualunque costo, ignorando la possibilità di provocare disagio a chi gli è intorno.

Attualmente viviamo in un’epoca segnata dal riscatto femminile, ovvero dalla volontà del gentil sesso di uscire da un’ombra diventata inaccettabile e dal desiderio di “farsi sentire” non solo in ambito familiare, ma anche lavorativo.

Siamo figli di un periodo storico-culturale in cui numerose donne aspirano alle attività manageriali e dirigenziali per cui per le stesse è necessario mettercela tutta affinchè il loro sogno si realizzi; a volte può capitare che esse stesse vivano un senso di insoddisfazione per cui desiderano scalare sempre di più la vetta facendo il possibile per sbaragliare la concorrenza.

Spesso si può creare un clima di rivalità proprio con persone dello stesso sesso, in base al quale la competizione non riguarda più solo il versante professionale ma anche quello umano.

Alla base di questa tendenza ad un’ascesa individualistica tinta di rosa ci possono essere differenti componenti: innanzitutto se osserviamo il contesto familiare si possono riscontrare casi in cui, se da un lato la famiglia desidera una donna eccellente e brillante per poter dimostrare a se stessi o agli altri di godere all’interno del proprio nucleo di  un elemento più che valente, dall’altro può capitare che per la donna stessa ottenere successi sempre più prestigiosi rappresenti una forma di riscatto verso una famiglia perennemente insoddisfatta nei suoi confronti.

Se invece analizziamo le componenti individuali, dobbiamo sottolineare una differenza fra desiderio e bisogno di emergere: se ci si basa sul primo elemento allora ci si trova al cospetto di una donna che aspira a raggiungere traguardi sempre più ambiti perché spinta dalla passione e dall’amore che nutre verso un determinato percorso da intraprendere; se invece domina il bisogno, allora il discorso diventa un po’ più complesso perché il voler scalare incessantemente una vetta diventa l’unico mezzo per “vedersi e farsi vedere” e tale comportamento cela delle ferite difficili da sanare quali il senso di insoddisfazione e di frustrazione, nonchè la rabbia, il sentirsi abbandonati, rifiutati e tanti altri elementi che sarebbe necessario elaborare onde evitare la messa in atto di condotte non dettate dai desideri e che potrebbero essere lesive per gli altri ma anche per se stessi.

 

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