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Nonni e genitori: come andare tutti d’accordo in famiglia

Federica Federico

di Federica Federico

26 Settembre 2011

Il 2 ottobre ricorre la festa dei nonni: si celebra il ruolo del nonno nella società e nella famiglia.

Ma qual è questo ruolo?

Comunemente all’anziano sono attribuite “doti” quali la saggezza, l’esperienza e la conoscenza della vita.

A chi è più avanti negli anni viene riconosciuto un “naturale ” ruolo di guida familiare ed il “vecchio” dovrebbe divenire il consigliere, l’amico fidato, il faro nelle notti delle decisioni.

L’associazione della sapienza alla anzianità dipende da una considerazione di fatto: l’età del corpo dovrebbe portare con sé una stratificata conoscenza della vita e degli individui, dovrebbe rendere più riflessivi, maggiormente capaci di guardare dentro le cose (anche trascurando le apparenze)  e, soprattutto, dovrebbe predisporre all’altruismo.

L’altruismo, inteso come dedizione del nonno alla famiglia, è un aspetto importante delle relazioni interfamiliari: ci si aspetta dall’anziano, infatti, che metta a disposizione di tutti i suoi saperi, le sue energie e le sue forze. In questo senso i nonni sono, e dovrebbero sempre essere, coloro che consigliano, aiutano e sostengono. Sovente ai nonni si chiede molto impegno materiale, emozionale e – a causa della crisi economica in atto – sempre più spesso si ricorre a loro persino per avere un supporto economico.

Cosa accade quando un nonno non è altruista?

Un nonno è innanzitutto una persona, più o meno anziana, che con sé porta il carico di una vita vissuta.

Molti rapporti familiari sono viziati e alterati da un cattivo rapporto nonni – genitori, l’ “accusa” che più spesso noi figli (divenuti adulti e genitori) muoviamo ai nonni è la incapacità di riconoscerci il ruolo “sovrano” di educatori:

<< Mia mamma (o mia suocera) non si fa i fatti suoi …

<< Non mi aiutano mai nel modo in cui io chiedo e non fanno mai ciò che vorrei io. Se domando cortesemente di tenere i bambini per pranzo, ma senza farli uscire perché sono raffreddati , immancabilmente me li ritrovo alla sera con il moccolo al naso perché hanno giocato in terrazza o sono stati in cortile …

<< Quando sgrido mio figlio i nonni intervengono a sproposito …

Da parte loro l’errore che più comunemente i nonni ci attribuiscono è quello di non accettare i loro consigli.

Ebbene i nonni sono i genitori dei genitori, quando consigliano dovrebbero suggerire e non imporre, dovrebbero partire dal presupposto che la scelta ultima su tutto ciò che concerne la vita del figlio\a dipende oramai da lui o da lei (considerando anche che sono divenuti adulti e non è più necessario educarli o istruirli).

 

Il riconoscimento del ruolo adulto del figlio (divenuto genitore a sua volta) determina la buona riuscita dei rapporti familiari. Infatti nel momento in cui il nonno o la nonna smettono di vedere il figlio come “inferiore” (soggetto da guidare, istruire e educare), riconoscendogli, invece, il fatto di essere divenuto grande, il rapporto nonni – genitori raggiunge un traguardo importante: diviene un rapporto tra pari, così detto “paritetico”.

In un rapporto tra pari il nonno non potrà e non dovrà più “giudicare”, se consiglierà lo farà confidenzialmente (preferibilmente non in pubblico, non dinnanzi al coniuge e mai in presenza dei nipoti), la confidenza avverrà con lo stesso rispetto che si usa per un amico caro, nel privato di una discussione tra “soggetti equivalenti” che, sentendosi allo stesso modo portatori di valori positivi, si scambiano, in armonia e con stima, pareri e opinioni.

Molti nonni riprendono i figli trentenni perché il bambino corre in pizzeria o non sta correttamente seduto a tavola, perché lo ritengono male educato o troppo esuberante, ecc…

I figli, nel loro ruolo di educatori, non sono giudicabili, tutt’ al più possono essere supportati e la prima forma di aiuto è non intervenire apertamente nella educazione dei bambini.

Se il nonno assiste ad un atteggiamento del bambino che non ritiene corretto:

–          è infruttuoso accusare il genitore attribuendogli la responsabilità del comportamento stesso (ed è addirittura dannoso muovere tale accusa davanti al bambino);

–         è corretto osservare il piccolo, cercare la ragione dei suoi comportamenti e, solo in seguito, in privato e con assoluta disponibilità al dialogo, discuterne con i genitori.

Se i figli ricorrono ai genitori chiedendo “aiuto” lo fanno perché hanno bisogno di “una mano tesa” non di “essere giudicati o scavalcati”. In questo senso quando i figli affidano i bambini ai nonni :

–         è bene che le indicazioni “imposte” dal genitore siano seguite alla lettera (in tal modo non solo si riconosce al figlio la propria “autonomia genitoriale”, che tra l’altro gli spetta di diritto, ma non si alterano neanche le abitudini ed i ritmi dei bambini)

–         è infruttuoso, invece, che il nonno conceda incondizionatamente al bambino, permettendo al piccolo di fare tutto ciò che vuole o ciò che normalmente gli è vietato. Permettere incondizionatamente equivale a  mettere “indirettamente ed involontariamente” in crisi le regole familiari faticosamente imposte da mamma e papà.

I nonni dovranno conquistare la fiducia dei genitori:

quindi se la mamma o il papà  hanno chiesto di evitare la cioccolata questa non va data (indipendentemente da qual si voglia opinione personale in merito al divieto), dare al bimbo pane e nutella per merenda non è il modo migliore per entrare in empatia con i propri figli, nuore o generi. Dinnanzi ad un No del genitore il nonno non ha il diritto di agire in modo contrario o difforme. La responsabilità del figlio è e resterà sempre del genitore, il nonno deve accettare di essere una figura di supporto ed agire come tale.

L’accettazione del ruolo di nonno non è cosa sempre semplice.

Alcuni individui vivono positivamente la crescita dei loro figli, riconoscono alle creature che hanno fatto divenire grandi il “diritto” di essere adulti, autonomi e padroni delle loro vite. Li seguono, li accompagnano e “condividono” le loro esperienze senza pretendere che le vite dei figli gli “appartengano” ancora, come quando erano piccoli e dovevano essere instradati.

Altri genitori, invece, non accettano di essere divenuti “anziani”, non ammettono di doversi “fare da parte” lasciando il timone nelle mani dei giovani. Pretendono ancora di dirigere le esistenze dei figli, con loro quelle dei compagni (mogli o mariti) e dei nipoti. Spesso questi nonni giudicano, si “impicciano” e finiscono con l’essere “invadenti”, “invasivi” e persino insopportabili.

Quando un genitore non è un nonno perfetto e disponibile è senza dubbio corretto fargli notare le “falle” del suo comportamento, ma, laddove il dialogo risulta infruttuoso e altrettanto corretto accettare che un genitore possa non essere pronto a fare il “nonno” … in certi casi, meglio cavarsela da soli! Tal volta è preferibile incidere il meno possibile su chi ci osteggia e non ci aiuta, alleggerire ed allentare quei rapporti e quei punti di contatto che creano attrito.

Attenzione, però, a non penalizzare i bambini; i nipoti hanno bisogno dei nonni, quindi portiamoli di tanto in tanto a casa di quei nonni che non vengono mai a farci visita, prepariamo un ragalino per la festa dei nonni e evitiamo di criticare i nostri genitori in presenza dei bambini … muovendo dinnanzi ai nipoti critiche “adulte”, troppo elaborate per la mente dei piccoli, commetteremmo lo stesso errore che i nonni compiono con noi quando non ci supportano, ovvero giudicheremmo e tutto considerato l’arte del giudizio oltre ad essere imperfetta è spesso persino improduttiva!

 

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