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Problemi relazionali: bimba affetta da autismo riesce a comunicare

Bimba con problemi relazionali, fa un gesto che si traduce in un atto di speranza: la speranza di poter guardare il mondo con occhi diversi e pieni d'amore.

Federica Federico

di Federica Federico

20 Aprile 2017

Quando un bambino ha problemi relazionali, la prima cosa che viene suggerita alla famiglia è di prodigassi per metterlo in comunicazione con gli altri stimolandone l’inserimento in circuiti sociali.

Naomi, che oggi ha 6 anni, è una bimba autistica a cui è stato diagnosticato anche il mutismo selettivo, la natura stessa delle sue problematiche ha determinato il sommarsi di una serie di difficoltà ad aprirsi al mondo.

L’anno scorso, malgrado i suoi problemi relazionali, la piccola ha fatto il suo ingresso in quella che corrisponde alla nostra scuola primaria.

problemi relazionali e autismo

La mamma non poteva che essere preoccupata per l’inserimento e la resa della sua bambina. Mamma Miriam è una madre speciale e specialmente forte, Naomi non è nata sola è la gemella di Isaac e nessuno dei suoi due figli è sfuggito ad un destino avverso:  autismo, problemi relazionali e per Isaac anche deficit di apprendimento e la lotta contro carcinomi, questa la condizione dei suoi figli.

problemi relazionali  e autismo

Naomi, qualche settimana dopo l’ingresso alla scuola primaria è riuscita in un’impresa tanto incredibile quanto impensabile: malgrado i suoi importanti problemi relazionali, è entrata in comunicazione con due bambini di origine russa.

La famiglia vive in scozia, nella comunità scolastica, in contemporanea con la figlia di Miriam, si erano insediati due bimbi originari della russia, all’epoca non parlavano inglese e avevano difficoltà comunicative paragonabili a quelle di Naomi. Ovviamente i bambini russi non avevano problemi relazionali di natura patologica, ma questo non ha fatto differenza per la bambina che, a suo modo, a dimostrato come il bisogno di relazione dipenda dall’empatia e questa, a sua volta, discenda dalla sensibilità.

 

Le maestre avevano messo a sedere l’uno accanto all’altro i tre bambini difficili, Naomi e i due piccoli russi, secondo la spiegazione data dalla stampa internazionale, questa scelta sarebbe dipesa da esigenze pratiche e di assistenza ai piccoli scolari. Indipendentemente dalla opportunità o meno di “isolare” un nucleo in difficoltà all’interno della classe, questa condizione di “silenzio e incomunicabilità” ha spinto Naomi a superare se stessa e i suoi limiti.

 

Durante una lezione la maestra ha chiesto ai bambini di siglare il foglio col proprio nome scrivendolo nella parte alta dello stesso e di utilizzare il restante spazio per disegnare.

 

Naomi, notando lo sconforto dei suoi compagni, ha messo in pratica l’empatia e l’ha tradotta in comunicazione. In un momento di solitudine, un frangete in cui la maestra di sostegno si era allontanata dal gruppo, la piccola ha indicato ai compagni un luogo della classe in cui erano segnati i loro nomi e dopo aver sottolineato la parte del foglio in cui andavano scritti ha mostrato loro come eseguire il compito tracciando la prima lettera con un pennarello.

Esistono diverse forme di autismo e diversi livelli di patologie relazionali, in particolare i problemi relazionali possono essere, se non risolti, quantomeno arginati.

Alla fine della giornata di scuola in cui Miriam si prese cura degli amici russi, la mamma e ricevette una commossa telefonata della maestra. I fatti sono accaduti un anno fa e a tutt’oggi vengono raccontati in rete. Lo scopo è sensibilizzare mamme e insegnanti affinché questi bambini non vengano isolati.

Il gesto di Naomi si traduce in un atto di speranza: la speranza di imparare a guardare il mondo con occhi diversi mettendo a disposizione dei bimbi speciali speciali ponti d’amore.

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