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Violenza sessuale sulle donne: Stupri a Brooklyn

Simona

di Mamma Simona

03 Ottobre 2011

Donne, vestite castigate!”….

No, non è il monito di qualche religione integralista e non ci troviamo nemmeno all’entrata di un luogo sacro!
Siamo nella avanzatissima Brooklyn e chi suggerisce il consiglio è il N.Y. Police Department, la polizia del posto. Ci troviamo a Park Slope, uno dei quartieri più trendy della movida, con i suoi ristoranti e locali attrae giovani e non ogni sera.
A causa dell’escalation di stupri degli ultimi tempi, la polizia è in allarme, il controllo è stato rinforzato, ma le precauzioni adottate non sono state sufficienti a contenere l’ondata di violenze che continuano a susseguirsi.
Di loro sponte alcuni agenti locali del quartiere hanno deciso di condurre una politica di informazione un po’ sui generis. Parlando alle ragazze vestite con minigonne, shorts, generose scollature, consigliavano loro abiti meno succinti che lasciassero intravedere meno centimetri di pelle; per evitare di attirare l’attenzione di malintenzionati, diventandone facili prede.
Ciò ha suscitato lo sdegno delle molte donne che vivono nel quartiere e che reputano il consiglio inappropriato, inopportuno ed offensivo.
La portavoce della Safeslope, un sito dedicato alla sicurezza pubblica, ha aperto una forte polemica a riguardo, che ha richiesto l’intervento del Commissario Paul Browne che, a discolpa del lavoro degli agenti, ha affermato che questi si sono limitati a constatare che la maggior parte delle vittime degli stupri indossava abiti scollati; dunque nessuna disposizione è partita dalle alte sfere.
Per ovviare al fenomeno di delinquenza del quartiere, è stata organizzata la Brooklyn Bike Patrol che vede protagonisti numerosi volontari che ogni notte si rendono disponibili per scortare le ragazze dalla metropolitana a casa, garantendo maggiore sicurezza.
La situazione è delicata.
Da un lato l’esigenza da parte della polizia di limitare i casi di violenza, agendo su più fronti possibili; sappiamo che le risorse sulla sicurezza non coprono al 100% le necessità, altrimenti non ci sarebbero casi di illeciti, le forze dell’ordine ricorrono dunque alla diffusione di informazioni per “educare” la popolazione a comportamenti che possano allontanare i pericoli.
Dall’altra parte la volontà di esercitare il diritto alla propria libertà individuale: professare la religione in cui si crede, esprimere la propria opinione, votare chi più ci rappresenta, ma anche vestirsi come meglio si crede, nel rispetto del decoro pubblico.
Le donne del quartiere di Brooklyn si sono sentite cucite addosso la responsabilità dell’aggressione; come se vestirsi con una minigonna o dei pantaloncini corti sia una colpa, un comportamento immorale; è condivisibile il rifiuto di una simile insinuazione, poiché fortemente limitante dell’esercizio della libertà personale.
D’altra parte è anche vero che questa situazione è in crescita a causa di un sottorganico, se ci fossero più controlli, più agenti di polizia per la strada, il fenomeno delinquenza risulterebbe più contenuto. In un periodo di ristrettezze economiche che si concretizzano con tagli in campo sociale e di sicurezza, chiedere una maggiore disponibilità numerica di personale di polizia, è irrealizzabile.
La soluzione?
Forse dovremmo tutti venirci un po’ incontro, trovare un accordo, ammorbidire le nostre convinzioni, in favore di un vivere comune migliore. A nessuno piace sentirsi dire come ci si deve vestire, ma quando ciò potrebbe fare la differenza sulla propria incolumità, data la precarietà delle dinamiche, credo che una rivisitazione delle linee dure possa essere contemplata. Mettiamo la minigonna quando usciamo in compagnia e adottiamo un abbigliamento più austero se siamo da sole.
D’altra parte l’atteggiamento seppur velato di incolpare le donne per come si vestono come causa colposa di un illecito è veramente assurdo, retaggio di una cultura passata e anacronistica.
La responsabilità della colpa di uno stupro è solo di chi lo compie.

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