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Amanda Knox e Raffaele Sollecito: si attende la sentenza d’Appello del processo Kercher

Federica Federico

di Federica Federico

03 Ottobre 2011

Perugia, processo d’Appello per la morte di Meredith  Kercher:    sul banco degli imputati siedono Amanda Knox e Raffaele Sollecito condannati già in primo grado per omicidio, violenza sessuale e furto.

Da “dietro le sbarre” osserva l’evolvere dell’appello Rudy Guede, a sua volta coinvolto in quello stesso crudele omicidio e per esso condannato (con sentenza passata in giudicato) a 16 anni di reclusione.

Il “verdetto finale” è atteso per questa sera dopo le 20:00.

<<Noi meritiamo la libertà perché non abbiamo fatto niente per non meritarla>> implora Amanda Knox a mani giunte ed in lacrime, parlando, questa mattina alla Corte.

<<Ogni giorno in carcere è già una morte>> dichiara Raffaele Sollecito, ribadendo, dinnanzi al collegio giudicante, la sua innocenza.

Chiuso il dibattimento e ricevute le spontanee dichiarazioni degli imputati la Corte si è Ritirata per Deliberare.

Il mondo attende questo verdetto, l’America innocentista e sostenitrice di Amanda rivuole in patria la sua figlia. Londra ed i Kercher chiedono di rendere giustizia ad una morte ignobile. L’Italia ed il mondo aspettano di sapere cosa è accaduto a Perugia in quella notte del 1º novembre 2007. Molte e diverse sono le aspettative e la tensione è alta.

 

Il Presidente della Corte ha accettato di aprire le porte della sua aula di giustizia alle telecamere internazionali, così il verdetto  tanto atteso  avverrà in diretta TV, come avevano domandato molti network americani.

Probabilmente il Presidente ha operato  questa scelta in nome della trasparenza del diritto e del processo. Laddove l’attenzione mediatica sul processo Kercher ha inasprito spesso i toni e estremizzato sin troppo le polemiche: da oltre oceano qualcuno ha,  in modo assai inappropriato, parlato persino di antiamericanismo (atteggiamento antiamericano) della magistratura italiana.

 

 

Nell’attesa del verdetto è lecito domandarsi quali elementi, nuovi e diversi rispetto alle risultanze del processo di primo grado, siano stati portati alla attenzione del collegio giudicante. In poche parole perché la sentenza di primo grado viene messa in discussione?

Il cuore di questo appello sta nella contestazione della prova del DNA (come rilevata e condotta in aula), prova che in primo grado è stata la chiave del processo e si ritiene abbia determinato il verdetto.

Analizziamo  questa prova da vicino, osserviamo come essa è stata presentata in aula in primo grado:

nel corso del giudizio di primo grado la colpevolezza di Amanda Knox e Raffaele Sollecito parve essere scritta “al di sopra di ogni ragionevole dubbio” sull’arma del delitto e su un indumento intimo di Meredith. Allora – stando ai riscontri periziali – si disse, infatti, che c’erano tracce del DNA di Raffaele Sollecito  sul gancetto del reggiseno della vittima  e del DNA di Amanda Knox sulla presunta arma del delitto. Quest’ultima sarebbe un coltello, rinvenuto in casa di Raffaele Sollecito e compatibile per forma e lunghezza con le ferite che hanno ucciso la giovane Meredith Kercher.

Nel giudizio di Appello, quello per cui questa sera si attende la sentenza, è stata disposta (dalla Corte di Assise e di Appello) una seconda perizia (PERIZIA SUI DATI TECNICI RELATIVI AL RITROVAMENTO DEL DNA SUGLI OGGETTI REPERTATI NEL CORSO DELLE ATTIVITà DI INDAGINE); volendo esprimere sinteticamente lo scopo di tale nuova perizia, potremmo dire in una massima approssimazione, che essa aveva l’intento di confermare o smentire la certa esistenza delle tracce biologiche di Amanda e Raffaele sugli oggetti esaminati.

Secondo i nuovi rilievi peritali non è certo che le tracce della Knox e del Sollecito siano effettivamente rilevabili sul coltello e sul gancetto del reggiseno, esisterebbe la possibilità che tali oggetti siano stati contaminati e il primo accertamento peritale non può valere come dimostrazione sicura dell’esistenza del DNA su quegli stessi oggetti.

Inoltre i nuovi periti sottolineano che l’accertamento scientifico compiuto ai tempi del delitto non può essere ripetuto e se gli oggetti sono stati contaminati tale evento (ovvero la contaminazione) ne avrebbe irrimediabilmente pregiudicato il valore di prova.

Posta questa perizia cade l’impianto accusatorio contro Amanda e Raffaele?

L’accusa continua a chiedere l’ergastolo per omicidio volontario aggravato da futili motivi. La difesa accoratamente rivendica il riconoscimento dell’innocenza dei due giovani.

Giangavino Sulas, giornalista di fama che ha seguito il giallo di Perugia sin dal suo nascere, dinnanzi alle telecamere della Rai, nella puntata di Unomattina di giovedì 29 settembre, ricorda alcuni particolari del caso Kercher:

  • Amanda quando fu interrogata parlava male l’italiano, stentava a capire gli inquirenti e pare che fu “intimorita” dalle forze dell’ordine, il suo non fu – secondo le ricostruzioni successive – un interrogatorio condotto “con i guanti bianchi”.

È possibile che ciò abbia influito sulla ricostruzione dei fatti e sulla prima confessione della Knox?

  • Amanda accusò Lumumba dell’omicidio: narrò che l’uomo era colpevole di avere ucciso la sua convivente, spiegò che lei sarebbe stata presente in casa nel momento in cui si consumava la tragedia e sostenne di avere sentito l’amica urlare. Lumumba, così accusato, venne arrestato ma dimostrò la sua estraneità ai fatti (ha anche ricevuto un risarcimento per i danni conseguenti alla infondata accusa ed alla ingiusta detenzione).

I limiti comunicativi di Amanda, la paura o le pressioni determinarono queste accuse? Mentì anche quando accusò se stessa?

  • Con riferimento ai giorni successivi al delitto esistono numerose trascrizioni di intercettazioni telefoniche tra gli indagati. E in merito c’è un dato rilevante che va – secondo Sulas – ricordato: tra il giorno 2 ed il giorno 6 novembre 2007 (quindi immediatamente dopo il delitto compiuto nella notte del 1° novembre) tra Amanda e Raffaele sarebbero intercorse 28 conversazioni telefoniche. È certo che queste telefonate siano avvenute perché esse risultano tutte dai tabulati telefonici, ma il dato interessante è che di esse non c’è traccia nelle trascrizioni. Mancando le trascrizioni di quelle telefonate non è più possibile sapere cosa i due giovani si siano raccontati dopo l’evento delittuoso.

Amanda e Raffaele venivano intercettati … dove sono finite le trascrizioni delle loro telefonate? Non solo mancano le trascrizioni, manca qualunque nota che rinvii a quelle telefonate (in genere se una conversazione non è importante ai fini delle indagini nei registri delle trascrizioni si pone una nota che recita: telefonata tra utente A e utente B nulla di rilevante ed anche se gli apparecchi per la rilevazione fossero stati  guasti di tale sospeso funzionamento dovrebbe esserci traccia in una nota).

Ma se la Knox fosse stata forzata, indotta in errore o semplicemente avesse mentito per paura perché dopo la resa confessione per ben 14 giorni ella non cambiò versione?

Cosa conterà di più per i giudici di Appello? Che peso avranno sulla decisione finale i dubbi relativi agli accertamenti peritali condotti in primo grado? Come inciderà sul giudizio la personalità degli indagati? Come sarà considerata la fragilità di Amanda in lacrime? E che peso avranno gli eventi che l’hanno portata dalla confessione alla ritrattazione? Quanto varrà la mera compatibilità del coltello con le ferite inferte alla vittima rispetto ai sospetti di contaminazione avanzati dalla nuova perizia?

Tutte queste domande verranno soddisfatte questa sera alla lettura del dispositivo della sentenza della Corte d’Appello di Perugia in conclusione del processo Kercher.

 

 

 

 

 

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