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Mamma iperprotettiva condannata: troppa cura come una violenza

Simona

di Mamma Simona

13 Ottobre 2011

MAMMA IPERPROTETTIVA CONDANNATA

La Cassazione ha condannato a un anno e 4 mesi di reclusione la mamma ferrarese di un bambino, vittima di atteggiamenti iperprotettivi all’eccesso che hanno condizionato la vita del piccolo, rallentando il suo sviluppo psicofisico in modo considerevole.

La mamma godeva della complicità del nonno materno, condannato anch’egli con pena condonata, nella realizzazione di condizionamenti di iperprotezione e ipercura che sono stati riconosciuti dai giudici reati di maltrattamento.
Le troppe cure e attenzioni imposte al bambino prevedevano un regime di crescita all’interno delle mura di casa, eludendo i contatti con i pari ed escludendo la presenza del padre, separato dalla madre, dalla vita del bambino.
Il soffocamento perpetuato da madre e nonno hanno indotto il bambino a sviluppare una grave forma di disadattamento. A sei anni il piccolo era trattato come fosse un bambino poco più che neonato, non aveva mai incontrato coetanei e non aveva ancora imparato a camminare bene.
La difesa della madre iperprotettiva non ha retto, la tesi portata a discolpa, a sostegno di un accudimento ispirato a principi erroneamente ritenuti di salvaguardia e protezione, risultava abbastanza “ridicola”.
L’esasperazione di una protezione portata all’eccesso diventa patologica, talmente limitante per il bambino, al punto di non permettergli di crescere.
Senza arrivare ad estremi del genere, l’iperprotettività è una chiave di lettura di educazione spesso usata dai genitori che tendono a circoscrivere le indipendenze e autonomie dei figli, giustificandosi con uno spirito di accudimento, in realtà esagerato.

Il ruolo dei genitori è quello, tra gli altri, di educare e proteggere. Ciò deve essere attuato rispettando la dignità del bambino che deve poter essere libero di sperimentare, di cadere e farsi male…il genitore sarà pronto a mettere un cerotto sul ginocchio ferito ma non a impedire che corra rischiando di farsi male….quel rischio, allorché ragionevole, lo deve correre….
Con ciò non si vuole esortare i genitori a mandare i propri figli allo sbaraglio, ma solo a ricordare che crescere vuol dire vivere e non subire la vita che qualcuno filtra per noi….
Il rischio è quello di creare bambini insicuri, addirittura con psicosi perché non sono stati liberi di essere se stessi.

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