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Separazione con figli minorenni: come reagiscono i bambini

Separazione con figli minorenni: come reagiscono i bambini in un’età compresa tra 0 e 12 anni. L'importanza dell'età anagrafica rispetto alla reazione emotiva.

Federica Federico

di Federica Federico

11 Ottobre 2017

I bambini non godono di un sistema di pensiero organizzato per sovrastrutture, sino ai 6 – 8 anni i piccoli interpretano il mondo empiricamente e crescono acquisendo conoscenze e consapevolezze attraverso l’esperienza. Per i bambini piccoli la famiglia non ha un’identità sociale né una struttura con crisma giuridico; pertanto, agli occhi del figlio piccolo, la famiglia sono la mamma e il papà con il loro apporto affettivo verso di lui. In questo senso affrontare una separazione con figli minorenni pretende un delicato e amorevole lavoro di supporto e preparazione del bambino affinché, come parte della relazione familiare, il figlio non si senta né protagonista né responsabile della condizione dei genitori.

 

Coppia e famiglia sono due realtà sociali e affettive intimamente legate: la prima è il nucleo essenziale da cui nasce la seconda.

Tuttavia, se la coppia si divide, la famiglia (che prima di questa scissione abbia generato dei figli) non cessa di esistere sopravvivendo in capo ai genitori delle responsabilità, comuni e individuali, verso la prole.

 

Ciò detto, appare evidente che in caso di separazione con figli minorenni gli adulti non possono e non devono credere che i bambini non siano o non si sentano parte della fine della relazione tra i genitori.

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I figli, qualunque sia la loro età, “intimamente discutono il proprio ruolo nella separazione tra mamma e papà”. In particolar modo in caso di separazione con figli minorenni, si deve riconoscere al bambino il diritto di metabolizzare e comprendere ciò che sta avvenendo. 

Il processo di comprensione che il bambino deve maturare passa anche attraverso la metabolizzazione e la comprensione del “perchè” della scelta genitoriale. Inutile dire che questo perchè va reso loro “dolcemente” accessibile e fruibile.

 

Ovviamente tutto quello che viene spiegato al bambino va orientato alla sua tutela e va proposto con intima cura delle sue specificità; vanno considerate età, emotività, contesto sociale, capacità relazionale, attaccamento alle figure di riferimento, ecc.

 

Gran parte degli adulti in crisi di coppia commettono un errore fatale: facilmente mamma e papà pensano che la separazione, come scelta ideale e come percorso di vita, sia una loro decisione intima e singolare.

 

In realtà la separazione è un’affare familiare, per quanto la decisione tendenzialmente parta da un’iniziativa singolare. Comunemente, infatti, vi è un elemento della coppia che si autodetermina e “impone” la sua decisione” (molto difficilmente la scelta di separarsi è “plebiscitaria”).

 

In una separazione con figli minorenni, in modo particolare, è impossibile prescindere dalla considerazione dei bambini perché la scelta genitoriale di mettere fine al matrimonio ha un enorme impatto sulla vita dei figli.

 

Separarsi rappresenta certamente una scelta impegnativa e adulta, è una decisione capace di sintetizzare tutte le risultanze ultime della vita affettiva di una coppia in cui una o entrambe le parti sentono di volersi liberare di un legame divenuto negativo.

Nella decisione della separazione ex sé è, pertanto, chiaro ed evidente che i bambini non abbiano parte diretta. Tuttavia nessun genitore può negare al bimbo di sentirsi in qualche modo “responsabile” degli avvenimenti familiari.

 

Fino alla pre-adolescenza, in misura diversa in base al livello di maturità e al coinvolgimento affettivo con uno o entrambi i genitori, facilmente il bambino si addosserà delle colpe e delle responsabilità che fattivamente non ha.

 

La regola n° 1 in caso di separazione con figli minorenni è “dire la verità” spiegando in modo semplice le proprie ragioni:

le verità dei genitori sono il miglior modo per escludere dal cuore e dai pensieri dei figli ingiusti sentimenti di responsabilità.

 

Questa regola non è nemmeno idealmente perseguibile laddove tra padre e madre manchi la maturità di cooperare per il benessere dei figli e nell’accompagnamento dei bambini verso la metabolizzazione della separazione:

i figli hanno il diritto di confrontarsi con un padre e una madre consapevolmente sereni e capaci di preservare i bambini dai dissidi di coppia.

separazione con figli minori

In una massima sintesi, si può affermare senza paura di sbagliare che nelle separazioni con figli minorenni i genitori hanno il dovere di non “usare i bambini come pedine di un gioco al massacro”.

 

L’età dei figli coinvolti nella disgregazione del rapporto tra i genitori ha un peso. Poche coppie in fase di separazione si soffermano sulla valutazione specifica dell’età del bambino, tuttavia l’età anagrafica del figlio fattivamente incide sull’entità e sulla modalità della reazione emotiva del bambino.

 

Cercheremo qui di seguito di chiarire perché e in che modo l’età dei bambini va considerata in caso di separazione con figli minorenni.

 

Separazione con figli minorenni: come reagiscono i bambini in un’età compresa tra 0 mesi e 2 anni.

I bambini molto piccoli, particolarmente quelli sotto i 18 mesi d’età, non possono rendersi conto delle conseguenze pratiche della separazione dei genitori; sino ai 2 anni di vita i bimbi percepiscono più lo stato emotivo di mamma e papà che non le condizioni oggettive e estrinseche che si muovono intorno alla separazione.

 

Laddove madre e padre dovessero civilmente riuscire a gestire gli spazi familiari in modo da non lasciare mai che il figlio percepisca l’assenza dell’uno e dell’altro e laddove il figlio non entri in conflitto con nessuno dei due, una separazione “precoce” può essere meno traumatica di altre. Il bambino può crescere nel rispetto dei ruoli genitoriali e, malgrado la distanza tra mamma e papà, può costruire con entrambi un rapporto sano, complice e sereno.

L’auspico sarebbe sempre quello di ispirare la separazione alla civile tutela del benessere del bambino conservando in suo favore anche degli spazi di vita familiare da condividere insieme, madre, padre e figlio.

Gli spazi “familiari” servono non per fingersi ”l’ex famiglia del mulino bianco” quanto, piuttosto, per dimostrare al bambino che, indipendentemente dalle scelte di coppia, a lui resta una “famiglia responsabile” su cui poter contare.

separazione con figli minorenni

Separazione con figli minorenni: come reagiscono i bambini in un’età compresa tra 2 e 3 anni

Più gli ex entreranno nell’ottica di essere indissolubilmente legati alle responsabilità genitoriali, più coopereranno per il bene dei figli e minore sarà l’impatto della separazione sui bambini.

 

Un bambino tra i 2 e 3 anni non solo percepisce gli stati d’animo dei genitori ma comprende che l’assetto familiare, quello in cui trovava conforto e sicurezza, si sta sgretolando, tutto ciò può ingenerare nel bambino un profondo senso di smarrimento, oltre che frustrazione e rabbia.

 

Oggettivamente il bimbo di 24\36 mesi non comprende le implicazioni pratiche della separazione ma empiricamente capisce che i ruoli, le abitudini e gli spazi affettivi intorno a lui stanno subendo uno stravolgimento. Non di rado il figlio piccolo risponde alla separazione dei genitori con la manifestazione di atteggiamenti problematici:

rabbia, pipì a letto, vomito, atteggiamenti oppositivi a scuola, regresso nel linguaggio, eccetera.

Comunemente il figlio cercherà di attirare l’attenzione affettiva dei genitori su se stesso, in questo modo manifesterà il suo sconcerto e la sua frustrazione.

 

Non illudere il bambino, stabilire subito nuove regole di convivenza chiare e orientate al benessere del piccolo, evitare che il figlio subisca l’assenza di un genitore e cooperare perché non si senta causa della separazione, sono questi i primi obiettivi che gli adulti debbono imporre a se stessi come genitori.

 

Separazione con figli minori: come reagiscono i bambini in un’età compresa tra 3 e 5 anni

In età prescolare (appunto tra i 3 e i 5 anni) il figlio riesce a decodificare anche le avvisaglie oggettive della separazione ed è in grado di intuirne le implicazioni pratiche: capisce che la casa non sarà più del papà o che insieme alla mamma andrà a vivere separatamente dal padre.

 

Ogni piccolo cambiamento, fosse anche minimo (a scuola verrà a prenderti nonno e non mamma, per esempio), si può tradurre in una perdita di sicurezza.

 

Ciò che i genitori debbono considerare è il bisogno del bambino, peraltro corrispondente a un suo pieno diritto, di trovare risposte alle sue domande e conforto alle sue paure:

è importante che il figlio non si senta abbandonato dai genitori, che non si senta tradito dal loro amore e dalla loro considerazione.

Dai 3 anni in poi è plausibile che il figlio ponga domande, più il bambino è grande più il merito dei questi che porrà ai genitori potrà essere  delicato e importante.

 

Rispondere con verità ripaga, sebbene il figlio non dovrebbe mai essere messo (nemmeno indirettamente o involontariamente) nella condizione di giudicare un genitore, di schierarsi dalla parte della mamma o del papà, né dovrebbe mai essere indotto a sottrarre il proprio affetto ad una parte del rapporto familiare.

 

Separazione con figli minorenni: come reagiscono i bambini in un’età compresa tra i 6 e i 12 anni

I bambini in età scolare comprendono pienamente le implicazioni di una separazione. Per quanto possa sembrare più semplice spiegare loro cosa sta accadendo nella coppia è bene chiarire due pericoli legati ad un’età così consapevole:

  • facilmente i bambini possono sentirsi in dovere di proteggere una parte piuttosto che un’altra, mentre è oggettivamente giusto che i figli non si schierino;
  • molto frequentemente i figli tentano di fare da pacieri sull’onda della speranza di rivedere i genitori l’uno accanto all’altra, mentre è bene che ai bambini siano presentate decisioni definite e certe.

 


Fonte immagini Ingimage con licenza d’uso

 

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