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Partorire senza riconoscere il bambino

Partorire senza riconoscere il bambino è una scelta ma non ovunque nel mondo è un diritto. Quando tale diritto manca, il rischio è l'abbandono (anche in condizioni di pericolo) dei neonati.

Federica Federico

di Federica Federico

07 Novembre 2017

In Italia le donne possono partorire senza riconoscere il bambino, possono farlo in ospedale conservando l’anonimato.

Rinunciare al riconoscimento e alla cura del proprio bimbo non è mai una scelta facile nè immediata, tuttavia questa dolorosa decisione non dovrebbe mai rischiare di compromettere la salute di madre e figlio.

Partorire senza riconoscere il bambino è un diritto civile. Per quanto possa suonare strano, tale diritto non è egualmente riconosciuto in tutte le parti del mondo. 

Affrontare il parto e poi rinunciare al riconoscimento del bambino, non figurando su nessuna documentazione clinica e legale, non è un diritto di scelta, salute e sicurezza universalmente garantito.

partorire senza riconoscere il neonato

Le culle della vita sono diventate in molti paesi del mondo parte integrante di questo riconoscimento etico, morale e legale. Lasciare il neonato in una culla salvavita può rappresentare un modo per partorire senza riconoscere il bambino, senza figurare legalmente e soprattutto senza mettere la piccola e innocente creatura a rischio.

In Australia si è molto dibattuto circa le culle salvavita e il diritto di partorire senza riconoscere il bambino,

tale dibattito si è acceso vivamente soprattutto nel 2014 quando il paese fu scosso da due tragedie, quasi tre: nel giro di pochi giorni due neonati morirono per abbandono ed uno fu miracolosamente rinvenuto ancora in vita dopo che la madre ne aveva occultato il corpicino.

Uno dei due neonati australiani morti nel 2014 fu sotterrato su una spiaggia, mentre il piccolo rinvenuto in vita era stato abbandonato in un canale di irrigazione e drenaggio delle acque, fu casualmente visto e salvato da un gruppo di ciclisti.

Per il luogo in cui era stato deposto, quel bimbo pareva essere stato condannato a morte certa e la cosa più terribile è che detta condanna nasceva dalla disperazione dalla madre (peraltro poi arrestata).

Bimbo abbandonato

Questo neonato è stato salvato dal fondo di un canale di scarico delle acque – Australia 2014

 

Fonte immagine Thelegraph

 

Proprio in Australia, proprio nel 2014 e proprio dopo queste due morti per abbandono, ha preso il via l’attività benefica di Operation Safe Haven, associazione che si batte in nome del diritto delle madri di partorire e rinunciare al riconoscimento del bambino restando ignote. 

partorire senza riconoscer il bambino

Partorire senza riconoscere il bambino: “Se il governo non sta facendo niente, voglio fare io qualcosa”, con questa determinazione, pubblicamente espressa, Catherine Lucre ha dato il via alla sua opera benefica.

Ogni sera Catherine sistema una culla sul portico di casa sua, altre persone fanno lo stesso.

Non si sa quante culle come questa ospiti l’Australia ma si sa per certo che sono emblema di una battaglia di principio.

Partorire senza riconoscere il bambino

Catherine pone la culla dell’accoglienza sul suo portico per testimoniare alle mamme in difficoltà che la sua casa è luogo di aiuto.

Se da un lato si pone come intermediaria tra le madri che non vogliono tenere i neonati e lo stato, dall’altro offre anche assistenza alle mamme che ne hanno bisogno.

Voglio solo offrire un’altra alternativa alle madri, una diversa possibilità per non lasciare i loro bambini in uno scarico o seppellirli in spiaggia“,Catherine ha presentato così la sua opera.

 

Facciamo subito chiarezza sull’accudimento e le garanzie di OPERAZIONE SAFE HAVENCatherine e la sua organizzazione non crescono i bambini ma danno alle madri l’opportunità di lasciarli in condizioni di sicurezza.

 

Bussare alla sua porta (non solo in senso materiale ma più genericamente contattarla) non vuol dire necessariamente avere un confronto con lei, può significare soltanto mettere un neonato, che altrimenti verrebbe abbandonato senza tutele, in una culla sicura.

 

Questa organizzazione garantisce ai neonati a rischio abbandono un luogo di accoglienza dove gli saranno garantite cure amorevoli e casalinghe fino all’arrivo dei soccorsi.

Catherine non si esime mai dal chiamarli, come lei tutti i membri dell’organizzazione, tuttavia dà piena garanzia di anonimato alle madri. Nulla viene rivelato a polizia e sanitari.

 

Ad ispirare l’opera sociale di questa donna, nonna e mamma, anche il suo lavoro, oggi è una pensionata ma è stata un’ostetrica. Probabilmente conosce l’importanza civile, etica e sociale del diritto di partorire senza riconoscer il bambino.


Fonte immagine di copertina Ingimage con licenza d’uso – ID Image: ISS_3645_00366

 

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