Ma l’aborto è omicidio?
In molti ne sono fermamente convinti. Altri lo escludono assolutamente.
La legge cosa dice?
L’aborto è una delle tematiche legate alla maternità più delicate e esposte alle influenze socio – culturali.
Una visione laica della vita induce a pensare all’aborto come ad una espressione della libertà decisionale della donna. Ed in genere chi guarda alla questione libero da influenze religiose tende ad accettare ed ammettere il ricorso alle pratiche abortive.
Per la Chiesa cattolica nessuna pratica abortiva è ammissibile e ciascun intervento volto alla interruzione di una gravidanza sostanzierebbe un omicidio: ucciderebbe il bimbo che, secondo la visione religiosa, sin dal concepimento sarebbe persona viva nel ventre materno.
Diversamente, per la legge è persona giuridica solo il bambino che nasca vivo.
Legalmente la vita incomincia con il primo respiro, è per questo che si dice che la soggettività giuridica nasce con il primo vagito.
In altre parole, a norma di legge, è considerato vivo il neonato che abbia una capacità respiratoria autonoma. E solo il bimbo nato vivo è persona.
Basta un unico vagito ad identificare la vita, facendo del nascituro una persona giuridica.
È dunque chiaro che l’aborto, compiuto nel rispetto della legge, non è omicidio. L’omicidio per realizzarsi ha bisogno di una vittima, la vittima deve essere una persona e perché ci sia personalità giuridica è necessario l’evento della nascita; nel caso dell’aborto, invece, la morte avviene in utero, non c’è nascita, non c’è persona e quindi non c’è vittima.

























10 Commenti
mi spiace ma questo non è vero. infatti dal punto di vista legale, possono essere compiuti atti a favore del bambino non ancora nato, come lasciti ereditari ad esempio! e come lo spieghiamo questo?
senza tenere conto che esistono statuti a tutela del nascituro dal punto di vista medico e clinico e che la donna che non si sottopone alle terapie intrauterine necessarie per il bambino causandone magari la morte può andare incontro guai giuridicamente!
lasciare alla chiesa cattolica (che non è neanche l’unica chiesa a difendere il concepito!) l’esclusiva della difesa della vita nascente mi sembra limitante e giudicante tutti i laici che si pongono invece da un diffedente punto di vista. Non è vero che se sei laico la vita intrauterina può non esser rispettata e di laici che considerano l’aborto un omicidio in giro ce ne sono tantissimi.
non mettiamo in testa alla gente idee sulla legge che non sono corrette.. la 194 ha introdotto il principio di “qualità della vita” che non è un principio giuridico ma filosofico.. e questi sono altri discorsi. la semplificazione però non è corretta. attenzione a quello che si dice perchè si fa cultura anche con poco.
Si può scrivere di tutto, ma almeno non dite cose false!
Tutto le vostre conclusioni si basano sull’assunto:
“Diversamente, per la legge è persona giuridica solo il bambino che nasca vivo.”
“Perché ci sia personalità giuridica è necessario l’evento della nascita”
ecc.
FALSO: Un bimbo non ancora nato è già persona giuridica in quanto può già ereditare e va tenuto conto di lui nel caso di una suddivisione di eredità.
Per non parlare dal punto di vista SCIENTIFICO!
“Basta un unico vagito ad identificare la vita”
Ma dove avete studiato biologia? Sui libri a fumetti?
Cioè un bimbo si muove, scalcia, cresce, … e voi non lo chiamate vita?
Ma cosa sto a discutere con degli ignoranti.
Ho capito che non vi piace la Chiesa, ma perché dire queste falsità legali e scientifiche, che poi ci vanno di mezzo i bambini.
Così facendo siete corresponsabili delle loro morti.
So che non ve ne frega niente, ma almeno: sappiatelo.
Francesco
spero sia ironico questo articolo.. non voglio pensare diversamente.
lo contesto dall’inizio alla fine, ma non io, è la vita e sono i fatti che lo smentiscono.
questa poi è la cicliegina sulla torta: “solo il bimbo nato vivo è una persona” ?? ..quindi quelli che poveretti nascono morti ..che cosa sono? e il bimbo che scalcia nella pancia della mamma non è “persona viva”? o forse lo è solo quello che scalcia nella pancia di una mamma cristiana?…………..che triste ragionamento..
Leggo frasi di rara bruttezza: ” nel caso dell’aborto, invece, la morte avviene in utero, non c’è nascita, non c’è persona e quindi non c’è vittima”. Rara bruttezza perchè, diciamolo, di affetto non ce ne è moltissimo.
Da notare che quando non lo si vuole è tutto un negare: NON è una persona, NON c’è nascita etc. Eppure è sempre un figlio. Questo lo è no?
“Non c’è vittima poi” è completamente falso. Il figlio, con l’aborto, muore?
Permettetemi di fare le seguenti osservazioni:
1) Le motivazioni contro l’aborto non sono di tipo confessionale. Il fatto è che l’aborto sopprime una vita, la vita di un essere appartenente alla specie Homo Sapiens Sapiens nella sua fase iniziale.
Scriveva il filosofo ateo Norberto Bobbio nel 1981:
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere».
Ed il biologo agnostico Angelo Vescovi afferma oggi: «Non credo che nell’embrione ci sia l’anima, tuttavia sono sicuro, basandomi su considerazioni prettamente scientifiche, che quello è un essere umano sin dall’atto del concepimento. Di fronte all’essere umano la scienza si deve fermare perché essa opera per difenderlo e guarirlo, non per crearlo e distruggerlo. Parliamo tanto di ragione illuministica e poi quando dobbiamo usarla la accantoniamo per diventare dogmatici?».
Oltretutto diversi studi clinici, effettuati anche da medici non credenti e pro-choice, hanno mostrato come l’evento aborto accresce il rischio di scompensi psichici e fisici. E come potrebbe essere altrimenti? Qualunque giudizio si dia su quell’essere che vive dentro il grembo materno, una donna lo riconosce istintivamente e innatamente come figlio, e non solo a partire da un certo stadio della gravidanza.
2) Mi pare che si mescolino piani diversi, ovvero il piano giuridico e quello morale. Abbiamo avuto, anche in tempi non tanto lontani, stati per il resto democratici che accettavano l’esistenza della schiavitù. Ciò significa allora che all’epoca la schiavitù fosse una cosa giusta? Nella antica Roma il padre aveva diritto di vita e di morte sui propri figli, ed ancora oggi in Cina ed India l’infanticidio è legale. Forse che allora ciò lo rende di per sé giusto?
3) Neppure la – pur per altri versi permissiva – legge italiana consente l’aborto in ogni stadio della gravidanza. Quando il bambino è in grado di sopravvivere al di fuori del corpo materno l’aborto non è consentito (art.7, l. 194/78). Ma è logicamente affermabile allora che un bimbo al settimo mese di gravidanza in Italia sia, non solo legalmente, ma oggettivamente, una persona, mentre negli USA, dove è consentito l’aborto fino al nono mese, invece no? Ed è logicamente affermabile che al quarto mese di gravidanza il bambino non sia persona se malato (anche di patologie non gravi) in quanto “abortibile”, e lo sia se sano?
Grazie per l’ospitalità.
Giovanni
Vita da Mamma accetta ed ospita ogni filosofia di vita, si mostra propensa ad ogni confronto ma lo fa sempre e solo sul presupposto della competenza e della ragionevolezza di ciò che si manifesta.
Sappia il signor Francesco – e sappiano tutti con lui – che l’attribuzione della CAPACITà GIURIDICA al nato vivo non è una mia personale invenzione ma un presupposto di legge che al primo vagito subordina ogni conseguenza legale capace di coinvolgere il nascituro.
Leggete – giusto per fare chiarezza su chi siano realmente gli ignoranti – l’articolo 1 del codice civile:
Art. 1 Capacità giuridica
La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.
I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita (462, 687, 715, 784).
Per agevolarvi ve lo annoto con correlati riferimenti, non essendovi chiaramente familiare “la legge” avreste potuto trovare difficoltà a rintracciare il primo e fondamentale articolo della nostra legislazione civile.
Confido in una più attenta valutazione della differenza tra LEGGE e ETICA, confonderle non è mai bene. Grazie
guardi federica che non è sufficiente leggere l’art. 1 del codice perché esso è in aperta contraddizione proprio con l’art. 462, il quale conferisce la capacità di succedere (cioè di essere erede) a tutti i nati e i concepiti, ponendoli esattamente sullo stesso piano. è ovvio poi il fatto che non sia ancora nato crea “qualche difficoltà”, ma in caso di chiamata alla successione di un concepito la legge impone che vi siano cautele, quali ad esempio un amministratore. è del tutto pacifico che il concepito ha la speciale capacità a succedere prima della sua nascita. se non avesse diritti, nemmeno ci sarebbe bisogno di amministratori, autorizzazioni di giudici ecc…. qualsiasi manuale sulle successioni le chiarirà ogni dubbio.
gentile edoardo, la legge non contraddice se stessa, anzi si rafforza su se stessa. intanto lei ha ragione leggere non basta, bisogna capire, ma questa è una regola valida in assoluto non solo rispetto ad un testo legale o tecnico. Questi ultimi vanno, si lasci consigliare, affidati a chi li sa spiegare: agli esperti.
Se la successione è in teoria possibile ed ammessa e se la sua realizzazione viene tutelata è perchè del concepimento ci si aspetta (come di norma avviene) la nascita di un bimbo vivo. Chi Nasca Morto non è e non Sarà Mai per la legge persona giuridica e su di esso mai si realizzeranno i diritti sospesi – sostanzialmente perchè quei diritti mai troveranno un loro soggetto.
E’sempre preferibile informarsi prima di commentare degli articoli tecnici, evitereste di mettere in luce – come, invece, avete evidenziato questa volta – la non conoscenza effettiva degli argomenti – si può moralmente ed eticamente aderire a filosofie antiabortiste ed è legittimo difendere la vita sin dalle sue primissime manifestazioni biologiche, ma rinnovo l’invito a non confondere i piani e a non stravolgere le cose, una buona campagna contro l’aborto non è questa.Si difendono le donne dal pericolo di dovere abortire per forza se si trascura il sostegno fattivo alla maternità.
Grazie
Parto da una posizione probabilmente diversa da quella dei commentatori che mi hanno preceduto, in quanro difendo con forza la legge 194, ma non condivido il tenore dell’articolo appena letto.
Su “Wikipedia” leggo che « l’omicidio consiste nella soppressione di una vita umana ad opera di un altro essere umano ». Ora, sotto il profilo meramente biologico, è incontrovertibile che un embrione rappresenti una vita umana nei suoi primissimi stadi e che l’aborto, interrompendola con violenza, rientri pienamente nella definizione di omicidio, così come fortemente avverte anche quel senso comune così spesso negletto, perché ritenuto “roba da popolino”.
L’autrice dell’articolo afferma, al contrario, che l’aborto non è un omicidio sotto il profilo legale in quanto « per la legge è persona giuridica solo il bambino che nasca vivo. » Vorrei far notare come da circa un anno giaccia in Parlamento un DDL mirante ad attribuire capacità giuridica al concepito. Se per ipotesi un giorno fosse approvato (e con il vento che tira di questi tempi non è affatto da escludere), forse che gli aborti eseguiti un secondo prima della promulgazione del DDL non sarebbero omicidi, mentre quelli effettuati un secondo dopo lo sarebbero?
Per favore, proprio chi sostiene la legge 194 non dovrebbe nascondersi dietro a fantasiose elucubrazioni per celare a se stesso cosa rappresenti l’aborto: l’eliminazione di una vita umana.
Scherziamo? Un bambino nella pancia non è persona giuridica e non va protetto? Come si spiegano allora le tante premure che la legge ha per le donne in gravidanza? Non sono di certo solo per la donna ma anche per il bimbo! L’aborto è OMICIDIO, perchè fermi una vita che, se lasciata al naturale, nasce, esce dal grembo materno. E questa non è solo opinione della chiesa cattolica, di tutti i cristiani, di tutte le confessioni, di tante altre religioni mondiali e anche di tanti atei!