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Bambini indaco: chi sono e come riconoscerli, a cosa fare attenzione

La teoria dei bambini indaco è para-scientifica, proviene dalla cultura New Age e individua segnali per riconoscere bimbi dall'aura e dalle caratteristiche fisiche e emotive speciali. Non esiste alcuna prova scientifica dell'esistenza di bambini indaco cioè dotati di qualità peculiari o sovrannaturali. Tuttavia è bene che i genitori conoscano le implicazioni dell'influenza di questa filosofia.

Federica Federico

di Federica Federico

12 Marzo 2018

Chi sono i bambini indaco?

Per rispondere a questa domanda si deve far capo a una cultura non scientifica né scientificamente probabile, e pertanto la risposta che stiamo per dare merita un esame critico:

 

secondo la cultura New Age i bambini indaco sono bambini speciali, superdotati, precursori di un’imminente evoluzione dell’umanità.

 

Etimologicamente la definizione “bambini indaco” proviene dall’Inglese “indigo children” da cui anche la categorizzazione di “indigos” ovvero “gli indaco” la generazione dei bambini nati per dare vita a un mondo speciale.

 

Secondo i teorici degli indigo children questi bambini consentirebbero all’umanità di vivere in un mondo senza guerre, pacifico, in contatto col divino, senza inquinamento e capace di rigenerare il rapporto terra-uomo. Praticamente una favola!

 

Il problema è che alla favola dei bambini indaco hanno creduto in molti ed è per questo che i genitori vanno allertati sulla natura non scientifica, non comprovata e nemmeno comprovabile degli indigos.

bambini indaco come riconoscerli e  a cosa fare attenzione

 

Quello dei bambini indaco non è un concetto scientifico e gli autori della teoria sono riconosciuti solo dalla filosofia New Age

 

La prima a parlare di “indigo children” fu una parapsicologa, Nancy Ann Tappe. Ella scrisse di una nuova generazione di bambini con un’aura color indaco e caratteristiche empatiche e relazionali peculiari. Erano gli anni 70.

 

Solo sul finire degli anni 90 i bambini idaco sono diventati un fenomeno commerciale grazie a libri, film, conferenze, video, eccetera; questo boom, anche mediatico, è stato stimolato dalla pubblicazione del testo, non medico né scientifico, “The Indigo Children” di Lee Carroll e Jan Tober (1999).

 

Lee Carroll è presentato come un sensitivo di professione.

E nella loro opera lui e la moglie Jan presentavano i bambini indaco come Kryon, ovvero portavoce degli angeli e delle entità cosiddette angeliche.

 

Attenzione mamme e papà: i bambini indaco non esistono, almeno non per la scienza

 

I sintomi rivelatori degli indigos variano seconda del filone sottoculturale che anima la credenza dei bambini indaco:

 

  • i bambini indaco sarebbero particolarmente intelligenti e intuitivi;
  • dotati di spiccata empatia, creatività, forza di volontà;
  • sarebbero insofferenti al potere autoritario e questo determinerebbe un rapporto conflittuale con le istituzioni scolastiche;
  • sarebbero, secondo alcuni, persino dotati di poteri paranormali come la telepatia e la chiaroveggenza e riuscirebbero a comunicare col mondo angelico.

 

A parte le allusioni al paranormale, ogni bambino moderno potrebbe entrare nella categoria degli ingios a giudicare dai generici – e non per niente specifici – sintomi descritti dalla letteratura sui bambini indaco.

 

Molti psicologi hanno apertamente contrastato la sottocultura dei bambini indaco, in tanti hanno osservato che credere negli indigos può essere rischioso in termini di pronta diagnosi di patologie come anche i DSA

I contenuti parascientifici relativi ai bambini indaco sono assai disomogenei, le stesse caratteristiche dei piccoli mutano a seconda del filone New Age che ne parli.

 

Vi sarebbero bambini indaco umanisti caratterizzati da socialità e loquacità, spiccata propensione per la musica, amore per la lettura e per l’apprendimento in generale. Con enorme generalizzazione, le parafilosofie che argomentano di questi bimbi li descrivono come distratti e impulsivi.

 

Vi sarebbero i bambini indaco artisti, ovviamente amanti dell’arte e dotati di talento creativo. Anche qui la generalizzazione è lampante perché ogni bebè messo dinnanzi a colori a dito e un foglio bianco potrebbe apparire come un bambino indaco. Di loro si dice, senza nessuna specificità, che sono interessati all’apprendimento e al processo creativo.

 

Vi sarebbero i bambini indaco concettuali, loro sarebbero quelli che amano la progettazione. Le filosofie improntate sulla considerazione degli indigos sentenziano che saranno loro gli ingegneri, architetti, designer, astronauti, piloti e ufficiali militari del domani. Ma un genitore concreto potrebbe dire che tutti i bambini amano impilare, costruire, montare e smontare.

 

Perché non si deve credere ai bambini indaco

 

Non esiste alcuna prova scientifica dell’esistenza di bambini dotati di una specifica aurea piuttosto che di qualità peculiari o sovrannaturali.

 

Laddove i genitori confidassero in concetti come questi, spirituali e fiabeschi, potrebbero correre il rischio di allontanare se stessi e il bambino dalla realtà.

 

Oltretutto sarebbe assai ingiustificato e dannoso ricondurre a un atteggiamento non scientificamente tollerato un eventuale disturbo comportamentale del bambino. Ogni condizione stabile (quindi non relegata all’avvenimento occasionale) di intolleranza verso l’autorità va valutata con attenzione. I bambini hanno bisogno di essere considerati ciascuno per la loro specialità ma senza sfuggire alla concretezza delle cose e senza isolare il bambino dalla realtà.


Fonte immagine Ingimage con licenza d’uso

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