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Ecco perché stiamo crescendo una generazione di smidollati senza spina dorsale

Stiamo crescendo una generazione di smidollati senza spina dorsale ed è colpa di noi genitori. Stimolare il bambino e accompagnarlo alla scoperta del mondo è un compito sacro dei genitori.

Federica Federico

di Federica Federico

21 Agosto 2018

Per definizione smidollato vuol dire mancante di volontà, privo d’energia e\o d’iniziativa, senza carattere; rammollito è un suo sinonimo. Noi genitori di oggi stiamo crescendo una generazione di smidollati, ce lo dice l’esperienza e la cronaca (vedi i frequentissimi episodi di bullismo, l’obesità crescente, la carenza di passione sportiva, l’abbandono della lettura, la dipendenza da videogiochi e il calo di passione scolastica).

 

Pur osservando il progredire di questo fenomeno sociale, noi educatori (perchè i genitori sono gli educatori di 1° livello) non ce ne assumiamo abbastanza le responsabilità e osserviamo da discosto la degenerazione dei  costumi, continuando ad abdicare al dovere educativo.

 

I bambini moderni hanno difficoltà con la noia, non la tollerano e riempiono il vuoto con videogiochi e strumenti elettronici che per i genitori si trasformano facilmente in babysitter virtuali.

stiamo crescendo una generazione di smidollati senza spina dorsale

Stiamo crescendo una generazione di smidollati ed è colpa del nostro egoismo da adulti, della nostra tendenza alla “tranquillità” e alla “pace”.

 

Spesso faccio mea culpa, io per prima, con riguardo al tempo che mio figlio dedica ai videogiochi, mi sforzo di compensare fortemente con un’educazione sana allo sport e alla lettura (sebbene in fatto di lettura sono stata “costretta” ad assecondare i gusti di mio figlio ripiegando sui fumetti).

 

Spesso osservo i bambini e i ragazzi lontani dall’amore per la conoscenza, estranei alla cultura, ignari della storia, inconsapevoli di quanti saperi nasconda il mondo.

 

Spesso mi rattristo per l’assenza di libri tra le mani dei ragazzi.

 

Troppe volte realizzo che siamo noi adulti a privare i figli di una lunga serie di stimoli perché vietare, orientare, consigliare e accompagnare vuol dire educare i figli a “subire e gestire i No”, vuol dire essere un po’ meno accondiscendenti e amici e un po’ più guide e responsabili educatori.

Spesso inorridisco dinnanzi al disinteresse dei genitori per l’educazione civile, accade ogni qualvolta inciampo in un bambino costretto ad autoregolarsi perchè la mamma o il papà sono distratti, impegnati, affaccendati o comunque non presenti nè attenti.

stiamo crescendo una generazione di smidollati senza spina dorsale

Stiamo crescendo una generazione di smidollati perché noi adulti siamo egoisti e scegliamo per noi stessi la via più semplice, quella più comoda e pacifica.

 

Non di rado le mamme e i papà moderni pretendono dai figli, ancora pre-adolescenti (per esempio tra gli 8 e i 10 anni), già un’autonomia organizzativa e strutturale che non appartiene a quell’età. 

 

Deve gestirsi da solo, è grande”, è questa una frase tipica del genitore che non guida nei compiti, che non segna regole alimentari, che riassume l’assenza di passione sportiva nella stanchezza del figlio  pur mancando lui stesso di stabilità e continuità nell’accompagnare e sostenere i figli.

 

Vietato sottrarre tempo al lavoro, vietato rinunciare ai propri spazi e e alle proprie ambizioni”, tutto giusto, anzi giustissimo perché il genitore resta uomo e donna e la coppia ha bisogno di respiro. Tuttavia quando questi dettami divengono limiti alla equilibrata gestione e osservazione della famiglia, il principio ideale rischia di trasformarsi in una trappola e ogni cosa rischia di prendere il nome di “egoismo”.

 

Un adulto alla ricerca di se stesso (emotivamente o professionalmente), orientato alle conquiste personali più che alla conquista di un equilibrio familiare che equivalga al benessere emotivo dei figli, è un genitore in pericolo:

 

il rischio è quello di sacrificare la genitorialità per affermare se stesso. Di fatto taluni adulti predicano l’autonomia dei figli per conquistare libertà personali che abbisognano di spazio e tempo.

 

Il ragazzo e il bambino con una forte autonomia (non conquistata ma imposta) rischia a sua volta:

 

potrebbe pericolosamente mancare di regole, paletti e limiti. L’assenza di limitazioni si traduce nella falsa idea che tutto possa essere lecito e coincide con la mancata indicazione e individuazione dei limiti sociali.

 

Spesso i bambini non fanno i conti con i limiti sociali perché non sono educati dal genitore alle regole della collettività. Tutta colpa di una inconfutabile sottovalutazione dei valori e dei principi.

 

Cari furono i valori del rispetto, cara fu quell’infanzia in cui l’adulto era degno di considerazione già solo perché più grande.

 

Oggi l’adulto, sia esso il genitore o il professore, è l’avversario a cui il ragazzo oppone se stesso, le proprio innovazioni, i propri atteggiamenti, la propria forza emotiva. Il giovane è oppositivo perchè è convinto di non poter apprendere e imparare nulla dall’adulto e pertanto non è più in grado di guardarlo con il debito rispetto. 

 

Non mentiamo se diciamo che nessuno si alza nel pullman per lasciare il posto alla signora anziana, se diciamo che i ragazzetti non aiutano le mamme a scaricare la spesa o sparecchiare la tavola, se diciamo che i richiami dei prof sono percepiti solo come delle rogne.

 

Perché?

 

stiamo crescendo una generazione di smidollati senza spina dorsale

 

Tutto ciò accade perchè stiamo crescendo una generazione di smidollati, cioè di ragazzi non stimolati, incapaci di spingere se stessi verso un miglioramento, un dialogo propositivo col mondo esterno, un confronto con la realtà … insomma senza ali (e senza spina dorsale).

 

I ragazzi moderni non hanno la cultura basilare: non conoscono l’importanza sacra del rispetto inteso come amore per gli altri, per la propria terra per le proprie tradizioni. Tutto questo si traduce in una cocente mancanza di stimoli e mordenti.

 

Una volta il giudizio sociale valeva all’adulto come monito, se mio figlio dice le parolacce (cosa che può fare parte del suo sviluppo e della sua età e cosa che di fatto accade) io chiedo scusa. Talvolta (troppe volte a dire il vero) assisto a scene in cui alle parolacce dei figli seguono quelle dei genitori, anche in pubblico.

 

Allo stesso modo se mio figlio assume un comportamento scorretto con un amico io lo rimprovero, ma altrettanto spesso assisto ad atteggiamenti di estremo protezionismo da parte dei genitori che così facendo non mettono i bambini in condizione di riconoscere i loro errori e correggerli.

 

Stiamo crescendo una generazione di smidollati perché ai nostri figli non stiamo dando responsabilità:

 

  • non hanno una corretta educazione sociale;
  • non sono chiamati alla verità;
  • noi adulti accondiscendiamo alle loro indecisioni e permettiamo loro di nascondersi dinanzi all’errore;
  • non sono sorretti nella cultura sportiva che significa educazione al sacrificio e alla fatica;
  • non li costringiamo a faresi carico delle responsabilità.

 

Probabilmente sarò impopolare ma sarebbe giusto sacrificare un po’ più di se stessi, del proprio tempo e della propria autonomia da adulti per educare i figli con consapevolezza e continuità;

sarebbe giusto rappresentare più concretamente un esempio di sacrificio, coerenza e verità perché se i nostri figli sono apatici, stanchi, scostumati e grigi vuol dire che noi, come genitori, non siamo abbastanza illuminanti.

 


Fonte immagini di copertina it.123rf.com con licenza d’uso

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