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Fumare in condominio: cosa dice la legge

È vietato fumare in condominio? Nonostante la legge sul divieto di fumo risalga al 2003, sono ancora tante le persone che si pongono questa domanda

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

13 Settembre 2018

Fumare nei condomini: è vietato o lecito? Cosa dice la legge al riguardo?

Nonostante in Italia la legge antifumo, nota anche come legge Sirchia, risalga al 2003,  sono ancora tante le persone che si pongono questa domanda, inconsapevoli dell’esistenza di norme ben precise che chiariscono il divieto di fumare in condominio e le sanzioni previste per i trasgressori.

 

Fumare in condominio: cosa dice la legge.

 
Fumare in condominio: cosa dice la legge
 

L’articolo 51 della legge n° 3 del 16 gennaio 2003, meglio nota come la legge Sirchia perché voluta proprio da Girolamo Sirchia, medico che ha ricoperto la carica di Ministro della salute durante il secondo Governo Berlusconi, recita:

“È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di:

  • quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico;
  • quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” (Fonte G.U.).

Nel corso degli anni, tale legge è stata poi integrata con ulteriori divieti per recepire quanto stabilito nella direttiva 2014/40/UE. Nello specifico il  decreto legislativo n° 6 del 12 gennaio 2016, nelle capitolo dedicato alle misure a tutela dei minori, chiarisce che il divieto di fumare è esteso anche

“alle pertinenze esterne delle strutture universitarie ospedaliere, presidi  ospedalieri e  IRCCS pediatrici e alle pertinenze esterne dei reparti di ginecologia e ostetricia, neonatologia e pediatria delle strutture universitarie ospedaliere e dei presidi ospedalieri e degli IRCCS”.

Con lo stesso decreto si è provveduto ad estendere il divieto al conducente di autoveicoli, in sosta o in movimento, e ai passeggeri a bordo degli stessi in presenza di minori di anni diciotto e di  donne in stato di gravidanza.

 

Vietato fumare in condominio: perché.

 

Troviamo la risposta tra le FAQ (Frequently Asked Questions, letteralmente domande poste frequentemente) inerenti la Legge 3/2003, riportate sul sito del Ministero della Salute:

“Il divieto si applica in tutti gli spazi comuni chiusi, come le scale, l’ascensore ecc. Solo le private abitazioni ed i luoghi all’aperto sono esenti dal divieto” (domanda n° 12).

È dunque chiaro che sia vietato fumare in condominio, o meglio nelle aree condominiali “in comune”, cioè gli spazi utilizzati liberamente da tutti come androni, pianerottoli, ascensori o ambienti e/o sale utilizzate per le riunioni di condominio.

A differenza delle abitazioni private, tali spazi sono infatti condivisi con altre persone, siano esse residenti del condominio oppure semplici passanti o persone che vi lavorano (ad esempio il postino, tecnici, operai, etc.).

 

Chi è incaricato a far rispettare il divieto di fumare in condominio?

 
Fumare in condominio: cosa dice la legge
 

Nell’accordo tra i Ministri della salute, dell’interno e della giustizia e le regioni e le province autonome, datato 16 Dicembre 2004, si stabilisce che:

“I dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio di locali di pubbliche amministrazioni, aziende e agenzie pubbliche o di privati esercenti servizi pubblici, ovvero i responsabili di strutture private, fanno predisporre ed apporre i cartelli di divieto completi delle suddette indicazioni nei locali in cui vige il divieto” (paragrafo 2.2).

Deve essere quindi l’amministratore ad apporre nel condominio la dovuta segnaletica, ed è sempre l’amministratore ad avere la piena responsabilità di vigilare sui condomini assicurandosi che questi rispettino la legge.

Non è comunque escluso che, in assenza dell’amministratore, i residenti dello stabile possono richiamare verbalmente chi viola la legge oppure, qualora questi non rispettino il monito dato, segnalare alle autorità competente il trasgressore.

 

Il divieto di fumare in condominio non si estende alle abitazioni private, i condomini possono tranquillamente fumare in casa propria facendo però attenzione ai balconi, alle terrazze o ai giardini. Nella sentenza n° 7875/2009 della Corte di Cassazione infatti i fastidiosi e di certo non salubri effetti del fumo passivo sono stati riconosciuti come immissioni moleste di fumo.

 

Anche buttare le sigarette dal balcone costituisce reato, nello specifico è riconosciuto come “getto di cose pericolose”. Come riportato nell’articolo 674 del Codice penale, tale pessima abitudine è punibile con l’arresto fino a un mese o con un’ammenda fino a 206 euro.

 

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