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Parroco nega la comunione a un bambino, colpa di Fb?

La mamma pubblica una fotografia su Facebook (un'immagine ironica) e, per tutta risposta, il Parroco nega la comunione a un bambino. Interviene il vescovo.

Federica Federico

di Federica Federico

23 Settembre 2018

Il Parroco nega la comunione a un bambino poi, complice anche l’intervento del Vescovo e la mobilitazione (giusta e doverosa) della mamma, fa marcia indietro. E’ successo a Torralba, provincia di Sassari.

Parroco nega la comunione a un bambino

Parroco nega la comunione a un bambino, i fatti:

tutto è partito da una condivisione Facebook della mamma: la donna, “colpevole” di aver condiviso una di quelle immagini demenziali di tipico stampo ironia social, ha visto comparire sul suo profilo un minaccioso commento del Parroco che tuonava “Prenderò provvedimenti”.

 

L’immagine postata sul profilo della mamma è assolutamente innocua,(diversamente da come avviene fin troppo spesso su Facebook) non è né volgare né blasfema.

La foto immortala una smorfia del famoso fuoriclasse Ronaldo, il viso contratto del calciatore è stato usato per fare ironia su una situazione che, almeno una volta nella vita, ha coinvolto qualunque cattolico praticante:

il momento in cui l’ostia si attacca al palato.

 

 

Inutile negarlo, a chi prende la comunione questo succede e può essere fastidioso.

In nessun modo questa condivisione nasconde un intento blasfemo, nemmeno trattasi di bestemmia o atto volto a screditare un sacramento.

 

Eppure, semplicemente sulla scorta di questa condivisione di una mamma, il Parroco ha deciso di depennare il nome di un bambino dalla lista delle comunioni di ottobre.

 

Parroco nega la comunione a un bambino, tutta colpa di Facebook?

 

La nuova Sassari racconta che, dopo lo scambio di battute su Facebook tra mamma e sacerdote, il figlio della signora non è stato convocato per la comunione, ed è stato estromesso dagli incontri volti a preparare la celebrazione.

 

La mamma, anche grazie alla solidarietà degli altri genitori, ha fatto sentire la sua voce perché i bambini non si toccano in nessun modo, nemmeno in questo.

Negare la comunione a un bimbo che ha fatto il suo percorso di catechesi è umiliante e ghettizzante, oltretutto dà della Chiesa un’impressione che non corrisponde alla missione di questa istituzione: la casa di Dio è perdono e accoglienza.

 

 

Nessuno avrebbe potuto negare al Parroco il diritto a manifestare alla mamma il suo personale disappunto per quell’immagine condivisa, questo è vero e sarebbe pure stato legittimo se fosse avvenuto privatamente.

 

Diversamente negare la prima comunione a un bimbo è una violazione del mandato parrocchiale e non è una facoltà di cui il Parroco può disporre, certamente non in questo caso.

 

Chi segue vitadamamma sa che noi come famiglia – e io, personalmente e come madre – abbiamo fatto una scelta fortemente controcorrente in fatto di comunione:

 

senza tenere conto delle tradizioni locali, non volendo offendere nessun parente o amico, senza lasciarci influenzare in nessun modo da quello che fanno tutti, noi abbiamo deciso di vivere il sacramento della prima eucarestia nella stretta intimità familiare preservandone il valore sacro.

 

Niente festa, solo un pranzo con in nonni e due (2 di numero) amichetti dei bambini. Per inciso i miei figli, che tra loro hanno solo 17 mesi di differenza, hanno fatto la comunione insieme.

 

Per parte mia credo che gli uomini di Chiesa dovrebbero rabbrividire dinnanzi allo spreco di danaro, all’ostentazione di lusso, al valore fortemente materiale che si dà troppo spesso alla festa di comunione, questo sì che è un problema!

E’ molto triste che a fronte di un serio e diffuso approccio poco religioso alla comunione (che per moltissimi si traduce in una mini festa di matrimonio) l’ira di un Parroco si scateni, invece, per una foto su Facebook. Mi viene da pensare che anziché vedere la trave nel proprio occhio si voglia notare la pagliuzza in quello degli altri (giusto per parafrasare un testo sacro).

 

Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

(Luca 6,41)

 

Parroco nega la comunione a un bambino, può farlo?

 

Diciamo subito che nel caso di Torralba il Parroco non avrebbe nemmeno dovuto pensare di coinvolgere il bambino in quella che si poteva risolvere come una divergenza di vedute tra lui e la mamma, una diversità di interpretazione di una banale foto di cui avrebbero potuto discutere a quattr’occhi in sagrestia.

 

I sacramenti posso essere negati solo se e quando sussiste un pericolo di profanazione, per esempio non si può battezzare lo stesso soggetto due volte, pertanto se un adulto battezzato chieda il Battesimo questo dovrà essergli negato; allo stesso modo il sacramento è infruttuoso e quindi può essere negato se confligge con la condizione di vita (materiale e morale) di chi lo richiede, può quindi essere negato a coloro che vivono in una situazione oggettiva di peccato grave (sia essa manifesta o occulta).

 

A Torralba non c’era nessun peccatore impenitente contro cui prendere provvedimenti. Infatti, con l’intervento del Vescovo, la situazione è rientrata e il bimbo prenderà la sua prima comunione in ottobre.

 

Parroco nega la comunione a un bambino, ma il problema non è Facebook.

 

Guardando a questa vicenda con approssimazione si potrebbe credere che il problema sia Facebook, non è così.

 

L’opera pastorale può, e forse dovrebbe, fare uso degli strumenti di comunicazione anche più moderni. Il vero nodo della questione è riaffermare con forza una scala di valori in base alla quale orientare i fedeli considerando che lo scopo principale della fede non è l’apparenza o la materialità,  ma è l’anima.

 

La vicenda di Torralba ci insegna qualcosa di importantissimo: l

a fede è spirito di accoglienza e noi, come fedeli, dobbiamo pretendere di ricevere l’abbraccio e il conforto di Dio attraverso i suoi pastori.

La mamma che ha reagito al diniego del Parroco ha fatto esattamente questo, ha fattivamente rivendicato il diritto di suo figlio e della sua famiglia ad essere accolti nella comunità della Chiesa.

 

Un buon cristiano è anche colui che sottolinea le ingiustizie e le falle laddove si palesano. Del resto ogni parrocchia appartiene innanzitutto ai fedeli e tra loro i bambini sono le pietre più preziose di ogni costruzione di fede.

 


Fonte immagine di copertina it.123rf.com con licenza d’uso, ID Immagine: 44178635

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