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Vittime del Ponte Morandi: la lettera del prof all’allieva

Per i più, ovvero per l'opinione pubblica, le vittime del Ponte Morandi si associano direttamente a quella tragedia. Dietro ciascuno di loro c'era, però, una vita che merita di essere ricordata

Federica Federico

di Federica Federico

15 Ottobre 2018

Ricordate i nomi delle vittime del Ponte Morandi? Probabilmente no, quantomeno non tutti. Chi non conosceva personalmente questa o quella sfortunata vittima, non ricordando tutti i nomi, riuscirà a recuperare dai ricordi solo dei volti, delle immagini viste in fotografia o delle sensazioni. Questo vale per la maggior parte di noi:

l’opinione pubblica non associa i nomi delle vittime del Ponte Morandi ad alcuna vita vissuta, loro sono gli innocenti che hanno perduto il futuro.

 

 

Va detto, però, che così non è per tutti. Oltre ai familiari, vi sono grandi comunità che sentiranno per sempre la mancanza di quelle persone. Chi ha conosciuto i defunti del Morandi ha una considerazione di loro che va oltre i toni collettivi della tragedia:

prima che vittime sono persone ricordate in quanto tali, ovvero per singolare individualità, per l’impronta che hanno lasciato su questa terra.

 

vittime del ponte Morandi, famiglia Bellasio

Camilla Bellasio è una delle vittime del Ponte Morandi, aveva solo 12 anni e viveva con la sua famiglia a Pinerolo.

Mentre l’Italia intera la piange senza conoscerla e la ricorda tra gli atri morti, dall’alveo della sua comunità si è alzata una voce: a parlare è stato un suo Prof che ricordandola suggerisce a tutti quanta umanità rimanga oltre le macerie di Genova.

 

Lo scorso 14 agosto, il Professor Roberto D’Ingiullo ha letto tra i nomi delle vittime del Ponte Morandi quello di Camilla Bellasio, un’allieva della scuola media Brignone di Pinerolo.

 

Camilla aveva frequentato la classe prima A, e per tutto il corso del 2017 era stata una allieva del professor D’Ingiullo.

 

All’inizio il professore è rimasto incredulo, poi ha sperato in un errore, infine sono riemersi i ricordi. Questo è ciò che accade sempre dinnanzi alla morte di una persona conosciuta.

Incredulità, sgomento, memoria: è così che il dolore cammina e matura.

 

 

La memoria arriva dopo lo sconcerto e con diversi gradi di coinvolgimento e sofferenza.

 

Per ricordare la sua allieva, una giovane vita perduta tra le vittime del Ponte Morandi, il Prof ha scritto un lungo post su Facebook. Il messaggio giuda di questo “Addio” è espresso in modo più che chiaro:

ai compagni, a chi la conosceva e l’ha amata resta il compito di ricordarne l’individuale, unica e mirabile umanità perché la memoria della sua morte sia non solo memoria di un momento storico infinitamente sventurato e tragico.

 

Perde un’allieva, il nome della 12enne tra le vittime del Ponte Morandi. E dopo qualche mese, quando non la ritrova sui banchi di scuola, le dedica un post su Facebook.

 

Ecco cos’ha scritto il Professore:

 

Cercando un libro, ho ritrovato questo. Il biglietto che mi avevi regalato con i tuoi compagni. Sei al centro della foto col tuo sorriso furbissimo e timidissimo. Accanto la tua firma con un cuoricino.

Ero venuto a salutarvi a giugno.

“Prof mi raccomando torni da noi l’anno prossimo”

“Non so dove insegnerò. Speriamo”

Non faccia scherzi. Ci vediamo a Settembre” .

Due mesi dopo ho letto il tuo nome tra le vittime del crollo del ponte. Mi ero rifiutato di crederci. In fondo, da giornalista so che i giornalisti sbagliano: io ho sbagliato tante volte, magari era un errore. E invece no.

Ho scritto ai tuoi compagni pensando che potesse servire e sperando che servisse anche a me. Ho scritto che non può essere giusto che gli altri ti associno solo a quel ponte, spetta a loro ricordarsi e far conoscere agli altri quanto valessi e quanto fosse forte quello che condividete.

Ci provo anche io con i miei nuovi allievi. Racconto di quando hai aiutato un ragazzo sfortunato con una frase e un sorriso che valgono più di centinaia di manuali sull’inclusione, l’integrazione e l’amicizia. Sorrido quando penso ai tuoi: “Vada tranqui, prof” nei giorni prima dell’interrogazione.

Mi sono chiesto a cosa servisse “allenare le vostre menti” se poi il destino sa essere così vigliacco. Ma poi rimaneva un sorriso a pensare a quanto sei speciale e a quanto è speciale quel gruppo. Ieri un mio alunno mi ha chiesto: “Prof, per favore ci racconta qualcosa della sua allieva?”. Anche loro hanno capito che molto rimane e rimarrà.

Ciao Camilla”.

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