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Test udito: come capire se il bambino sente bene

Come si sviluppa l’udito del bambino? E come fa un genitore a comprendere se il figlioci sente bene? Vita da Mamma vi spiega cos'è e come fare il test udito

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

17 Ottobre 2018

Diagnosticare in tempo un possibile problema, più o meno grave, che interessa l’udito del bambino è importante, se non addirittura fondamentale, per la sua crescita. Se scoperta in ritardo infatti, la sordità infantile può provocare nei più piccoli importanti problemi linguistici, cognitivi nonché l’incapacità di rapportarsi con gli altri.

Con questo articolo Vita da Mamma vi illustra come si sviluppa l’udito del bambino e quali sono i segnali ed i test udito che permettono ai genitori di comprendere se il proprio figlio sente bene oppure no.

 

Test udito: le tappe evolutive dello sviluppo dell’udito del bambino.

Test udito: come capire se il bambino sente bene

Prima ancora di parlare dei test udito, sia quelli effettuati in ospedale che quelli da poter eseguire a casa, vediamo come realmente si sviluppa questo senso nel bambino, a partire dalla gravidanza.

 

Il bambino inizia a sviluppare l’udito sin da quando è nella pancia della sua mamma, l’orecchio infatti comincia a formarsi già nelle sue prime settimane di vita mentre la coclea (parte dell’orecchio interno a forma di chiocciola) si sviluppa nella 6° settimana. Il timpano si forma all’11° settimana ma il bambino inizierà a riconoscere e memorizzare alcuni suoni solo a partire dalla 20° settimana.

 

Nonostante tali progressi, in questa fase il feto percepirà ancora i suoni attraverso le vibrazioni captate dai pori della pelle, solo al 6° mese di gravidanza (periodo che va dalle 22 settimane alle 26 settimane e 2 giorni di gestazione) si avrà lo sviluppo neurosensoriale dell’udito ed il bambino inizierà a sentire attraverso l’orecchio.

Da questo momento il feto imparerà a riconoscere la voce della sua mamma, soprattutto il suo canto che troverà rilassante, e a distinguere i rumori forti, che gli faranno aumentare le pulsazioni cardiache, e quelli più dolci e ritmici, che faranno rallentare leggermente il battito del suo cuore.

 

Una volta nato, il bebè si dimostra in grado di ascoltare i rumori esterni e, se troppo forti o improvvisi, di reagire agli stessi sussultando, allargando le braccia e/o le gambe, o sbattendo le palpebre.

Verso i 3 mesi il neonato è in grado di comprendere la fonte dei rumori e di voltare la testa e gli occhi nella direzione del suono che ha catturato la sua attenzione.

 

Tra i 5 e i 6 mesi il bambino inizia a comprendere che lui stesso può provocare dei suoni, sia attraverso la bocca (inizia a balbettare le prime sillabe) che facendo cadere gli oggetti a terra. Quindi mamma, se vedi tuo figlio che si diverte a gettare ogni possibile oggetto sul pavimento sappi che lo sta facendo perché vuole ascoltare il rumore che fanno una volta caduti.

 

Tra i 7 e i 9 mesi il bambino si trova nella prima fase della lallazione ed inizierà ad associare i gesti alle parole dette.

Tra i 10 e i 12 mesi invece inizierà a pronunciare le sue prime parole, a girarsi quando sentirà qualcuno pronunciare il suo nome e ad associare un nome agli oggetti.

 

Dopo l’anno di età, il bambino inizia a comprendere il significato delle domande più semplici (chi è mamma? Chi è papà?) o dei semplici comandi (dammi la mano, saluta con la manina), balla quando ascolta la musica, riesce a trovare la fonte del suono, è attirato dai nuovi rumori o dallo squillo del telefono.

All’età di 2 anni il piccolo inizia a rispondere quando lo si chiama, si arrabbia se non viene capito ed è in grado di modificare il tono della sua voce, è attratto dalla televisione e dalla radio, se gli si chiedono degli oggetti li indica (dov’è l’acqua? Dov’è il naso? Etc.), è in grado di rispondere si o no alle domande semplici sui familiari (Vuoi bene alla mamma?).

Verso i 3 anni il bambino inizia a fare delle domande, ascolta le favole, comprende i rimproveri, parla al telefono.

Test udito: come capire se il bambino sente bene

Test udito: come capire se il bambino sente bene.

 

Una volta compreso lo sviluppo uditivo di un bambino sarà più facile capire sia l’utilità dei test udito effettuati dai medici che l’osservazione preventiva da parte dei genitori.

 

Il primo dei test udito al quale è sottoposto un bambino è lo Screening Audiologico Neonatale che in Italia è divenuto obbligatorio ed è entrato a far parte delle prestazioni sanitarie gratuite assicurate dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) solo nel 2017.

Si tratta di un esame che permette di identificare sin dalla nascita, ma non di effettuare una diagnosi certa e definitiva, eventuali deficit uditivi. Questo test udito consiste nell’inserire un sondino nella parte esterna dell’orecchio del bambino e, attraverso le otoemissioni, verificare se nel piccolo vi è una risposta a tali stimolazioni.

Test udito: come capire se il bambino sente bene

In caso di esito positivo, il piccolo verrà sottoposto ad ulteriori esami. Se invece l’esito è negativo il bambino dovrà essere ugualmente monitorato dai genitori con dei test udito “casalinghi” basati sostanzialmente sull’osservazione del suo sviluppo.

È infatti possibile che lo screening neonatale non rilevi delle lievi lesioni dell’udito oppure che il piccolo possa presentare un’ipoacusia, ossia indebolimento dell’udito, solo diversi mesi dopo, magari a causa di una malattia, per una condizione genetica, per un’esposizione elevata e prolungata ai rumori forti o per un infortunio.

 

Ma come può un genitore riuscire a capire se il proprio figlio ha problemi di udito?

 

Come detto in precedenza, anche in caso di test udito negativi, i genitori devono continuare a svolgere una continua osservazione e adottare misure cautelative al fine di riuscire a diagnosticare in tempo un’eventuale indebolimento dell’udito, o per non correre il rischio di ledere allo stesso.

Prendendo quindi spunto dallo sviluppo del bambino sopra citato, è bene prendere in considerazione i seguenti segnali:

 

  • Nei primi mesi di vita il bambino non reagisce sussultando ai rumori forti ed improvvisi; non risponde ai suoni emessi attorno a lui, non si sveglia o muove se chiamato, la voce della mamma non riesce a tranquillizzarlo;
  • Dal 4° mese in poi non fa vocalizzi, non gira la testa o gli occhi verso la fonte del rumore, non reagisce ai suoni cambiando espressione, non è attratto dal suono del sonaglino, di una campana o altro giocattolo sonoro;
  • Dai 6 mesi all’anno di età non balbetta e non pronuncia suoni, non reagisce ai rumori, ai suoni o alla musica;
  • Dopo l’anno non comprende le parole più semplici (ciao, pappa, etc.), non varia i suoni consonanti pronunciati, non pronuncia parole come mamma.

 

 

Nell’effettuare questo piccolo test udito casalingo, ogni genitore deve comunque tener presente che i bambini non sempre rispondono nell’immediato ad uno stimolo uditivo. Non di rado infatti i piccoli sono assorti in loro stessi e in ciò che stanno facendo, e non rispondono o reagiscono semplicemente perché distratti o “impegnati”.

L’intervento del pediatra deve essere preso in considerazione solo se la mancata risposta del bambino ad una stimolazione uditiva è continua.

 

Oltre al test udito, ai genitori si consiglia di adottare delle misure preventive al fine di tutelare la capacità uditiva del figlio. È quindi importante:

 

  • Evitare di inserire qualunque cosa, in particolar modo i cotton fioc, nel canale uditivo del bambino;
  • Vaccinare il bambino così da proteggerlo da malattie infantili quali morbillo, rosolia e parotite che per l’appunto possono provocare la perdita dell’udito;
  • Non sottoporre l’udito del bambino a stress come l’ascolto prolungato di forti rumori;
  • Non trascurare eventuali raffreddori e otiti del bambino.

 

 

E’ inoltre bene ricordare che una delle possibili cause della diminuzione della percezione uditiva del bambino può essere la presenza di liquido all’interno dell’orecchio. Tale problematica può manifestarsi subito dopo la nascita e risolversi spontaneamente, richiedendo tuttavia un monitoraggio continuo da parte dei medici.

Se, al contrario, la situazione non dovesse migliorare, sarà in quel caso necessario intervenire chirurgicamente al fine di non compromettere l’udito del bambino. Si tratta di una piccola operazione, la stessa alla quale è stato sottoposto di recente il piccolo Leone, figlio della fashion blogger Chiara Ferragni e del rapper Fedez che, senza una tempestiva diagnosi fatta tramite test udito, avrebbe rischiato la sordità.

 

Altri test udito sono:

Boel test: la prova per la valutazione dell’udito Impedenzometrico: esame che valuta l’elasticità del timpano

Fonte: CorriereScreeningAudio – La grande enciclopedia del bambino

 


 

Fonte immagini 123rf.com con licenza d’uso – ID Immagine: 45605159 – 45846466 – 55136892

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