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Fotografare i bambini nati morti: superare il lutto perinatale

Fotografare i bambini nati morti, cullarli, vestirli, abbracciarli, baciarli sono tutti gesti che servono alle mamme e ai papà per raccogliere ricordi d'amore e custodire memorie. Questo aiuta a superare il lutto perinatale.

Federica Federico

di Federica Federico

06 Novembre 2018

Sono molte le mamme che hanno deciso di fotografare i bambini nati morti, i figli venuti alla luce senza vita. La scelta d’avere una foto, un’immagine, un ricordo cade (e deve essere presa) in un momento drammatico, confuso e alterato dalle peggiori emozioni, pertanto non è una facile determinazione.

 

Hanno un peso specifico importante tutte le figure di conforto che si muovono accanto alla mamma in lutto perinatale, lo dimostrano le esperienze di vita vissuta.

Fotografare i bambini nati morti, superare il lutto perinatale.

Fotografare i bambini nati morti – perché la foto può diventare uno strumento di superamento del lutto perinatale, quindi perché è importantissima?

 

La pagina pubblica “An Unexpected Family Outing” ha condiviso l’esperienza di una mamma proprio nel momento della scelta d’avere con sé un ricordo del figlio mai nato (in questo caso una bimba).

Le parole si commentano da sole, da sole scavano una via attraverso il cuore e l’animo, da sole rendono l’idea del dolore, ma anche quella del bisogno che la memoria ha di conservare la testimonianza di un amore:

 

Mi chiesero se volevo foto. Dissi di no.
Non c’era molto tempo ma me lo chiesero di nuovo.“Sei sicura?”. Si, mi sentivo sicura. Ero certa di non volere un ricordo di quel momento: il giorno in cui mia figlia era nata morta.

 

Con queste parole, la mamma si riferisce a quel momento preciso in cui le venne chiesto se volesse o meno conservare un’immagine di sua foglia.

 

Mi sbagliavo, mi sbagliavo tantissimo.
Voglio ogni ricordo di quel giorno, voglio vedere come era stringerla,voglio vedere come eravamo quando siamo diventati una famiglia. Voglio vedere i ricordi di quel giorno ma non posso.
Perché ho detto no.
Ho detto no perché ero spaventata. Stavo male. Ero confusa. Avevo il cuore spezzato.
Ho detto di no e loro mi hanno ascoltato.Eccetto una infermiera.

 

La prassi vuole che alle mamme si chieda cosa fare del corpo, ovvero come trattarlo. Questo, che per gli addetti ai lavori può essere solo una mansione, è per i genitori gran parte dell’esistenza terrena del loro figlio, un’esistenza che si consuma già in un addio.

 

Nel giorno in cui Dorothy nacque morta, un’infermiera ruppe il protocollo agendo contrariamente alle indicazioni della mamma, ma il gesto d’umanità che fece, ovvero la foto che scattò alla neonata, oggi riempie la vita di una famiglia. Quell’immagine, l’unica che la mamma custodisca, incarna il ricordo della loro bambina che ha fatto brevemente ma fortemente parte della vita familiare.

 

Non è un caso che la mamma scriva: ” […] voglio vedere come eravamo quando siamo diventati una famiglia“.

Fotografare i bambini nati morti, per superare il lutto perinatale dei bambini mai nati

E il racconto prosegue, ancora più intenso, con questa parole:

 

Non so chi fosse (quell’infermiera, ndr.) ma ha fatto una foto a mia figlia. L’ha vestita e avvolta in una copertina. Le ha posizionato delicatamente le mani e inclinato la testa e le ha fatto una foto; la nostra unica foto di Dorothy.Sono così grata che non mi abbia dato retta.

Sono grata che ci sia stato qualcuno che sapeva che, quando sarei stata pronta, avrei voluto guardare quel bellissimo viso ogni giorno.

Lei sapeva che questo momento, la nascita del mio primo bambino, era un giorno da ricordare. Vorrei aver fatto più foto.

 

Fotografare i bambini nati morti, vestirli, toccarli, avere un calco del piedino o della mano, oppure conservarne le impronte, sono tutti gesti di accoglienza e accompagnamento alla vita eterna, al ricordo, all’addio. Questi atti rappresentano la cura che il genitore dona a suo figlio come sintesi di un amore che diventa subito eterno, cristallizzato nel lutto.

 

Fotografare i bambini nati morti equivale ad aiutare i genitori a raccogliere e custodire memorie d’amore.

 

Non di rado il genitore che manchi di vedere il figlio nato morto (di accudirlo, vestirlo, stringerlo, coccolarlo o, in una parola sola, conoscerlo) sente di averlo abbandonato, tradito, rifiutato.

 

Chi vive il trauma di un così profondo distacco, senza soluzione di continuità, può avere più difficoltà a metabolizzare l’addio.

 

Non dovrebbe essere opposta alla famiglia alcuna pressione o fretta, le mamme dovrebbero avere il diritto di entrare in empatia col bambino a cui già stanno dicendo addio e ciò passa attraverso l’atto di  toccare, vestire, cullare, baciare, bagnare con le proprie lacrime.

Fotografare i bambini nati morti dovrebbe rappresentare un diritto delle mamme e ad esso non si dovrebbe mai opporre il biasimo di tutta quella infinità di “altri” (parenti, amici e gente più fortunata) che nell’immagine di un bimbo morto sa vedere solo dolore.

 

Il lutto perinatele merita un più sensibile e reale riconoscimento. Questa considerazione concreta, viva, pregnante e reale della perdita dolorosa deve partire dalla società civile e non può non partire dalle mamme, anche da quelle che fortunatamente non lo hanno vissuto sulla propria pelle.

La culla dell’addio è uno strumento di accettazione del lutto perinatale, esiste ma fatica ancora ad affermarsi. Ecco di cosa si tratta:

La culla refrigerata, che aiuta le mamme a raccogliere memorie dei figli nati morti, per un dolcissimo addio.


Fonte immagini:An Unexpected Family Outing

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