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Anna Protsenko si è lanciata nel vuoto con la figlia in braccio

Anna Protsenko è salita su tetto del suo condominio, in mano una dichiarazione di suicidio e la figlia tra le braccia, sua mamma voleva fermarla ma non c'è riuscita: le tre donne sono morte sul colpo.

Federica Federico

di Federica Federico

05 Dicembre 2018

Solo ieri l’Italia è stata scossa dal dolore per un piccolo angelo di tre mesi morto dopo che la sua mamma lo ha lanciato per terra, la causa del folle gesto è stata subito rintracciata nel mal di vivere della donna – mamma caduta in una profonda depressione post partum.

 

I fatti accaduti a Catania non son molto diversi da quelli avvenuti in un  condominio di Glazov, in Russia: una mamma, Anna Protsenko, si è lanciata nel vuoto dal 12° piano, teneva la figlia di 8 anni tra le braccia e ha trascinato verso la morte anche la nonna, accorsa sul tetto nel tentativo disperato di salvare sua nipote. Le tre donne sono morte sul colpo. Anche qui il male oscuro della depressione ha condotto a una morte ingiusta, atroce, evitabile.

Anna Protsenko

Anna Protsenko, 35 anni, si è lancia nel vuoto dal 12° piano:è salita sul tetto del condominio, ha preso la figlia in braccio e, proprio mentre sua madre tentava di salvare la nipotina, si è buttata.

 

La nonna già aveva afferrato il braccio della piccola quando è avvenuto l’irreparabile, così non ha potuto salvare nemmeno se stessa ed è stata trascinata nel vuoto.

 

Tra le mani di Anna Protensko è stato trovato un messaggio, le fonti internazionali parlano di un’intenzione di suicidio palesata in una lettera, ma il contenuto non è stato ancora reso noto.

 

Testimoni vicini alla donna hanno raccontato di rapporti familiari tesi; sin dalla nascita di Vika, la figlia, le relazioni di Anna con i suoceri erano diventate nervose: “Pensavano che Anna fosse una cattiva madre e volevano che suo marito la lasciasse”, rivela la fonte anonima alla stampa estera.

 

Sta di fatto che anche questo mal di vivere, lungo 8 anni, ha trasformato il silenzio assordante delle incomprensioni e della solitudine in sangue.

Anna Protsenko

Nonna Elena, 55 anni, non ha salvato sua figlia e sua nipote e afferrando il braccio della piccola le ha seguite nella morte. Tragedie come questa, come quella di Catania, rischiano di uccidere ancora e ancora finché non si comprenderà l’importanza della depressione nelle donne-mamme in termini di tutela sociale della mamma e del bambino.

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