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Suicidio di Pina Orlando: dove possono essere le gemelline

Dopo il suicidio di Pina Orlando, l'attenzione di tutti resta sulle due gemelline. L'Italia intera si chiede dove siano, mentre si cerca ancora nel Tevere.

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

29 Dicembre 2018

E’ trascorsa più di una settimana dal suicidio di Pina Orlando, la mamma che si è gettata nel Tevere, probabilmente portando con sé le sue due gemelle, il fiume è stato esplorato da sommozzatori esperti e con strumentazioni adeguate a scrutarne il fondale, ma delle gemelline nessuna traccia.

suicidio di Pina Orlando

L’unico testimone oculare del suicidio di Pina Orlando non dà per certa la presenza delle gemelline.

 

Le bimbe sono state ricercate anche fuori dalle acque del fiume, nelle ore immediatamente successive al suicidio di Pina Orlando le autorità hanno perlustrato tutti i cassonetti dell’immondizia della zona e si è accertato che le neonate non si trovino in alcun centro di accoglienza o struttura ricettiva caritatevole o ospedaliera.

 

L’ipotesi più plausibile e che Sara e Benedetta siano state gettate nel Tevere dalla loro mamma proprio prima del gesto estremo o mentre lo compiva. Ma se così fosse, perché i loro piccoli corpicini ancora non si trovano?

 

Dopo il suicidio di Pina Orlando l’attenzione di tutti si è spostata sulle gemelle, meritano certezze anche i familiari e le bambine stesse avrebbero diritto a una degna sepoltura laddove la loro sorte fosse stata segnata dal profondo dolore di questa mamma.

 

Non sono mancati i falsi avvistamenti, solo qualche giorno fa l’avvistamento di un fagotto intercettato grazie alla telecamera di un elicottero della Polizia, si trattava però solo di un ammasso di stracci raccolti dalle correnti del Tevere.

 

Dove sono allora le gemelline?

 

Un’ipotesi plausibile è che i corpi siano stati spinti sul fondale dalle correnti fredde e lì siano rimasti impantananti nelle acque più torbide. Non sarebbe escluso un rinvenimento successivo, eventualmente favorito da un clima più mite e correnti più calde.

 

Già è accaduto al corpicino del piccolo Claudio, gettato nel Tevere dal papà, di ritornare a galla con le correnti più calde, il bimbo, di soli 16 mesi, fu gettato nel Tevere dal padre il 4 febbraio 2012, riemerse solo il 29 marzo all’altezza di Fiumicino, furono le analisi del Dna a confermare che si trattava proprio del bimbo.

 

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