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Gianfranco Fini ed Umberto Bossi, scontri alla Camera

Federica Federico

di Federica Federico

27 Ottobre 2011

Gianfranco Fini contro Umberto Bossi, scontri alla Camera Gianfranco Fini, ospite a Ballarò, oggetto della discussione la riforma delle pensioni.

Il presidente fa un <<esempio da manuale>>, lasciando anche intendere – nella sua premessa – che il concreto rifermento che sta per esporre non è casuale, dice:

<< Siccome questa sera voglio essere un po’ cattivello, magari non tutti sanno che ci sono dei ‘casi da manuale’ c’è un insegnante che è andata in pensione nel ‘92 a 39 anni, pensione di anzianità … quella signora è la moglie dell’Onorevole Bossi>>.

‘L’onorevole citazione’ spinge gli ospiti a tentare una difesa della cittadina chiamata in causa. E tra Fini e la Germini, presente in studio, è subito scontro verbale. La Germini accusa fini di avere già dimostrato poco rispetto del suo ufficio di presidenza e definisce la scelta di tale citazione come una vera e propria caduta di stile.

La polemica “buca lo schermo” ed arriva presto in aula; i deputati leghisti chiedono le «dimissioni» del presidente della Camera a gran voce; a Montecitorio lo scontro degenera da verbale in quasi fisico e si sfiora la rissa.

Ieri Reguzzoni, Lega Nord, durante il suo intervento in aula riferendosi a Fini sottolinea che:

<< È inopportuno che il Presidente della Camera si sieda in uno studio televisivo come è successo ieri a Ballarò alla pari di altri leader politici>>.

Da parte sua Umberto Bossi replica : «A Fini dico di andare a quel Paese: quando uno va in pensione, ci va con le regole che ci sono».

La vicenda esaminata dal comune ruolo di spettatore è emblematica:

Gianfranco Fini contro Umberto Bossi, scontri alla Camera Bossi ha ragione, la sua replica non ha sbavatura alcuna: chi va in pensione segue le regole che ci sono.

Ed il problema, forse, è oggi questo:

le regole sono cambiate molte volte in passato spesso le modifiche legislative hanno ammesso ‘pensionamenti giovanili’ e vantaggiosi, lo hanno fatto senza tener conto del carico sociale che la pensione materialmente comporta? Non hanno debitamente valutato il discrimine che tali concessioni avrebbero nel tempo generato?

Oggi il discrimine è serissimo: ci sono lavoratori che vedono allontanarsi l’età della pensione e sono chiamati a produrre anche oltre i limiti fisici della naturale capacità produttiva.

Fini è un politico che fa politica, ciò vale a prescindere dal suo ruolo istituzionale. Anche perché se pretendiamo da lui una costante e completa aderenza al ruolo che ricopre e un perenne contegno politico (inteso anche come contegno morale) tale pretesa andrebbe estesa a tutti i signori della politica italiana. E seguendo questo semplice ragionamento mi par chiaro che altre teste dovrebbero cadere prima di quella di Fini.

dubbi sulla politica italianaInsomma, pare avere del grottesco, non l’esempio del Presidente sulle baby pensioni, ma la reazione difensiva di una certa parte del mondo politico, ed in modo particolare la reazioni di coloro i quali usano le parole di Fini per attribuirgli una presunta irresponsabilità politica.

Sono state chieste le dimissioni di Fini; a me da comune cittadina non è chiaro l’errore che si attribuirebbe al presidente e che sarebbe così grave da pretendere la sua destituzione. Fini parlava di politica, lo ha fatto volendo essere come lui stesso ha ammesso <<un po’ cattivello>> ma non è uscito dal ruolo per cui gli italiani lo hanno condotto tra i banchi della politica, ovvero ha espresso una posizione circa un problema dello Stato italiano che si riverbera sui cittadini ed in quanto tale va risolto. Diversamente c’è chi continuamente esce dal proprio ruolo istituzionale, chi ha variamente espresso interessi assai più estesi della politica e lontani da quelli del paese, eppure è ancora al suo posto.

Guardando alle parole di Fini – al di là dello specifico spunto da cui esse traggono origine – appare chiaro che il presidente riassuma una considerazione basilare sulle pensioni:

la pensione (dal latino pensionem: rata di pagamento) rappresenta la corresponsione periodica di una somma di denaro a coloro i quali hanno lavorato per determinati anni (quantitativamente predeterminati dalla legge) e \o  hanno raggiunti il cosiddetto limiti d’età (sempre fissato ex lege).

In pratica esaurita la forza lavoro colui che è stato positivamente produttivo per la società smette di lavorare e gode di un compenso (inferiore allo stipendio ma proporzionale ad esso e quindi al lavoro svolto). Laddove tale compenso ha la funzione di sostenere il cittadino nella sua vecchiaia.

Posta l’origine linguistica ed il senso pratico della pensione è chiaro che al cittadino comune l’esempio di Fini non appare né tanto lontano né oltremodo scorretto.

Le leggi che hanno concesso a molti italiani di anticipare tanto la data della pensione hanno avvantaggiato questi giovani lavoratori già a riposo, in questo senso Bossi dice il vero: chi ha potuto ha beneficiato della legge ed è andato in pensione seguendo le regole vigenti e valide in quel momento. Che fortuna!

Tuttavia tali concessioni legislative negli anni hanno determinato un esborso di danaro in favore di forze vitali della società, forze che erano ancora produttive e che – secondo logica –  avrebbero dovuto collocarsi nel sistema produttivo del paese, non tra i lavoratori a riposo.

È dunque un paradosso che qualcuno benefici della baby pensione mentre si chiede ad altri di rimanere disponibili al lavoro ancora per più anni.

Ed ecco che al cittadino comune quella della Signora Bossi appare come una gran fortuna e, all’opposto, la propria sembra una incredibile sfortuna.

Gianfranco Fini contro Umberto Bossi, scontri alla Camera Forse Fini, in un ragionamento politico spicciolo e vicino alla comprensione di tutti, non voleva dire altro che questo. Del resto la legge dovrebbe basarsi su capisaldi certi ed evitare eccezioni che divengano discriminazioni.

Sarebbe auspicabile che l’intera classe politica smettesse di concedersi inquadrature soggettive della politica e traducesse i dibattiti in fattive operazioni di crescita volte a migliorare il  nostro paese … ma questa è una visione possibile per la politica?

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