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Chiara Alessandri: è stata lei a dare alle fiamme il cadavere di Stefania Crotti

Chiara Alessandri è in carcere, ora aspetta di incontrare sua madre. Gli inquirenti non hanno più molti dubbi: lei avrebbe dato alle fiamme il corpo di Stefania.

Marcella Aliberti

di Marcella Aliberti

04 Febbraio 2019

Una manciata di minuti, per l’appunto sei, sarebbero bastati a Chiara Alessandri, l’amante assassina di Gorlago, per gettare il corpo di Stefania Crotti nelle sterpaglie di Erbusco e darle fuoco.

 

La povera mamma quarantaduenne, che sarebbe stata ancora viva al momento in cui è stato appiccato il fuoco, è morta così tra le fiamme come un oggetto abbandonato, perché non serviva più.

 

funerale di Stefania Crotti, Chiara Alessandri assassina

 

Gli inquirenti ormai non hanno più dubbi sul fatto che sia stata Chiara Alessandri ad appiccare il fuoco, anche se la stessa nega fermamente questa ipotesi.

 

Vediamo perché gli inquirenti attribuiscono a Chiara Alessandri non solo l’omicidio ma anche il fatto di aver dato alle fiamme il cadavere della vittima.

 

Una telecamera a circuito chiuso della zona ha ripreso l’auto di Chiara Alessandri transitare, proprio poco prima che abbandonasse Stefania, nella stradina di campagna.

 

La stessa auto come dicevamo ripassa dopo soli sei minuti. Sembrano pochissimi, ma per gli inquirenti questo è un tempo sufficiente per appiccare il fuoco.

 

In più, come ogni delitto che sembra perfetto ma poi non lo è mai, Chiara Alessandri ha commesso un errore: ha lasciato l’orologio al polso di Stefania. Ebbene quell’orologio ha smesso di funzionare esattamente dopo tre minuti, che Stefania era lì. Per gli inquirenti è la prova schiacciante che ha smesso di funzionare proprio quando è stato raggiunto dalle fiamme.

 

E mentre il quadro si fa sempre più definito, Chiara Alessandri attende in queste ore di incontrare la sua mamma.

 

Una povera donna anziana, di ottantasette anni, che certamente mai si sarebbe aspettata di conoscere, a questa veneranda età, un’atroce realtà come questa e di esserne in una certa misura anche protagonista.

 

È una situazione tanto delicata che ci permette uno spunto di riflessione.

Il compito di ogni genitore è quello di lasciare con il tempo il posto ad un figlio sicuro e forte, capace di stare al mondo;

d’altro canto un figlio che ha un genitore così anziano dovrebbe sentire il bisogno di regalargli la serenità di godersi la vita, circondato dall’affetto dei propri cari.

 

Storie come questa ci insegnano che la realtà, invece, può vivere delle aberrazioni che partono da lontano e che non sempre vengono individuate in tempo. Perché succede?

 

Chiara Alessandri se pur delusa e ferita avrebbe potuto fermarsi, avrebbe potuto mettere un freno alle sue pulsioni omicide, se non pensando a se stessa o a Stefania, quantomeno pensando alla povera bambina di quest’ultima o ai suoi figli oppure a sua madre. È pure non lo ha fatto. Perché? Come è possibile?

 

Il suo sentimento di frustrazione è stato più forte dell’amore per i suoi cari.

 

Una verità questa che fa male come uno schiaffo in pieno volto e che ci fa riflettere su cosa pensi di stessa, del suo ruolo genitoriale, l’anziana madre. La povera donna si chiederà in queste ore se e dove ha sbagliato nell’educare una figlia? Una figlia che ha scelto deliberatamente di diventare un’assassina.

 

Sono domande senza risposta, perché noi non osiamo neanche immaginare cosa provi la mamma di
Chiara al sapere sua figlia lì, rinchiusa in carcere per aver confessato di essere un’assassina.

 

L’unica cosa indubbia è che è anche per lei un dolore enorme. Ed è questa la cosa più agghiacciante di questo delitto:

 

da qualunque angolazione si legga la storia, ogni persona coinvolta, che sia protagonista o comparsa, da questo gesto terribile ne ha ricevuto solo immenso dolore. Una motivazione in più per dire che il male non va mai fatto.

 

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