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Come educare un bambino: cosa devono fare e non fare mamma e papà

Federica Federico

di Federica Federico

10 Febbraio 2019

Come educare un bambino, come crescere bene un figlio o come essere un buon genitore, sono questi i “come farò e come sarò” a cui ogni neo-genitore cerca risposta quando la crescita del figlio lo chiama a dare una forma e una direzione al suo modello educativo.

come educare un bambino

Siamo abituati a credere che l’educazione sia un’azione esercitata sui figli, ma non è così semplice!

 

Per educare un bambino, e più specificamente per educare i figli, è necessario, prima di tutto, compiere dei passi di auto-educazione, ovvero è indispensabile conseguire delle personali consapevolezze:

 

1 . è in primis il genitore a dover educare se stesso al riconoscimento dell’ indipendenza del figlio;

 

2 . è l’adulto in prima persona a dover educare se stesso alla tutela della sensibilità del bambino e del ragazzo;

 

3 . sono il papà e la mamma per primi a dover ammettere le loro imperfezioni educandosi a vicenda (cioè come coppia che si ama) alle tre S:

 

  • Scusa, ovvero sapersi scusare a vicenda ed essere in grado di domandare scusa;
  • Sento, inteso nel senso di sensibilità empatia, cioè sento ciò di cui hai bisogno, sto ascoltando le tue esigenze e lo faccio anche se non sono d’accordo;
  • Sostegno, realizzato nel senso di: “Sono accanto a te” e lo faccio anche se non ne traggo un personale profitto;

 

4 . è compito dell’adulto riconoscere il valore delle azioni del figlio (e applicare le tre S al suo agire quando necessario);

 

5 . sono in primo luogo i grandi a dover educare se stessi al rispetto degli altri bambini (quelli che non sono i nostri figli ma che con essi condividono la scuola, lo sport e la crescita).

 

Per educare un bambino bisogna prima educare i genitori ad ammettere e riconoscere l’indipendenza del figlio

 

Ciò che abbiamo generato (che come madri abbiamo partorito) è una creatura libera da noi. Vero è che nell’infanzia ne siamo responsabili, com’è vero che nei primissimi anni di vita il figlio senza noi sarebbe perso, tuttavia non è nostro compito plasmare la coscienza del bambino, fare di lui un soldatino o, peggio, un simulacro dei nostri desideri perduti; il nostro compito è assecondarne i talenti aiutandolo a coltivare i suoi scopi e la sua felicità.

 

C’è spesso un contrasto intrinseco tra genitore e figlio, è questo contrasto che sta alla base di moltissimi perché:

 

Perché fai così? Perché non mi ascolti? Perché tocchi tutto? Perché non stai zitto? Perché …

 

L’adulto è assuefatto alla sua interpretazione del mondo e ha fortemente smarrito la memoria di ciò che è stato prima di raggiungere la maturità e la pienezza: l’adulto ha perso l’io bambino. Il bambino ragiona secondo canoni esemplificati e completamente lontani dalla complessità del mondo, ma allo stesso tempo è perdutamente fragile e viene colpito persino da aspetti banali del vivere quotidiano, subisce frustrazioni e pressioni che un genitore neanche riconosce (cioè non considera come tali).

 

L’incapacità del genitore di scendere al livello del bambino (e spessissimo anche dell’adolescente) crea distanza e insieme frustrazione nel figlio che si sente incompreso.

 

Sento, regola delle tre S – anche qui vale l’ascolto come primo strumento per educare un bambino e un ragazzo. E l’ascolto non è solo una funzione dei sensi, non è solo udire con le orecchie, esso è percepire i cambiamenti ed accompagnarli.

 

Un bambino che urla, un altro che si ribella all’autorità, un altro che piange spesso non sono bambini problematici, sono bambini punto e basta! Bimbi e ragazzini che, con una semplicità spiazzante, cercano una strada per strutturare il loro agire nel mondo, un modo di esprimere i sentimenti, un parametro per manifestare le proprie emozioni.

Come educare un bambino bene

La rabbia che l’adulto prova dinanzi ai comportamenti più che fisiologici dei bambini non è il risultato che il malessere del figlio ingenera nel genitore (cioè non è una reazione allo stato emotivo del figlio), essa è, piuttosto, pura e semplice frustrazione e insofferenza.

 

La rabbia che il genitore prova quando il bambino piange, fa i capricci o è intrattabile è  figlia della stanchezza (perché essere genitori è faticoso) e dell’incapacità di recuperare l’io bambino (perchè per capire un figlio bisogna “ragionare in piccolo”).

 

Viste così le cose per educare i bambini bisogna ritornare bambini, recuperare il fanciullo interiore e compiere lo sforzo di guardare al mondo con gli occhi liberati dai costrutti mentali dell’adulto.

 

Il mio amico mi fa soffrire semplicemente perché ha tradito la mia amicizia e non mi fa sentire il suo bene. Questa banalità può destabilizzare il bambino come un tradimento lavorativo, professionale o sentimentale può fare in un adulto.

 

Per educare un bambino bisogna prima educare i genitori alla comprensione della sensibilità del bambino. E’ questo il segreto: sentire come sente il figlio e provare empatia.

 

Il cuore del bambino è come il suo sistema immunitario: ha bisogno di un congruo tempo per rinforzarsi, deve venire a contatto col male per divenirne immune. Pertanto per abbattere l’animo e l’autostima di un bimbo può bastare anche solo una parola.

 

Sei cretino! Tu non lo sai fare! Faccio io perché non sei capace!”, frasi come queste suonano al cuore del bambino e del ragazzino come pesanti insulti, sono sottrazioni d’amore che possono essere sanate solo dalla prima delle tre S: Scusa e, contemporaneamente, dal dialogo.

 

Il genitore che sminuisca il bambino che non riesca ad entrare in empatia con lui, che lo mortifichi o che litighi col figlio, tutto ciò anche occasionalmente e nei limiti di questo o quell’argomento spinoso, deve essere capace di scusarsi:

 

chiedere Scusa significa recuperare il disagio e il divario della mortificazione perché le scuse ricuciono l’assenza d’affetto che il bambino ha accusato nel momento in cui si è sentito maltrattato e offeso.

 

Un figlio che riceve le scuse di un genitore imparerà a prestare le sue ove necessario.

educare un bambino con amore

Per educare un bambino bisogna prima educare i genitori all’applicazione di due verbi fondamentali a livello familiare: Sento e Sostengo (la regola delle tre S)

 

Sentire va inteso come entrare in empatia e ascoltare emotivamente, equivale a conoscere l’altro ed è in sè il presupposto del sostegno.

 

Sostenere equivale, invece, a seguire senza interferire ed è un atto che i genitori devono praticare in primis tra loro come adulti, ciò indipendentemente da un personale tornaconto.

 

Si dice spesso che ciascun genitore deve praticare spazi di autonomia, avere dei momenti per sé, coltivare ciò che gli piace, questo è sacrosanto. Va detto che spesso è proprio dentro questi spazi che si sostanzia il sostegno. Esso può essere lavorativo, emotivo, costante o occasionale, può essere tanto o poco ma deve essere perchè dimostra amore e fiducia.

 

Solo sue genitori che si sostengono potranno comprendere il valore del sostegno e diversificarlo dall’interferenza per poli applicarlo, nella sua purezza, all’educazione del figlio.

 

Per educare un bambino bisogna prima educare i genitori all’indipendenza del figlio

 

Il figlio che non si veda riconosciuto un ruolo autonomo, che non si senta apprezzato o sostenuto dal genitore, che non sperimenti spazi di autonomia (ovvero che non sia educato a fare da solo) diviene frustrato: i bambini non nascono per essere propaggini dei genitori, essi vengono al mondo per mettere alla prova abilità, dignità e competenza.

 

Se ad un figlio, in primis in casa, si riconoscono queste peculiarità (dignità, abilità, competenze e libertà) probabilmente, malgrado i nei dell’età e della vita, il bimbo o il ragazzo dimostrerà apertura, spirito di sopportazione e sacrificio, impegno e resistenza. Viceversa, in mancanza di autonomia e autodeterminazione, riconosciute innanzitutto dall’adulto di riferimento (cioè il genitore), i figli diventeranno facilmente oppositivi, introversi, chiusi, tendenti alle frustrazioni, incapaci di sostenere le sconfitte.

 

Un bambino o un ragazzo che non abbiano stima di se stessi, a seconda dell’età e delle competenze acquisite, nonché a seconda del contesto sociale in cui vivono, cercheranno dei rifugi:

 

avremmo così bambini che si isolano nella loro fantasia, bambini taciturni, bambini dipendenti dai videogiochi o maturi adolescenti dipendenti dalle droghe e poi dall’alcol.

 

Nessun genitore dovrebbe pensare che sia mai possibile educare un figlio senza educare prima di tutto se stesso al rispetto dei bambini, anche dei figli degli altri.

 

In questo senso non è mai corretto giudicare gli altri bambini; mettere i bimbi o i ragazzi in competizione tra loro; spingere al confronto con gli altri piuttosto che all’incontro.

 

Educare un bambino deve significare in senso generico amare il mondo e la diversità di cui ogni figlio è portatore.


Fonte immagini 123RF con licenza d’uso

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