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Parto: come partorire

di Mamma Elisa

19 Agosto 2010


Care mamme voi che tipo di parto avete fatto o vorreste fare?

Sono diversi i modi in cui una donna potrebbe partorire, purtroppo però non sempre siamo noi a scegliere! Per complicanze o per mancanza di strutture idonee il nostro desiderio, le nostre aspettative tal volta  passano in secondo piano. Ogni mamma, però, sa bene che alla fine ciò che conta è il benessere del bimbo e proprio. La salute del piccolo e la nostra devono essere considerata come il risultato ultimo di ogni parto.

Guardiamo insieme i diversi modi  in cui può avvenire lo straordinario evento della nascita:

Parto naturale: consiste nell’espulsione spontanea del feto.

Esso può avvenire dopo qualche ora o dopo un lungo e doloroso travaglio.

Un parto spontaneo, ai fini dell’espulsione del bimbo, può pretendere una episiotomia, un piccoo intervento chirurgico che consiste in un taglietto sul perineo che evita la lacerazione della pelle e facilità la cicatrizzazione omogenea.

I tempi di ripresa sono abbastanza veloci, ci sono donne che dopo aver partorito si alzano dal letto come se niente fosse, altre, invece, come  me,  non hanno la forza di rimettersi subito in piedi.

Il parto naturale può avvenire in diversi modi:

  • In Acqua: Il travaglio si svolge in una grande vasca creata appositamente per le partorienti, l’acqua al suo interno ha una temperatura di circa 37°,durante il travaglio riduce la forza di gravità e permette alla donna di affaticarsi meno e di rilassarsi. In alcuni ospedali tuttavia quando arriva il momento dell’espulsione fanno uscire la partoriente dalla vasca , in altri, invece, permettono di partorire totalmente in acqua.

Oltre al semplice lettino,la partoriente può partorire :

  • Sul seggiolino Olandese: è una specie di sgabello a forma di ciambella che permette alla donna di accovacciarsi nella fase espulsiva favorendo, grazie all’azione della forza di gravità, la fuoriuscita del bambino durante le spinte;
  • La poltrona: è una poltrona regolabile che permette alla donna di spingere quando è seduta.

Parto indotto : viene effettuato in diversi casi:

  • Quando il termine della gravidanza è scaduto e passati diversi giorni, al massimo dieci, il travaglio non inizia spontaneamente;
  • Quando il sacco amniotico si è rotto e, trascorse le 24 ore, il travaglio non comincia;
  • Quando vi sono alcuni sintomi di sofferenza fetale.

Il parto in genere viene indotto con l’introduzione in vagina di un gel a base di prostaglandine, queste favoriscono la dilatazione del collo dell’utero . Meno frequente è la rottura del sacco amniotico e la somministrazione in vena di ossitocina, anche quest’ultima favorisce la dilatazione del collo dell’utero stimolando le contrazioni.

Non sempre l’induzione funziona, se così fosse non si può tornare indietro si deve comunque partorire.

Parto pilotato: esso avviene quando il parto è iniziato naturalmente ma le contrazioni non sono così forti da permettere la dilatazione dell’utero. Qui i medici intervengono somministrando dei farmaci, fra i quali l’ossitocina in modo da abbreviare la durata del parto.

Parto Cesareo: esso avviene chirurgicamente tramite un taglio sul basso addome e sull’utero che permette di estrarre il bambino, la membrana e la placenta.

Esso viene effettuato per diverse cause:

  • Quando la partoriente presenta delle patologie particolari;
  • Quando il bambino non è posizionato nel modo corretto per un parto naturale;
  • Quando si è  avuto un precedente cesareo troppo ravvicinato;
  • Ogni qual volta fattori di rischio suggeriscano ai medici l’opportunità di questa scelta.

Avviene di norma in anestesia epidurale. Questo tipo di anestesia blocca le sensazioni dolorose solo della parte inferiore del corpo, in questo modo la donna potrà vivere il parto, sentire il primo vagito del bambino e vederlo subito; altrimenti avviene in anestesia generale.

Questo sito ha natura divulgativa e non sostituisce il parere del medico che va sempre richiesto ove necessario.

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