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Cani ammessi in ospedale potranno fare visita ai padroni

Simona

di Mamma Simona

12 Gennaio 2012

Tribunale di Varese, ha accolto l'istanza di una donna anziana ricoverata Con una sentenza shock, destinata a rivoluzionare e rivalutare il rapporto tra il proprio cane (o gatto) e il padrone, il Giudice Tutelare Giuseppe Buffone, del Tribunale di Varese, ha accolto l’istanza di una donna anziana ricoverata con lunga degenza, presso una struttura ospedaliera, che chiedeva di poter ricevere la visita del proprio cane.

L’anziana donna aveva più volte domandato ai sanitari il permesso di far accedere l’amico a quattrozampe all’ospedale; permesso sempre rifiutato a causa di motivazioni “medico-sanitarie”.

E’ risaputo che nessun animale può comunemente entrare, almeno fino ad ora, in una struttura ospedaliera.

Appellatasi al Tribunale, con una sentenza storica, alla donna è stato riconosciuto, il 7 dicembre scorso, il diritto a ricevere la vita del suo cagnolino.

Le motivazioni di tale concessione sono da ricercarsi nella tutela del diritto costituzionale di riconoscimento del valore del sentimento che unisce l’uomo al suo animale domestico.

Dalla sentenza: “…Il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale. In base all’evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum” continua affermando che la legge “ha riconosciuto che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia”, ha “affermato l’importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”

Alla stregua di un parente o congiunto, nell’ospedale di Varese, saranno ammessi cani dei pazienti.

L’auspicio è che tale sentenza, che fungerà da precedente, troverà accoglimento nelle altre strutture sanitarie del resto del nostro paese.

La visita di un amico o parente, solleva il morale del malato che, a causa della malattia, si trova in una delicTribunale di Varese, ha accolto l'istanza di una donna anziana ricoverataata situazione di depressione fisica che porta spesso alla depressione morale o ad un abbattimento dello spirito che certo non giova al paziente.

Il riconoscimento del supporto, a livello psicologico, degli animali nei confronti dei malati non è un concetto nuovo, poiché sta alla base della Pet Therapy, già adottata in molte strutture sanitarie.

A maggior ragione, il beneficio aumenta quando l’animale è il nostro caro amico con cui condividiamo la vita.

Quanto alle motivazioni sanitarie, il Giudice si è espresso stabilendo un’importanza secondaria rispetto alle necessità affettive dei pazienti. Fermo restando le dovute precauzioni, i malati ricoverati devono poter essere moralmente sollevati, dall’incontro con il proprio pet.

Si fa menzione nella sentenza dei “cambiamenti sociali” che avrebbero portato ad una maggiore sensibilità verso gli animali e dunque ad una rivisitazione e rivalutazione del loro ruolo nella vita di chi con loro condivide la quotidianità.

Un cane o un gatto, un animale domestico, sono un valore aggiunto nella vita di ciascuno: bambino, adulto o anziano. Privare della loro presenza e del loro affetto un malato, che, in un momento tanto sconvolgente della vita, ha la necessità di sentirsi accolto, amato e oggetto di affetto, equivale ad una crudeltà!

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