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Melania Rea: chiuse le indagini, prove indiziarie contro Salvatore Parolisi

Federica Federico

di Federica Federico

12 Gennaio 2012

Omicidio Melania Rea: si chiudono le indaginiprove indiziarie contro Salvatore Parolisi

Sono terminate le indagini sull’omicidio Rea; la conclusione di esse, attesa già dalla fine di dicembre, arriva dopo lunghissimi mesi di accertamenti ed esami medico – scientifici condotti sul cadavere, sui luoghi del delitto, sui telefoni cellulari della vittima e dell’indagato, sui personal computer e sulle tracce web.

La Procura di Teramo presto formalizzerà la chiusura delle indagini, l’atto ufficiale si attende per la fine della settimana.

Chi ha ucciso Melania?

Le indagini indicano un unico possibile colpevole: Salvatore Parolisi, marito della vittima e già in stato di detenzione col sospetto di avere ucciso sua moglie.
Salvatore Parolisi sarà, dunque, rinviato a giudizio, processato per l’omicidio di Melania Rea e per il vilipendio del suo cadavere.

Manca, tuttavia, una prova regina. Non c’è tra le risultanze investigative una prova capace di dimostrare senza dubbio alcuno che Salvatore Parolisi abbia di fatto ucciso sua moglie e ciò malgrado l’estensione dell’attività investigativa, l’approfondimento delle indagini e l’attenzione rivolta ad ogni aspetto della vita dei protagonisti. Quello contro Salvatore Parolisi si annuncia come un difficile processo indiziario.

Posto che Salvatore continua a dichiarare la propria innocenza ed estraneità all’omicidio, quali sarebbero gli indizi chiave e quali le risultanze investigative relative ad essi?

  • Nessuno ha visto Melania a Colle San Marco nel giorno dell’omicidio, il 18 Aprile 2011;
  • Pollini sotto le scarpe;
  • Celle telefoniche;
  • Modalità dell’aggressione;
  •  Bacio della morte.

prove indiziarie contro Salvatore Parolisi Tutto parte, almeno secondo il racconto di Parolisi, dalle altalene di Pianoro di Colle San Marco, perché lì la famiglia si sarebbe trovata nel giorno del delitto e da lì sarebbe scomparsa Melania. Ma a Pianoro di Colle San Marco quel giorno Melania non l’ha vista nessuno o comunque nessuno è in grado di testimoniarne la presenza certa.
– In quel pomeriggio del 18 aprile 2011, Alfredo Ranelli, il proprietario del chiosco di Colle San Marco, avrebbe visto Salvatore Parolisi con sua figlia Vittoria alle altalene, accanto a lui una donna vestita come Melania ma non necessariamente o certamente corrispondente alla povera moglie.
Ecco cosa dichiarò testualmente Ranelli: «Ho visto Parolisi far giocare alle altalene la figlia. Accanto a lui c’era una donna vestita come Melania».
– Sul Pianoro, in quella stessa giornata ed in quelle stesse ore, era presente anche una scolaresca, lo testimoniano più foto scattate dai medesimi studenti mentre sostavano sui prati a pochi passi dalle altalene, giocando a pallone e ridendo vivacemente. Nelle foto, consegnate agli inquirenti, non c’è traccia della famiglia Parolisi – Rea.
Di contro, la presenza di questi giovani non è stata menzionata da Salvatore Parolisi, né i ragazzi hanno visto l’ex caporal maggiore, Vittoria o Melania.

Invero la scolaresca rappresenta per sua stessa natura una presenza “ingombrante” e difficile da trascurare. Il fatto che Salvatore non l’abbia vista e non sia stato visto da nessuno dei giovani sul prato avvalora il sospetto che il Parolisi e la sua famiglia non siano mai stati sul colle?

– Durante le ricerche i cani molecolari hanno fiutano lavittima nelle zone adiacenti le altalene di Colle San Marco e sono arrivati a seguirne le tracce sino al movimento ai caduti.

prove indiziarie contro Salvatore Parolisi Si sbagliano o rintracciano odori ed indizi pregressi? Melania e la sua famiglia, infatti erano stati alle altalene di Colle San Marco pochi giorni prima, lì avevano partecipato ad una gita con i colleghi di Salvatore e le loro famiglie.
Esiste, tra l’altro, un video di quella scampagnata tra amici ed è un girato “inquitante” perché riprende Salvatore mentre fa le stesse cose che avrebbe fatto – secondo le sue ricostruzioni – nel giorno dell’omicidio. Nello spezzone video si vede Parolisi spingere Vittoria sulle altalene.

video parolisi pochi giorni prima delitto La particolarità che impressiona è che l’uomo è vestito proprio come nel giorno della morte della moglie: indossa un completino sportivo nero con strisce bianche laterali sui pantaloncini. Maglietta e pantaloni sono estivi, la maglia è a mezze maniche e i pantaloncini sono corti (a Pianoro il 18 Aprile non faceva un caldo tale da giustificare un simile vestiario).
Qualcuno ha avanzato un sospetto: << E se Salvatore – nel giorno della gita – avesse indossato quegli abiti con il preciso scopo di “creare su di essi le tracce di Colle San Marco”, esattamente con l’intento di utilizzarli come cambio dopo l’omicidio?>>  – Tale sospetto è ciò che rende “inquietante” il video.

Gli inquirenti hanno esaminatole tracce lasciate dal telefono di Melania nel giorno della sua morte.
prove indiziarie contro Salvatore ParolisiIl cellulare di Melania ha prevalentemente agganciato le celle di Ripe di Civitella, luogo ove fu rinvenuto il corpo; una sola volta tra le 14:53 e le 14:56 ha rintracciato una cella di Pianoro San Marco, la N°451 – che è precisamente quella che copre l’area intorno al movimento ai caduti, luogo ove si sono fermati i cani molecolari.

Come si fa a stabilire se Melania fosse in quei minuti a Pianoro San Marco, se stesse percorrendo la via indicata dal marito nelle sue ricostruzioni o se la cella è stata agganciata dal suo telefonino malgrado l’apparecchio si trovasse a Ripe?

Intanto i tracciati telefonici e le indagini scientifiche sui luoghi del delitto hanno dimostrato che il cellulare di Melania è stato “spostato”, al momento del ritrovamento giaceva in un luogo ed in una posizione diversi da quelli in cui presumibilmente stava nei due giorni precedenti (18 e 19 aprile). Potrebbe averlo mosso chi ha ritrovato il cadavere. Ma ciò non può essere confermato perché chi avvistò il corpo di Melania inerme fece una “misteriosa” telefonata anonima e mai si è fatto avanti per chiarire i termini del rinvenimento.

Il 30 maggio 2011 gli investigatori operarono una importante simulazione:  con un telefono identico a quello di Melania effettuarono 24 telefonate di prova dal luogo del delitto: hanno dimostrato che le telefonate compiute da Ripe possono agganciare la cella 451. È dunque difficile stabilire con certezza attraverso le tracce telefoniche ove fosse Melania –  la difficoltà è data dalla “sovrapponibilità” di quella cella di Pianoro San Marco – zona monumento dei caduti – alle celle di Ripe.

cadavere di Carmela Rea Ed anche i pollini repertati sotto le scarpe di Melania non sembrano in grado di risolvere il mistero della “collocazione della vittima”.
In un primo momento si era diffusa la notizia della estraneità dei pollini repertati sotto le scarpe di Melania ai luoghi di Pianoro di Colle San Marco, pareva, cioè, che il terriccio e i residui di polline identificati sotto le suole delle scarpe della vittima non potessero che provenire da Ripe.
In realtà le analisi conclusive non determinano una appartenenza certa dei pollini e del terriccio né a Ripe né al Pianoro, indicano, invece, la possibilità che quelle calzature abbiano camminato nell’uno o nell’altro posto indifferentemente.

La posizione del corpo di Melania, il trucco intatto ed i pantaloni pedissequamente arrotolati come per non sporcarsi nell’atto di urinare lasciano pensare ad una aggressione improvvisa e letale ma condotta da una persona di cui Melania si fidava e con cui era in intima confidenza.

Dentro la bocca di Melania è stato ritrovato il Dna di Salvatore. Questa traccia è tristemente nota col nome di Bacio della Morte perché simili tracce di Bacio della Morte melania reamateriale genetico potrebbero permanere in bocca solo se fissate sulle labbra della vittima al momento della morte (un bacio sull’ultimo soffio di vita o una mano sulla bocca per impedire urla), anche un bacio dato ad un soggetto in vita non lascia quella tracce giacché esse tendono ad essere spazzate via e “pulite” dalla saliva, dalla deglutizione, dalla parola e dal respiro.
Le tracce di Dna femminile rinvenute sotto l’unghia di Melania apparterrebbero alla sua estetista di Somma Vesuviana che qualche giorno prima le aveva curato le mani.
Quelle rinvenute sulla biancheria della vittima sarebbero riconducibili alla vicina di casa dei Parolisi, che praticava la famiglia e pare aiutasse Melania a stirare.
I cinque capelli repertati sul corpo della vittima sarebbero del medico legale che per prima ha valutato il corpo.

  • Cosa Reasta?
    • Resta il comportamento biasimevole di un marito bugiardo e traditore e restano, forse, dei segreti mai rivelati.
    • Resta il mistero sugli abiti dell’assassino e quello sul ritrovamento del cadavere … chi ha ritrovato Melania, come l’ha vista, cosa ha notato?
    • Resta l’incertezza dei tabulati telefonici e dei pollini associata all’assenza di un qualunque testimone che collochi la famiglia Parolisi sul Pianoro o ne escluda la presenza.

    Restano, insomma, molti dubbi e tante possibilità aperte.

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