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Bambino e parolacce: cosa fare quando il bambino dice le parolacce

di Dott. Giuliano Gaglione

23 Gennaio 2012

Educare bene un bambino è un lavoro difficile e complessoEducare bene un bambino è un lavoro difficile e complesso.

I piccoli, i nostri figli, quelli che abbiamo cullato, rassicurato ed amato, presto – a volte assai prima di quanto non ci aspettiamo né prevediamo – dimostrano di avere un proprio carattere, un’indole del tutto personale e particolare, spesso diversa dalla nostra, ribelle o lontana dall’indirizzo che credevamo di aver dato loro.

Come deve reagire un genitore ai primi comportamenti intemperanti di un figlio? Cosa si deve fare quando il bambino pronuncia le prime parolacce o si pone nel rapporto con gli altri in modo ineducato e sgarbato?

Abbiamo chiesto consiglio e conforto al nostro esperto psicologo, il dottor Giuliano Gaglione. Ecco i suoi consigli:

Spesso all’interno di nuclei familiari si creano situazioni in cui difficilmente si trovano delle soddisfacenti vie di uscita; una di queste può essere una certa difficoltà nel creare delle relazioni equilibranti fra genitori e figli.
Talvolta accade che molti genitori non riescano a trovare un’intesa perfetta con la loro prole in quanto contraddistinta da uno stile comportamentale differente dal proprio, per cui si sfocia nei litigi, nelle discussioni nonché anche nelle famose sculacciate.
La letteratura ci insegna che alcune caratteristiche comportamentali fanno parte del bagaglio naturale di cui è fornito qualunque essere umano; pertanto sarebbe un’ utopia cambiare completamente il carattere di un individuo, anche se molto piccolo d’età; ciò su cui si può lavorare è adattare il temperamento dell’infante ad uno stile relazionale accettabile.

Personalmente reputo che occorra utilizzare uno stile genitoriale improntato Educare bene un bambino è un lavoro difficile e complessosulle due D: dolcezza e decisione; ovvero, nel momento in cui un genitore si rapporta con il suo piccolo deve rivolgersi in toni affettuosi, dolci, sensibili rimarcando tuttavia la sua autorevolezza all’interno della diade.

Un esempio lampante che mi viene in mente può essere rappresentato dall’utilizzo di parolacce da parte dei bambini. Questi ultimi possono apprendere tale linguaggio da più fonti: dai compagni di classe, da quelli di giochi, per strada, ma anche dai genitori stessi. Inoltre si possono ascoltare parolacce in TV e al cinema oppure se ne possono leggere per strada e la cosa preoccupante è che l’utilizzo del  turpiloquio si sta diffondendo anche nei bambini di circa 3-4 anni di età.

Difatti spesso sin da questa epoca di vita  si usano tali termini, di cui a volte si ignora il significato, per potersi sentire al centro dell’attenzione; tuttavia a volte le reazioni genitoriali sono inappropriate, ad esempio essi sono troppo permissivi e “ci ridono su” oppure li rimproverano aspramente e spesso pubblicamente; altre volte può capitare che ignorino totalmente la parolaccia espressa dal figlio arrivando perfino minacciarlo o addirittura percuoterlo.

Il primo consiglio che mi viene in mente senza pensarci due volte è quello di evitare di “usare le mani”: questa tecnica anche se rapida e sbrigativa, comporta nel bambino dolore fisico e sofferenza mentale, per cui quest’ultimo si concentrerà maggiormente sulla sofferenza inflitta piuttosto che sulle motivazioni del dissenso genitoriale.
Detto questo, penso che un elemento cardine nell’educazione dei figli è quello di instradarli lungo un percorso di una crescita efficace; per tal motivo è utile stabilire delle regole che favoriscono il rispetto e, in senso lato, il benessere sia verso se stessi che verso gli altri.

Nel momento in cui si presentino situazioni che infrangano le regole prestabilite, per prima cosa non bisogna eccedere nella rabbia ma chiamare il bambino in disparte e farsi raccontare per bene com’è sorta quella spiacevole situazione e in quale circostanza;  ad esempio, quando e dove ha udito una Educare bene un bambino è un lavoro difficile e complessodeterminata parolaccia.

Successivamente il genitore deve spiegare, sempre con la mia personalissima tecnica delle 2D, che pronunciare tali termini non giova né a se stessi né agli altri, è importante chiedere cosa il bambino pensi riguardo a quanto detto e se ne è d’accordo o meno. In tal modo oltre all’apprendimento di regole, nel bambino si insegna anche l’importanza dello spirito di condivisione; è necessaria inoltre la chiarezza e la determinazione in quello che si dice ai propri figli, in quanto per loro i genitori sono dei veri e propri punti di riferimento, un esempio da seguire.

Nel momento in cui si ripresentino situazioni analoghe a quella appena descritta, sarebbe opportuno continuare a parlarne e magari analizzare in prima persona i luoghi in cui si verificano questi episodi poco piacevoli. Qualora si riscontri che nel bambino si riducono espressioni poco eleganti è bene lodare questa evoluzione dimostrando fierezza e soddisfazione.

Nonostante abbia fornito degli elementi a mio avviso utili nel momento in caso di dissapori nel rapporto genitori-figli, non credo ci sia una linea standard da seguire, in quanto ogni famiglia, ma soprattutto ogni individuo è un elemento a sé stante, per cui non c’è una linea educativa oggettiva, ma bisogna sempre tener presente tutti i fattori e le circostanze scatenanti un determinato comportamento.

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