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Costa Concordia l’inchino causa l’incidente: tutta la verità sulla pratica degli inchini

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

24 Gennaio 2012

saluto all'isola giglioTra le tante domande ed ipotesi che affiorano nell’ inchiesta in atto per il naufragio della nave da crociera Costa Concordia, arenatasi di fronte le coste dell’ isola del Giglio la notte tra il 13 e il 14 gennaio, dopo un violento impatto con le rocce dell’ isola delle Scole che ne ha causato uno squarcio sul fianco di circa 70 metri, una su tutte ha catalizzato l’attenzione mondiale: la pratica dell’ inchino.

È stata così definita la manovra di avvicinamento alla costa isolana effettuata dal comandante Francesco Schettino, che voleva rendere omaggio agli abitanti del Giglio e all’ ex comandante della Costa, Mario Terenzio Palombo.

Quest’ ultimo si è ritrovato ad essere, nel giro di pochi giorni, uno dei testimoni chiave dell’ inchiesta sul disastro, a causa del suo libro “La mia vita da uomo di mare”, edito nel 2008 dalla casa editrice Innocenti di Grosseto. Una sorta di libro memoriale, un diario nel quale Palombo racconta i suoi trascorsi di comandante a bordo delle navi Costa.

Come mai questo libro, sconosciuto a molti, viene menzionato a distanza di ben 4 anni dalla sua pubblicazione?

Semplice, è la testimonianza scritta che la pratica degli inchini veniva fatta da tempo ed era nota anche agli alti dirigenti della compagnia navale.

Ne citiamo alcuni passi:

concordia inchino all'isolaVerso le 22.00 ebbi anche l’opportunità di passare davanti al porto del Giglio, rallentare sensibilmente la velocità, transitare molto rasente alla costa e salutare la mia isola. Era la prima volta che una nave così grande, l’ammiraglia della “Costa” e della flotta italiana, passava così vicino e salutava la popolazione accorsa sul molo. Una grande emozione”. (1° ottobre 1993)

Alle 9 si partì per Civitavecchia, dov’era prevista una cena di gala. Avevo espresso la mia contrarietà quando l’allora responsabile dell’ufficio Pippo Costa me lo aveva proposto. Era uno scalo a rischio, la nave per entrare doveva evitare le secche e retrocedere per 600 metri a marcia indietro. Costa mi disse che la nostra entrata nel porto era importante”.

Puntai sulle Scole rallentando gradualmente la velocità… la gente che era alle finestre segnalò la sua presenza accendendo e spegnendo le luci. Fu una bella emozione”. (21 novembre 1998)

Bisogna aggiungere altro?

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