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Movimento dei Forconi, aggiornamenti sciopero autotrasportatori

Licia

di Mamma Licia

24 Gennaio 2012

movimento dei forconi, aggiornamenti sciopero autotrasportatoriMovimento dei forconi in Sicilia ha lasciato il segno

Nonostante i tir abbiano deciso di allentare un po’ la morsa, riprendendo a circolare su strada e trasferendo la loro protesta a Roma, i disagi che il blocco degli autotrasportatori ha causato si sentono e si vivono ancora.

Nei distributori di benzina, dove lunghe code di autovetture stazionano nella speranza di riempire al più presto i serbatoi, anche in vista del temuto sciopero dei benzinai, già indetto dalla categoria ma ancora senza data.

E nei supermercati, dove gli scaffali di alimenti freschi e indispensabili sono tuttora vuoti. Ma in Sicilia il peggio sembra essere passato, adesso la protesta si è spostata nel resto dell’Italia. E se per far parlare del Movimento dei Forconi nell’Isola ci sono volute tante parole di rabbia e altrettante pagine di ribellione su fb (la stampa nazionale ha volutamente ignorato per giorni quel che stava accadendo in Sicilia), è bastato invece un giorno di blocco dei tir nel resto del Paese per smobilitare il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che ha subito assicurato che “non saranno tollerati”; il Garante sugli scioperi, che ha chiesto la precettazione ed ha parlato di blocchi “inaccettabili”; il ministro dei Trasporti, che li ha definiti “ingiustificati”. E al Viminale si sono subito riuniti due gruppi di lavoro che vigilano, uno, sull’ordine pubblico e, l’altro, sulla circolazione.
Ieri l’Italia s’è fermata. Gli autotrasportatori protestano contro gli aumenti del gasolio, dei pedaggi autostradali e dell’Irpef ed hanno bloccato caselli autostradali e tangenziali. E le prime conseguenze dei blocchi si avvertono già oggi: si fermeranno, infatti, gli impianti Fiat di Melfi (a partire dal primo turno di mattina), Cassino, Pomigliano, Mirafiori e Sevel Val di Sangro.
È bastato attraversare lo Stretto per far smuovere tutta l’Italia e far tremare gli italiani: i mugnai hanno lanciato l’allarme “pane e pasta”, a rischio se nelle prossime 24 ore non verrà ripristinata la normale circolazione dei camion; i sindacati non ci stanno; l’Authority di garanzia sugli scioperi ha chiesto la precettazione e annuncia che “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare” alle organizzazioni dell’autotrasporto responsabili del fermo nazionale”; Confindustria ha chiesto al Governo di “ripristinare immediatamente la normalità dei trasporti stradali. Un fermo dei servizi non può trasformarsi in blocchi illegali, che impediscono alle imprese di poter svolgere liberamente le proprie attività e ai cittadini di circolare sulla rete stradale”.
Ma l’ala dura del movimento di protesta è decisa a continuare, almeno fino a venerdì.
Una decisione non condivisa dall’Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci di cui fanno parte Confartigianato Trasporti, Cna Fita, Fai, Fiap L., Sna/Casartigiani, Unitai, che ritiene questa protesta inutile ed ha deciso pertanto di non parteciparvi.

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