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Iperattività infantile sintomi

Simona

di Mamma Simona

01 Febbraio 2012

Molte mamme definiscono il proprio figlio “iperattivoMolte mamme definiscono il proprio figlio “iperattivo” con riferimento alla vivacità che lo distingue. In realtà vivacità è spesso sinonimo di curiosità, che a sua volta dimostra un buon grado di intelligenza del bambino, di sete dell’apprendere, di sperimentare di mettersi in gioco.
In linea di massima parlare di vivacità di un bambino richiama una connotazione positiva, sicuramente apprezzabile; anche se l’esuberanza di un bambino vivace necessita di essere contenuta da regole precise, chiare e ben “posizionate” (i famosi paletti) entro i quali il bambino potrà muoversi, manifestando la voglia di gioco, l’esternazione dei propri sentimenti ecc…Questo lavoro costante dei genitori è alla base del processo educativo, in assenza del quale il bambino cresce senza regole o perlomeno non abituato a rispettarle e dunque con probabili difficoltà una volta adulto.
Il livello di vivacità di un bambino dipende molto da come l’adulto, che gli è vicino, lo interpreta. E’ un concetto personale, dipendente dal vissuto e dalla struttura dell’adulto: un papà si caratterizzi per rigore e ordine, preciso e meticoloso, ha un livello di sopportazione della vivacità del figlio più basso, rispetto ad un papà più compiacente.
Quanto all’irrequietezza del bambino, vale sicuramente la pena valutarla all’interno del suo habitat, tenuto conto degli stimoli che riceve, dell’ambiente che frequenta, della struttura sociologica, e delle dinamiche che gli appartengono.
Più in generale la differenza tra la normale vivacità, che è giusta parte integrante di qualsiasi bambino, e il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) è riscontrabile in alcuni atteggiamenti che devono fungere da campanello di allarme.
Il bambino mostra evidente difficoltà di attenzione, fatica a concentrarsi e dunque portare a termine un lavoro, un’attività (il risultato è approssimativo, con numerosi sbagli ed errori). E’ spesso distratto e sembra non prestare attenzione a ciò che gli si dice.
Il comportamento iperattivo è intuibile per l’evidenza di un’attività motoria esagerata. Si tratta di bambini adrenalinici, con l’argento vivo addosso. Molto agitati, faticano anche solo a stare seduti sulla sedia a scuola, l’impulso di alzarsi, voltarsi, dondolarsi, è più forte di loro. Ogni occasione è buona per distrarsi.Molte mamme definiscono il proprio figlio “iperattivo
A volte questi atteggiamenti sono accompagnati da un’ inosservanza delle regole e dei ruoli che vengono percepiti come altamente fastidiosi; il richiamo all’osservanza delle regole può generare collera e aggressività.
Sono bambini con difficoltà scolastiche, apprendere diventa una difficile attività che richiede metodica e concentrazione, che agli iperattivi di solito manca. Anche solo “organizzare” i compiti diventa un’impresa. Il materiale scolastico non è trattato con cura, spesso vengono persi oggetti, appunti, libri e quaderni.
In un quadro simile è facile subentri frustrazione, scarsa autostima, irascibilità, sbalzi di umore; che sono causa di difficoltà a stringere rapporti di amicizia; anche perché i termini di gioco del bimbo iperattivo sono molto dinamici, l’alternativa, con giochi tranquilli, non è contemplata. Attendere il proprio turno è snervante, e difficilmente trattiene l’invadenza nei confronti degli altri.
Il bimbo iperattivo, parla molto, a volte in modo non pertinente o con interventi fuori-luogo.
Il disturbo da iperattività colpisce maggiormente i maschi piuttosto che le femmine, con una proporzione 10:1.
I sintomi sono già riconoscibili dai 3 anni di età, ma è solo con l’età della scolarizzazione, quando subentrano problemi di rendimento, che viene di solito diagnosticata.
Con l’età adulta e una certa consapevolezza sviluppata, i sintomi tendono a sparire.
Le cause sono sconosciute ma sembra possa esistere una predisposizione genetica; anche fattori ambientali possono influire sull’insorgenza del disturbo: esposizione a fumo e alcol (gravidanza e infanzia), violenze subite, molte ore di televisione al giorno.
Tre sono le parole chiave che riassumono i comportamenti del bimbo che soffre di deficit di attenzione: l’iperattività, l’impulsività e la mancanza di attenzione.
Ovviamente ci possono essere periodi nella crescita di un bimbo in cui si manifestino uno o tutt’e tre questi comportamenti dovuti a stress di crescita o a un motivo particolare che condiziona la vita del bambino. Per parlare di ADHD, le costanti devono perdurare nel tempo ed essere evidenti.
Una volta accertato il disturbo, lo strumento terapeutico può essere condizionato da diversi fattori: chi si relaziona col bambino assume dei comportamenti a propria discrezione che influiscono notevolmente sui risultati delle terapie.
E’ giusto percorrere una strada univoca intrapresa dagli educatori (genitori, insegnanti, terapeuta). A dirsi sembra facile, ma calandosi nella situazione, è immaginabile che il comportamento degli educatori subisca mutamenti a seconda degli stimoli: l’esuberanza caratteriale, i brutti voti a scuola, gli scatti d’ira fanno passare da una reazione compiacente a una di punizione.
Molte mamme definiscono il proprio figlio “iperattivoA volte, nei casi più estremi, può essere utile, provate tutte le altre alternative, una terapia farmacologica che aiuti a controllare le manifestazioni del bambino oltre a un training educativo.
Anche i familiari del bambino devono essere “educati” ad affrontare e gestire il problema in ogni sua sfaccettatura.
La scelta di un indirizzo comune serve come rinforzo per gestire comportamenti esuberanti, a volte prevenendoli, a volte utilizzando i più idonei sistemi comunicativi per ottenere una buona efficacia. Questo percorso porta il bambino ad un apprendimento educativo che gli permette di vivere più serenamente, che è l’obiettivo della terapia.
Anche l’intervento sull’ambiente può essere utile: limitando gli stimoli, il bambino può concentrarsi meglio; tramite tecniche impartite (modeling e role playing) può interrompere le attività più agitate, concedersi delle pause prevenendo gli accessi di ira; migliorare la qualità del sonno.
La coscienza di sé e del proprio agito sono l’ultimo step al quale approdare e che consentono di scegliere modelli alternativi rispetto ai propri consueti.

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