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Melania Rea: dal delitto al processo a Salvatore Parolisi

Federica Federico

di Federica Federico

02 Febbraio 2012

dal delitto al processo a Salvatore Parolisi, storia di un omicidioMelania Rea: tutto il racconto data per data e con documenti video, ricostruzione dal delitto al processo a Salvatore Parolisi

Melania Rea, all’anagrafe fu Carmela Rea; il suo nome, che oggi è tristemente noto, evoca il tradimento, la sofferenza ed  il sangue, infatti questa giovane donna e mamma ha violentemente ricevuto la morte per mano di un assassino feroce. Melania Rea è morta il 18 aprile 2011 quando ancora non aveva compiuto 29 anni. E il suo omicidio è divenuto “un caso”, un  tragico caso di cronaca nera.
Sulla vita di Melania le ombre dei tradimenti del marito e su di lui, Salvatore Parolisi, caporal maggiore dell’Esercito italiano, l’onta di adulteri, infamie ed inganni, ma soprattutto il peso del sospetto: pare – stando alla ricostruzione della Procura che oggi lo accusa – che ad uccidere la giovane donna sia stato proprio lui, il compagno e l’amore di sempre, il padre della loro bambina.

Melania lascia una figlia, che all’epoca del delitto aveva appena 18 mesi.  Questa bambina, Vittoria è il suo nome, presto o tardi, chiederà come è morta sua madre. La giustizia oggi, facendo il suo corso, è indirettamente chiamata a risolvere anche questa domanda nell’interesse di Vittoria, dei familiari di Melania e nel rispetto della sua memoria.
Inoltre, dinnanzi a delitti tanto efferati con radici penetrate profondamente in dinamiche familiari complesse ed alterate dalla bugia e dal dolore, l’opinione pubblica si turba e si scuote chiedendo anch’essa giustizia. Nella pena il cittadino comune vede ristabilito “l’ordine morale” ed affermata la giustizia della “regola sociale”. Ed ecco dunque perché l’attenzione collettiva intorno a fatti tanto cruenti e dolorosi è sempre alta. Ciò al di là della diffusa tendenza al processo mediatico che è il risultato, diverso ed ulteriore, della moderna informazione.

  • Ma chi ha ucciso Melania Rea, quale pista hanno seguito gli inquirenti e come si è giunti ad accusare il marito, Salvatore Parolisi?

Melania Rea scompare il 18 aprile 2011 e viene ritrovata cadavere due giorni dopo:
di fatto il corpo di Melania Rea è stato rinvenuto senza vita in zona Ripe di Civitella (provincia di Teramo) due giorni dopo una misteriosa ed anomala sparizione avvenuta, secondo la ricostruzione del marito, presso le altalene di Pianoro di colle San Marco.

Melania Rea è originaria di Somma Vesuviana nel napoletano, al momento della morte viveva a Folignano  (Ascoli Piceno) insieme al marito ed alla figlioletta.
Aveva lasciato il suo paese natale da un anno circa, il trasferimento era stato dettato da una scelta d’amore fatta  per vivere accanto al marito che di professione faceva l’addestratore di reclute col titolo di Caporal Maggiore dell’Esercito Italiano presso la caserma di Ascoli Piceno,  235° Rav Piceno.

Tutto ha inizio nel giorno del 18 aprile 2011:
intorno alle 13:30 Melania parla al telefono con sua madre, la loro sarà una semplice ed ordinaria conversazione tra madre e figlia in nulla diversa dalle consuete telefonate che quotidianamente le due donne si scambiavano.
Parlando Melania comunica alla mamma che sta per uscire con la sua famiglia per una passeggiata e la meta sarebbe stata proprio il  Pianoro di Colle San Marco.

Intorno alle 15:30 dal Pianoro di Colle San Marco Salvatore Parolisi dà l’allarme: “Me l’hanno presa”, Melania non si trova più, è scomparsa.

Parolisi sostiene di essere arrivato a Colle San Marco con sua moglie e sua figlia, racconta di avere sistemato Vittoria sull’altalena e di averla spinta (per circa 20 minuti, un tempo decisamente lungo, difficilmente una bimba di 18 mesi resiste su un’altalena per più di 5minuti), proprio mentre il padre intratteneva la piccola, Melania si sarebbe allontanata per andare alla toilette, probabilmente quella del ristorante ‘Il Cacciatore.

Un’amica di Melania – con cui la donna doveva vedersi – la chiama inutilmente al cellulare, sono le 14:40. Salvatore non ha ancora chiesto aiuto né ha allertato i soccorsi.
Alle 15:26 il cellulare di Melania squilla di nuovo ed è la prima chiamata del marito che la starebbe cercando, ma la donna era già morta e quella telefonata è, ovviamente, rimasta senza risposta.

Sin dalle primissime battute il racconto di Salvatore Parolisi appare poco preciso e poco convincente:
Melania si sarebbe allontanata dalle altalene per raggiungere la toilette, nel farlo – stando alle indicazioni del marito – avrebbe scelto una via “difficile”, impervia e lunga, trascurando il fatto che il ristorante ‘Il Cacciatore poteva essere raggiunto in minor tempo e con maggiore facilità passando per una strada più breve e meno complessa. Questo dato non è trascurabile giacché Melania e Salvatore conoscevano bene la zona.

  • Per quale ragione Melania avrebbe scelto la strada più lunga?

Melania, al momento del ritrovamento, non aveva né borsa né danaro.

È possibile che per andare al bagno non le occorresse nulla? La madre, conoscendone l’indole, ha escluso che sua figlia potesse entrare nella toilette senza portare con sé la sua borsa.
Il marito le avrebbe domandato un caffè, ma senza danaro Melania come avrebbe potuto soddisfare quella richiesta?

La ricostruzione dei fatti operata da Parolisi vacilla quando nessun testimone ricorda di avere visto Melania a Colle San Marco in quel pomeriggio del 18 aprile.

Due sono i giorni di ricerca.
Il marito non batte il territorio insieme alle squadre, ma si rifugia in caserma. In quelle ore si preoccupa di cancellare il suo profilo Facebook e crede di eliminare tutte le tracce web e telefoniche capaci di rivelare il suo lungo legame con l’amante, la soldatessa Ludovica P.

Il cadavere di Melania viene rinvenuto grazie ad una segnalazione anonima. Il 20 aprile una telefonata indica il luogo ove giace il corpo di una donna. Non è dato sapere chi e come abbia ritrovato il corpo. Gli inquirenti potrebbero trarre vantaggio dal racconto dell’anonimo telefonista ma di lui non c’è traccia alcuna.

Dal corpo, martoriato e sfigurato, si evince che  Melania è stata aggredita alle spalle dal suo assassino.
La donna probabilmente doveva effettivamente urinare e di fatto si sarebbe abbassata da sola i pantaloni chinandosi per fare la pipì.
I pantaloni erano precisamente arrotolati sul corpo di Melania, la loro “sistemazione” non pare lasciare dubbi: la donna li avrebbe abbassati da sola, serenamente con attenzione e cura per non sporcarli né sgualcirli. Chiaro è che se una donna si spinge ad urinare dinnanzi a qualcuno certamente si trova di fronte ad una persona con cui ha particolare confidenza.
Chi l’ha uccisa ha in prima battuta operato un tentativo di ‘scannamento’ andato fallito, la donna, infatti, sarebbe fuggita ma immediatamente dopo il primissimo ed istintuale tentativo di fuga, impedita nei movimenti dai pantaloni abbassati, Melania sarebbe caduta. Ed  a terra sarebbe stata subito raggiunta ed uccisa da una lunga serie di coltellate. Il trucco sul volto di Melania non presentava sbavature, da ciò si evince che non ha pianto, probabilmente non ne ha avuto il tempo.

Il 22 aprile  Salvatore Parolisi viene condotto nei luoghi dell’assassinio della moglie e lì ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti.

È il giorno delle bugie: Parolisi nega di avere mai intrattenuto alcuna relazione extraconiugale; dichiara di aver vissuto e di star vivendo un matrimonio felice; sostiene di non usare facebook; afferma che proprio lì, nel posto esatto in cui la moglie è stata uccisa, loro – i coniugi felici – si erano appartati pochi giorni prima e avevano consumato un rapporto non protetto (anche se non completo).
Di fatto Parolisi ha più volte tradito Melania ed al momento della morte della moglie manteneva una stabile relazione extraconiugale che andava avanti da ben 2anni; usava facebook ove aveva un profilo sotto “falso nome” con il quale intratteneva conversazioni con l’amante; Melania era pronta a ritornare alla casa paterna, sapeva della relazione del marito e si era anche “scontrata” telefonicamente con la giovane soldatessa. Inoltre i luoghi della morte di Melania sono finitimi ai campi di addestramento delle reclute militari, sono, cioè, luoghi noti al Parolisi.

I sospetti crescono intorno a Salvatore Parolisi e tra il  10 e l’11 maggio l’uomo viene interrogato due volte e per molte ore.
Gli interrogatori si tengono nella caserma dei carabinieri di Castello di Cisterna, in Campania, se ne occupa pm Umberto Monti.

A Parolisi viene chiesto di consegnare gli indumenti e le scarpe che indossava nel giorno della scomparsa della moglie. Su quegli abiti i Ris non troveranno alcuna traccia dell’omicidio. Sono vestiti “particolari” si tratta di un completino sportivo con pantaloncini corti e maglietta a mezza manica. Ma quel giorno a Pianoro di Colle San Marco non faceva caldo e tali capi di vestiario sembrano inadeguati al freddo del luogo.
L’accusa, puntando il dito contro Parolisi, sosterrà che l’uomo si è cambiato dopo l’omicidio, si è lavato alla fontanina presente accanto alla casupola di Ripe, si è liberato degli indumenti sporchi e dell’arma del delitto. E successivamente dalle altalene di Colle San Marco ha dato l’allarme.

Nel corso di quegli stessi interrogatori Parolisi è chiamato a spiegare come mai conoscesse dettagli del cadavere e dei luoghi del ritrovamento che pure non aveva potuto vedere (il cadavere, nel luogo del delitto, era stato mostrato per il riconoscimento a Michele Rea, fratello della vittima, ed a  Raffaele Paciolla, amico di Parolisi e di Melania). L’ex caporal maggiore mente ancora: racconta di avere visto delle foto del cadavere e dei luoghi del ritrovamento, immagini immortalate con il cellulare dall’amico Raffaele Paciolla, ma questi non ha mai scattato alcuna foto nè della casupola di Ripe né di Melania priva di vita.

Il 16 maggio Somma Vesuviana dice Addio a Melania. L’intera comunità partecipa ai funerali. Salvatore Parolisi piange abbracciato alla sorella Francesca. Si incomincia a percepire la diffidenza della famiglia Rea verso Parolisi.

Il 26 maggio Salvatore Parolisi, sebbene ancora non sia indagato, sceglie il suo collegio difensivo e nomina gli avvocati: Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.

Il 21 giugno il nome di Salvatore Prolisi viene iscritto nel registro degli indagati: è accusato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela e dalla minorata difesa, è, altresì, accusato del vilipendio del cadavere della moglie. Il corpo di Melania fu, infatti, persino sfregiato, una siringa venne conficcata sotto il suo seno ed una svastica fu impressa su una coscia della giovane, con buona probabilità tali sfregi furono perpetrati alcune ore dopo la morte della giovane e col solo intento di depistare le indagini.

Il 24 giugno Parolisi, invitato a comparire davanti ai pm della Procura di Ascoli Piceno, si avvale della facoltà di non rispondere. L’avvocato Valter Biscotti , dinnanzi alle telecamere, giustifica la scelta affermando che il suo assistito ha sopportato molte ore di interrogatorio, rispondendo e replicando sempre allo stesso modo alle domande degli inquirenti, parlerà e chiederà un nuovo interrogatorio, dunque, solo quando potrà fondare le sue dichiarazioni su nuovi e più certi elementi.

Il 19 luglio scattano le manette ai polsi di Parolisi e nell’interrogatorio di garanzia Salvatore ancora non risponde.

Il 20 luglio l’avvocato che assiste la famiglia Rea, Mauro Gionni, chiede formalmente l’affidamento della piccola Vittoria ai nonni materni. Affidamento che viene concesso e che poi sarà confermato; al momento la bambina gode delle cure amorevoli dei nonni che la legge ha riconosciuto idonee al sereno sviluppo della piccola e favorevolmente orientate al “superamento” del pesante trauma della improvvisa perdita della mamma.

Dal momento dell’arresto Vittoria non ha più incontrato il padre. Opportunità e modalità di un eventuale incontro sono state lungamente discusse. La famiglia Rea chiede di organizzare un eventuale visita in condizioni di “sicurezza” per la piccola Vittoria, ovvero fuori dal carcere per evitare alla bambina ulteriori dolori e shock, domanda, altresì, che la piccola sia preparata all’appuntamento con il padre e debitamente assistita nel corso dello stesso.

Durante l’estate i legali di Parolisi lavorano per ottenerne la scarcerazione. Il  22 agosto il Tribunale del riesame dell’Aquila si riunisce per dibattere e decidere dell’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati di Parolisi. Il Caporal Maggiore continua a professare la sua innicenza ma i giudici del Riesame respingono l’istanza. Il tribunale del riesame riconosce che “gravi indizi di colpevolezza emergono dagli atti processuali” e decide perciò che Parolisi debba restare in carcere.

Il collegio difensivo di Parolisi mette da subito in discussione il dato dell’ora della morte di Melania: contestando le risultanze medico scientifiche emerse dal referto autoptico, presentano al gip del Tribunale di Teramo, la richiesta di un nuovo incidente probatorio sul cadavere di Melania. Il 4 ottobre il gip teramano respinge tale richiesta.

Lo scorso Gennaio si sono chiuse le indagini ed il giorno 12 il Gup ha chiesto il giudizio immediato per Salvatore Parolisi. Il prossimo 27 febbraio avrà inizio il processo.

Si tratta di un processo indiziario in cui manca una prova regina capace di attribuire senza alcun dubbio la responsabilità dell’omicidio a Parolisi.

Gli indizi che portano a Salvatore Parolisi:
– il movente passionale ed economico;
– nessuno ha visto Melania al Pianoro di Colle San Marco;
– vi è nella bocca di Melania DNA di parolisi;
– vi sono sul corpo di Melania e sulla scena del delitto tracce di Salvatore.

A tutt’oggi manca l’arma del delitto, mancano gli indumenti dell’assassino e Salvatore Parolisi continua a professare la sua innocenza.

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