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Paolo Borsellino sapeva della strage di via D’Amelio e si sacrificò

Federica Federico

di Federica Federico

03 Febbraio 2012

Paolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificòIl 1992 fu l’anno della vittoria della criminalità sullo Stato, in due attentati dinamitardi, diversamente orditi ma egualmente premeditati e pianificati dalla mafia, morirono prima il Giudice Giovanni Falcone (23 maggio 1992), poi il Giudice Paolo Borsellino ( 19 luglio 1992). Le loro morti fecero tuonare l’Italia:

Giovanni Falcone morì in auto sull’autostrada palermitana, la sua vita venne spazzata via dalla detonazione di una carica di 5 quintali di tritolo, precedentemente  posizionata in una galleria scavata al di sotto della sede stradale.

La lotta alla mafia di Falcone Paolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificòfinì nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, è lì che la tristemente nota “Strage di Capaci” mise in ginocchio l’Italia e affermò la brutalità del crimine organizzato, la sua violenta tenacia e l’implacabile ricorso al sangue proprio dei mafiosi.

Il mondo degli onesti, il corso della giustizia e la speranza in un mondo migliore parvero  avviliti dal fragore della bomba, asfissiati dai fumi dell’esplosione, perduti dinnanzi al vuoto lasciato dalla morte degli agenti di scorta e della moglie del giudice che sedeva accanto a lui.

L’autostrada di Palermo si squarciò letteralmente per “risucchiare” la vita di Giovanni Falcone e con essa il rispetto della giustizia e della legalità.

Paolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificò Paolo Borsellino morì in via D’Amelio dinnanzi al portone della casa di sua madre e proprio mentre si recava ad abbracciarla come tutti i figli comunemente fanno.

Il boato della morte fu, in questa occasione, quello provocato dall’esplosione di una Fiat 126 caricata con circa 100 kg di esplosivo. L’auto deflagrò al passaggio del giudice, con Paolo Borsellino morirono anche i cinque agenti della sua scorta. Ed intorno ai loro cadaveri mutilati, vinti e soli, inermi sul manto stradale, la deflagrazione sparse e lasciò miseria e dolore.

La morte di Paolo Borsellino macchiò via D’Amelio dei colori avvilenti, dolorosi e pericolosi della guerra, quella che si vide e che oggi siamo tenuti a ricordare fu una vera devastazione morale, sociale ed economica.

Palazzi sventrati, auto distrutte, fuoco, fiamme, disperazione e lacrime, sullo sfondo, quasi fossero una colpa che l’intera comunità doveva espiare, i cadaveri dei giusti su cui il male trionfava dimostrando la sua avida supremazia.

Si torna a parlare dell’ omicidio di Paolo Borsellino, oggi 3 febbraio 2012, a distanza di 20 anni … 20 anni di ulteriori lotte alla mafia, di altri sacrifici e continue vittime.

Cosa si dice oggi del giudice Paolo Borsellino?

Il colonnello Umberto Sinico, teste della difesa nel processo Mori, avrebbPaolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificòe fatto le seguenti rivelazione:

Borsellino – avrebbe dichiarato in aula l’ufficiale – sapeva dell’attentato ma scelse il sacrificio.

Secondo Sinico verso la fine del giugno del 1992 i carabinieri avrebbero informato Borsellino dell’azione mafiosa ai suoi danni, rivelandogli le numerose voci che giravano nell’ambiente carcerario e i dettagli trapelati circa un preciso attentato nei suoi confronti (quello che poi sarebbe stato l’attentato a via D’Amelio).

Borsellino avrebbe così risposto: Lo so, lo so, devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia.

Dopo poco, il 19 luglio, si consuma la strage in via D’Amelio.

Qual è la “presunta verità” che la stampa sta facendo emergere da queste affermazioni (probabilmente interpretandole e\o banalizzandole)?

Borsellino avrebbe preferito esporsi al rischio della morte lui in prima persona e specificamente lasciarsi uccidere in via D’Amelio per “tutelare” la sua famiglia.  A Borsellino sarebbe giunta una “soffiata” sicura e circostanziata, l’informatore, secondo Sinico, era Girolamo D’Anna:

A sentire D’Anna, nel carcere di Fossombrone, andammo io – avrebbe dichiarato Sinico – Lombardo e il comandante della compagnia di Carini, Giovanni Baudo, ma Lombardo fu il solo a parlare con Girolamo D’Anna, che disse dell’esplosivo e dell’idea di attentato. Subito ripartimmo e andammo dal procuratore a riferirglielo e lui ci rispose in quel modo, di saperlo e di dover lasciare qualche spiraglio. Procuratore, risposi io, allora cambiamo mestiere.

Paolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificò

Quando Borsellino morì io avevo 14 anni, ricordo che piansi dinnanzi alle immagini che correvano sul video, dinnanzi allo sguardo degli adulti persi ed incapaci di giustificare ed anche solo di commentare

Ricordo un silenzio lungo e invincibile caduto come una maledizione nella nostra cucina, stemmo seduti, fermi e imbambolati; guardavamo la televisione e dentro il video c’era la guerra … una guerra già persa, una sconfitta epocale, un’Italia miseramente piegata e sofferente.

Quel giorno ed in quegli istanti tornò nella mia mente l’urlo di dolore di Rosaria Costa, vedova ventiduenne dell’agente di scorta Vito Schifani morto in servizio nella strage di Capaci

Per quella giovane persa che fui dinnanzi alle stragi dei giusti del 1992, per il futuro dei miei figli adesso, per il senso della storia e per l’amore dell’Italia e della sua cultura Io, umile, banale e semplice cittadina, innalzo un ideale tricolore e mi indigno dinnanzi alla diffusione di questa notizia.

Chiunque, qualunque pentito o testimone, è “libero” di affermare ciò che vuole, porre, come e quando vuole, al “servizio” della giustizia la propria verità, reale o presunta che sia. Ma chi informa, divulga le notizie o ne da conto deve avere il buon senso di valutarle e gestirle nel debito modo.Paolo Borsellino sapeva della strage di via D'Amelio e si sacrificò

Onore alla memoria di Falcone e Borsellino, onore a chi ha guardato in faccia la mafia e le ha detto “ti sfido perché credo nella giustizia e nell’amore”. Onore alle vedove, a   Rosaria Costa ed agli uomini in divisa, a chi vive per lo Stato e ne difende i valori.

Se c’è una verità dimostrata e chiara nelle stragi del 1992 è questa: Falcone e Borsellino hanno pagato con la vita l’amore per la giustizia e sono eroi dello Stato. Mai avrebbero messo a rischio la vita dei loro uomini, mai avrebbero voluto che ulteriori ferite lacerassero la loro città.

Ecco come è giusto ricordare Borsellino:

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