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Telarca precoce ricorrenti casi a Torino, aperta un’inchiesta

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

09 Febbraio 2012

bambine con seno precoceA Torino sono stati riscontrati, negli ultimi 2 anni, circa 106 casi di telarca precoce, ossia lo sviluppo delle ghiandole mammarie (seno) che solitamente si manifesta a partire dagli 8 anni d’ età.

A dare l’allarme è stato il pm Raffaele Guariniello (già nel 2003 si era occupato di casi simili, aprendo un’inchiesta sulle possibili cause che hanno dato origine a questo fenomeno) allertato da una segnalazione di un medico dell’ Ospedale Regina Margherita, circa il riscontro di questa “malattia” su di una bambina nata nel dicembre 2010.

Adesso, come negli anni passati, si ritengono responsabili di ciò soprattutto i cibi forniti ai bambini, in particolar modo gli omogeneizzati e le carni.

Questo perché?

Innanzitutto perché tutti i casi riscontrati sono riconducibili a bambine che si trovano tra l’età dell’allattamento e lo svezzamento. Il secondo motivo è la sempre più diffusa prassi, tra gli allevatori, di aiutare i loro animali ad aumentare la crescita con l’ausilio di ormoni e anabolizzanti, sostanze che, una volta macellati, finiscono per essere ingeriti assieme alle carni.

seno precoce telarcaQueste, attualmente, sono soltanto supposizioni, le stesse fatte anni addietro, alle quali il pm Guariniello cercherà, attraverso una nuova inchiesta, di trovare riscontri. Al momento si sta già provvedendo al prelievo di alcune campionature che verranno successivamente analizzate.

Ma, purtroppo, al contrario di quanto si possa pensare, il fenomeno rischia di non essere solo circoscritto alla regione del Piemonte. Infatti, alla domanda posta da affaritaliani.it al pm su come mai fossero stati riscontrati così tanti casi a Torino, Guariniello ha risposto:

Ma io non credo che i casi di telarca ci siano solo a Torino o in Piemonte. Suppongo proprio che non sia una questione ambientale. Quello che capita a Torino credo che si rispecchi in quello che capita anche in tante altre città. La differenza è che qui li cerchiamo, mentre altrove molto spesso rimangono sepolti negli archivi ospedalieri. Nessuno li va a cercare. Tra l’altro è un problema che non sempre viene riscontrato e non tutti vengono fuori. Noi cerchiamo di mantenere un controllo alto per farne venire alla luce il maggior numero possibile”.

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