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Mamme single e monogenitorialità

Federica Federico

di Federica Federico

28 Maggio 2010

Il bambino naturalmente è il risultato dell’incontro fisico di un uomo ed una donna. Quindi, in origine due sono i genitori; la vita di un bambino, tuttavia, non sempre è accompagnata da entrambe le figure che lo hanno generato.

Molte sono le mamme single: donne che da sole fanno il genitore.
E per loro la genitorialità ha una particolare connotazione perché si sviluppa e si esaurisce tutta nel rapporto esclusivo tra madre e figlio.
In pratica il bambino, nel suo processo di crescita e sviluppo, ha solo il risconto della mamma ed è la donna l’unico canale di confronto e contatto tra il piccolo ed il mondo adulto. In questo senso si parla di monogenitorialità.

Ad una donna può accadere di crescere un figlio da sola per molte ragioni. Ma le più comuni circostanze di vita paiono essere sostanzialmente due:
una mamma può trovarsi ad accudire il figlio senza l’appoggio del padre biologico perché lui non c’è mai stato. Il che avviene quando l’uomo rifiuti in radice la gravidanza della compagna e decida di andarsene senza curarsi né della donna né del suo bambino.
Diversamente, una madre può rimanere sola nella crescita e nella gestione dei figli dopo la separazione.


In questi casi la solitudine della donna è tanto più marcata quando più traumatica è stata la disgregazione della famiglia.

Con la separazione diviene inevitabile l’allontanamento materiale dell’uomo dalla casa e dai figli. Ma quando la fine dell’unione è concitata ed il livello di conflittualità tra i coniugi è alto, allora si imprime una profonda ferita, morale ed affettiva, a tutto il nucleo familiare. Una ferita difficili da sanare.

Per quanto possa sembrare incomprensibile, esistono uomini che generano figli e poi non se ne curano ed esistono uomini che, a fronte della fine di un matrimonio, non badano a preservare il loro ruolo di padre ed il rapporto con la prole.

Malgrado le tutele di legge volte a favorire sempre la bigenitorialità (dall’ affido condiviso all’accertamento giudiziale della paternità), nei casi suddetti resta un unico fatto rilevante: la donna è sola!E deve farsi carico della educazione e della crescita del figlio, sopperendo nel miglior modo possibile alla assenza del padre.

Ma la presenza di un padre è così importante?
Entrambi i genitori sono fondamentali: veicolano il bambino alla vita perché lo mettono in contatto con il mondo, gli insegnano a relazionarsi ad esso e ad averne fiducia.
Costantemente nel rapporto con il genitore il bambino si mette alla prova, traccia i limiti delle sue capacità, impara le regole della vita, distingue il giusto dall’ingiusto. In altre parole noi genitori siamo per i bimbi “palestre di vita”.

È appena il caso di sottolineare che due esperienze sono meglio di una; laddove ci sono sia il papà che la mamma il bambino ha due canali di accesso al mondo. E se questi si fondono armoniosamente è ancora meglio.

Ma come rispondere alla assenza di una figura genitoriale?
Intanto parlare ai figli con il cuore è la prima ed unica regola del buon genitore.
Una mamma sola non può e non deve chiedere a se stessa di essere anche padre. Il suo compito è fare la mamma, amare completamente e mettere il figlio nella condizione di poter ricambiare l’amore verso di lei e verso la vita. Il che si ottiene solo non inaridendo ed incattivendo il bambino.

Chiusura e rabbia possono divenire atteggiamenti di difesa del bambino,

il piccolo li può assumere anche quando interpreta  la vita da solo con la mamma come una “colpa del padre”, come una “conseguenza di un abbandono” o di “un rifiuto”.
Il bambino non deve mai avvertire il papà come un nemico. Anche l’uomo peggiore del mondo agli occhi di nostro figlio va addolcito, camuffato, edulcorato. È questo il compito più doloroso e difficile di una mamma sola. Ma è un compito importante.
Intanto il bambino piccolo non può capire le dinamiche degli adulti e se suo padre esiste al piccolo va raccontata sempre la fiaba dell’amore; un bimbo che sente il rigetto del padre si affaccia al mondo già con il timore e l’insicurezza di chi ha subito l’onta del rifiuto. Questo approccio alla vita è pericoloso, a noi mamme spetta il compito di preservare i nostri piccoli. L’amore è per loro fonte di gratificazione e da esso vengono la sicurezze e la stabilità.
In questo senso riuscire a raccontare una favola d’amore, anche se può avere il gusto della menzogna, è una opportunità che la mamma dona al bambino.
Il bimbo che cresce nell’odio e nella rabbia, vittima dei rancori dei genitori, rischia di divenire un adulto arido e poco capace di aprirsi agli affetti.

Dunque mamme è un duro lavoro sopperire alla assenza di un padre, ma i vostri bimbi, se cresceranno sereni e amati, un giorno vi ringrazieranno per le favole d’amore che avete saputo raccontare con coraggio e dolcezza.

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