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Cash Mob: sabato 14 aprile il primo cash mob italiano

Riunirsi con l’obiettivo di salvare le piccole botteghe di quartiere e scongiurare la loro chiusura. Con questo obiettivo sono nati, negli Stati Uniti, i cash mob

Licia

di Mamma Licia

13 Aprile 2012

Si chiamano cash mob, sono nati l’estate scorsa negli Stati Uniti Si chiamano cash mob, sono nati l’estate scorsa negli Stati Uniti e la loro idea è stata sposata, per la prima volta, anche in Italia, a Milano, dove sabato 14 aprile si svolgerà il primo cash mob italiano.

Di cosa si tratta? Sono le azioni di acquisto collettivo ideate da Christopher Smith, un ingegnere e blogger di Buffalo, e da Andrew Samtoy, un avvocato di Cleveland, per salvare quei piccoli negozi di quartiere o a conduzione familiare che, a causa del particolare momento storico-economico, rischiano la chiusura.

Il primo cash mob si è tenuto a Buffalo il 5 agosto scorso: un centinaio di persone, mobilitate da Christopher Smith, si sono riunite davanti ad un’enoteca della città e vi hanno acquistato ognuna una bottiglia di vino, salvando il negozio da una chiusura certa. Pochi mesi dopo, a novembre, ci fu il secondo cash mob, a Cleveland, questa volta ad opera dell’avvocato Samtoy che volle aiutare una libreria della sua città. Da allora la moda dei cash mob si è diffusa in tutti gli Stati Uniti fino ad arrivare in Europa: in Gran Bretagna, in Austria, in Svezia, in Germania e, adesso, anche in Italia.

Le regole che stanno alla base dei cash mob sono e devono essere uguali per tutti: l’organizzatore individua un negoziante locale bisognoso di aiuto, organizza un incontro in cui tutti i partecipanti siano disponibili a spendere un tot di soldini (10-15 euro a testa) e, per ricordare l’aspetto sociale dell’evento, individua vicino al negozio da aiutare un bar o un ristorante dove poter andare, finito lo shopping, per un aperitivo o per una pizza e a fare due chiacchiere. Ad una certa ora prestabilita, tutti insieme, e all’insaputa del proprietario del negozio “preso di mira”, si entra in negozio e si acquista.

I cash mob sono già stati soprannominati gli “anti-Groupon” (dal nome della società di coupon più diffusa e nota al mSi chiamano cash mob, sono nati l’estate scorsa negli Stati Uniti ondo) perché è contro il loro modello che si battono, contro gli sconti a tutti i costi e sempre, contro le offerte di beni svenduti attraverso i coupon, responsabili delle difficoltà che vivono oggi i commercianti al dettaglio di piccola taglia.

In Italia, il primo cash mob è nato a Milano, lo scorso marzo, dall’iniziativa di Luca Valzania che, attraverso tutti gli strumenti che ormai internet mette a disposizione (mail, sito, blog, Facebook, Twitter), ha aperto il gruppo CasSi chiamano cash mob, sono nati l’estate scorsa negli Stati Uniti h Mob Milano ed ha stabilito la data del 14 aprile 2012, alle ore 18.00, in piazzale Bacone per dare il via alla prima azione di acquisto collettivo italiana. Come da regola, il nome del negozio prescelto rimarrà sconosciuto a tutti i partecipanti, ed allo stesso proprietario del negozio, fino a quando non si riuniranno tutti nel luogo deciso per l’appuntamento.

Per il momento Milano è l’unica città italiana ad aver seguito la moda dei cash mob statunitensi, ma forse già qualche altra città, forse Torino, si sta muovendo per salvare le piccole botteghe di quartiere.

 

 

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