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Scuola primaria: riforma Gelmini e maestro unico

Simona

di Mamma Simona

27 Agosto 2010

In un periodo di grandi cambiamenti in campo scolastico, spendiamo due parole per capire come funziona la scuola primaria oggi.
Alla riforma Moratti è seguito il Decreto Gelmini 137/2008 che introduce varie novità. Il decreto è stato concepito in un clima di molta contraddizione, da una parte coloro che parteggiano per il tempo pieno e che nutrono perplessità circa i tagli di ore e le ripercussioni scolastiche che ciò comporterebbe, dall’altro coloro che auspicano un cambiamento dell’impostazioni scolastiche.
Questo divario fazionistico non permette chiarezza, poichè le notizie che circolano sono spesso di parte, tanto dell’una quanto dell’altra.
Nel mio piccolo proverò a parlare dell’argomento in modo super partes cercando di essere chiara e semplice.
Vediamo punto per punto:

I tagli: sicuramente la riforma più controversa. Tra il 2009 e il 2012 sono previsti dei forti tagli agli organici e alla didattica che puntano a far risparmiare alle casse dello Stato 7,8 miliardi di euro. Verranno soppressi 87 mila posti di docente in tutti gli ordini di scuole. I tagli sono previsti anche per il personale ATA (i non docenti per intenderci) il cui numero verrà abbattuto del 17%: 44.500 tra direttori amministrativi (10.000), collaboratori scolastici (29.000), amministrativi e assistenti tecnici (4.000).

Maestro unico: per la primaria, dopo decenni di sperimentazione di insegnamento basato su 3 maestri per classe, si torna all’attivazione di un maestro unico e alla riduzione delle ore che arriveranno a 24. Teoricamente parlando ci sarà la soppressione di “mezzo” docente per classe, arrivando dunque a fine manovra a eliminare dai 20 ai 30 mila posti.
Su richiesta dei genitori che si sono riuniti in comitati, hanno raccolto firme, sono stati ricevuti in delegazione ecc…non verrà soppresso il tempo pieno. Le scuole potranno predisporre classi a tempo prolungato (27-30 ore) o pieno (40 ore), i maestri disposti a svolgere ore in più saranno retribuiti attraverso il cosiddetto fondo d’istituto scolastico.

Bocciatura: la bocciatura nella primaria degli alunni sarà prevista solo come decisione unanime del consiglio di classe, vista come eccezionalità e comprovata da specifica motivazione.

I Libri: i testi delle primarie avranno cadenza di rinnovamento ogni 5 anni, politica introdotta contro il “caro libri”.

Graduatorie: Per il ruolo dei nuovi docenti, le graduatorie per le scuole primarie saranno su base provinciale e non su base nazionale.

Ritorno ai voti decimali: sia per la scuola primaria che secondaria si torna ai voti espressi in numero. Nella primaria il voto decimale sarà affiancato da un giudizio.

Voto di condotta: torna il voto in condotta, reintrodotto come risposta al fenomeno “bullismo”. Il decreto prevede la valutazione della condotta che sarà determinante per il giudizio finale dell’alunno: con il “5” in pagella, si può correre il rischio della bocciatura.

Educazione civica: ritorna anche lo studio dell’educazione civica, inteso come studio di Cittadinanza e Costituzione.

E ora parliamo di polemiche. Perchè il Decreto Gelimini è tanto discusso e cosa non piace ai comitati genitori che vi si oppongono?
La premessa è la diffusione del tempo pieno (per lo più al Nord Italia e in minor parte al centro e al sud) per un totale di 24,1% di classi su territorio nazionale. Si temeva che con i tagli anche la scuola a tempo pieno subisse un ridimensionamento quanto a ore. Il tempo pieno comprendeva 2 insegnanti per un totale di 40 ore settimanali, a cui andava ad aggiungersi l’insegnante di lingua straniera, quello di religione e dove necessario quello di sostegno. Il tempo pieno si è affermato rispondendo ad un’esigenza sociale oltre che didattica, si è esteso al Nord negli anni ’70, dove il lavoro femminile era più diffuso. Si è dunque venuti incontro ad un’esigenza organizzativa delle famiglie che necessitavano di impegnare e farl vigilare il bambino durante l’assenza dei genitori introducendo a scuola attività di gioco, di approfondimento, di attività di gruppo, laboratori ecc…nel pomeriggio dopo il pranzo consumato nella mensa scolastica. Un eventuale taglio al tempo pieno in futuro metterebbe in crisi parecchie famiglie…. Al contrario il tempo a modulo, circa il 76% delle scuole italiane per lo più collocate a Sud, prevede l’impiego di 3 docenti (più gli insegnanti specialisti) per classe per un totale di 30 ore settimanali. Come nel tempo pieno, anche per il modulo, alcune ore sono gestite in compresenza dei due insegnanti (solitamente sono l’insegnante di italiano da quella di matematica per permettere di mettere a frutto la maggior competenza).
La paura di alcuni genitori possiamo riassumerla in una frase: “impoverimento della scuola“. Con i tagli non viene garantito l’insegnamento della lingua straniera (non tutti gli insegnanti ne sono abilitati!), seppur non si metta in discussione l’ora di religione (nonostante sia facoltativa).

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