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Vasino: quando il momento giusto per il bambino, la pedagogista

di Dott.ssa Rita Moré

08 Settembre 2010

L’educazione degli sfinteri è senza dubbio un momento importante nella crescita del bambino e nel rapporto tra lui e i genitori. Per comprendere bene cosa esso rappresenti occorre tenere ben  presente che, pur avendo un ruolo importante, non è l’adulto a determinarlo. Piuttosto è lo sviluppo fisico del bambino a fissarne limiti e riuscita. Non si può, infatti, pretendere di perseguire una tale educazione se la maturazione del bambino non è ancora giunta al punto da conseguire il controllo del muscolo interessato. E’ possibile un controllo volontario solo tra i 2-3 anni, quando la parte inferiore del tronco si sviluppa. Ogni tentativo degli adulti prima di quest’età, pur quando consegue l’effetto desiderato, non può tradursi nel convincimento che il bambino sia in grado di controllare gli sfinteri. Il controllo in questi casi è del genitore che può aver imparato a interpretare i movimenti del suo bambino e metterlo opportunamente e tempestivamente sul vasino.

E’ pur vero che i genitori attribuiscono notevole importanza al controllo degli sfinteri e si mostrano contenti se il loro bambino riesce a conseguirlo al momento opportuno e al posto giusto. Ma essi non devono dimenticare che il tutto deve avvenire secondo una naturale maturazione e senza che il controllo  ingeneri uno scontro disciplinare tra loro e il bambino. In questa delicata fase il bambino deve essere trattato in maniera adeguata, se, invece, si ingenerano conflitti egli può sviluppare un senso di vergogna che potrà condizionarne i comportamenti e le relazioni sociali.

Può accadere, infatti, che un bambino  che ha già acquisito l’abitudine del vasino improvvisamente la dimentichi e non riesca più nel controllo. Come si può spiegare una tale regressione? Chiariamo innanzitutto che la regressione è un meccanismo di difesa. Un bambino regredisce, adotta, cioè comportamenti che utilizzava in stadi precedenti di sviluppo che per lui rappresentano momenti felici allorquando deve difendersi da stress, ansia, frustrazione. Ma la regressione per sé è sempre il segnale di uno stop nella crescita del bambino e perciò non va sottovalutata.

Non è nostra intenzione dare ricette, sappiamo troppo bene che ogni bambino è una realtà a se stante e che i suoi comportamenti richiamano rapporti e relazioni familiari molto diversi dall’uno all’altro. Né del resto pensiamo che servano imposizioni  aprioristiche di principi educativi. Siamo invece convinti che per aiutare il bambino nella crescita molto conti  la capacità  e la disponibilità dei genitori a vivere il cambiamento dei loro figli e un approccio basato sull’esperienza.

Ci sia qui consentito esaminare qualche situazione che può essere emblematica e perciò può aiutare a comprendere i meccanismi che determinano il mancato controllo della minzione o della defecazione.

Può capitare che un genitore, prevalentemente la mamma, sia troppo ansioso, si preoccupi soverchiamente del cibo, della pulizia, delle cadute ecc. e renda inconsapevolmente il proprio figlio troppo dipendente da sé. Vivendo in tal modo, il bambino sarà impreparato a reagire alle inevitabili frustrazioni che gli vengono dal mondo esterno. Da queste si difenderà regredendo, utilizzando cioè comportamenti tipici dei primi anni, come il mancato controllo degli sfinteri. Così, facendosela addosso, il bambino rafforzerà la dipendenza dai genitori.

Ci sono mamme che non sanno vivere la conquistata autonomia del proprio bambino o, ancora, mamme che avvertono il proprio bambino come un ostacolo alla loro realizzazione economica, sociale o anche coniugale. Accade allora che il bambino può sentirsi rifiutato e, tra i tanti comportamenti che può mettere in atto, può dimostrarsi incapace nel controllo degli sfinteri al solo scopo di indurre l’adulto a prendersi cura di lui.

Se poi un bambino vive, per cause diverse, distacchi più o meno lunghi dall’ambiente familiare, facilmente può mutuarne una sensazione di frustrazione. Di qui la difesa attraverso la regressione. Una particolare attenzione deve essere posta alla nascita di un fratellino. Il bambino può, infatti, avvertire una sensazione di annullamento e di messa in dubbio del proprio ruolo e, poiché il nuovo nato monopolizza l’attenzione dei genitori, anche lui cerca di comportarsi come un bambino piccolo e, dimenticando un’abitudine ormai acquisita, può fare la pipì a letto.

Solo comprendendo che dimenticare l’abitudine del vasino è per il bambino un difendersi, i genitori potranno risalire all’esperienza scatenate la regressione e sorreggere il bambino nel suo percorso di crescita.

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