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Terremoto in Emilia Romagna: come aiutare i bambini a superare il trauma

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

27 Maggio 2012

terremoto emilia romagna“C’ erano una volta delle talpe molto indaffarate e laboriose che avevano iniziato a scavare tante buche nel terreno. Purtroppo però, scava che ti riscava, queste buche diventavano sempre più grandi, tanto grandi da far tremare tutte le case ………”

Sono state dunque le talpe a scatenare il terremoto in Emilia?

Questa è la versione “ufficiosa” che è stata fornita ai tanti bambini sfollati del terremoto da uno dei medici clown accorsi nei paesi più colpiti, nel tentativo di portare un po’ di gioia e speranza, sentimenti sbiaditi ed offuscati dalla paura e dal terrore del forte sisma.

terremoto emilia romagnaTanti nasi rossi, palloncini, disegni da colorare, palline e giochi per riempire le giornate dei più piccoli, intrattenerli con spensierati e allegri momenti che, anche solo per un attimo, fanno dimenticare i pianti notturni legati alla terra che purtroppo trema ancora.

È ancora una volta la manifestazione di un’ Italia solidale, quella che collabora, quella che aiuta, quella che vuol proteggere, quella che vuol alleviare, quella che vuol consolare.

terremoto emilia romagnaCi sono stati gli angeli del fango in Liguria, quelli del mare all’ Isola del Giglio e prima ancora quelli accorsi in Abruzzo. Oggi sono presenti al campo di Finale, al PalaReno di Sant’Agostino e ovunque ci sia bisogno di un po’ di conforto, di un abbraccio, di una parola amica.

Angeli addestrati ma anche improvvisati, come Simone Fogli, il maestro di religione della scuola elementare di Sant’Agostino, la stessa scuola che in questi giorni è stata adibita a centro di accoglienza:

“Faccio il maestro elementare – racconta – e questi sono i miei bambini. Io abito verso il mare, a Massa Fiscaglia, a 70 chilometri da qui. Ho fatto le mie due ore di strada come ogni giorno: ho sentito la voglia di tornare dai bambini per far sentire loro che in un momento difficile ci sono persone che gli vogliono bene. Ero a casa in famiglia, ho preso due coperte, dell’acqua e sono venuto qui. Essere qui in palestra con le famiglie, tutti insieme è una cosa che fa bene li aiuta molto”.

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