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Educazione sessuale: le prime curiosità sessuali del bambino

Federica Federico

di Federica Federico

09 Settembre 2010

Con i miei bambini guardo spesso le foto del matrimonio e quelle scattate durante gli anni del fidanzamento, racconto loro della storia d’amore di mamma e papà e della magia delle nostre nozze.
Il più grande mi domanda spesso: “Mamma io dov‘ero?”. Malgrado abbia solo tre anni ricerca se stesso nelle immagini, indaga, si interessa e partecipa anche alle mie spiegazioni.

Quando cambiamo la sorellina o fanno la doccia capita che sottolinei la loro differenza di sesso, con coscienza e serenamente mi dice: “Mamma lei è femmina perché ha la patatina ed io sono maschio perché ho il pipì”. Chiaramente a tale consapevolezza non è giunto da solo, bensì attraverso le nostre indicazioni che sono sempre nate come risposte alle sue stesse domande. Infatti, all’inizio, quando nacque la sorella, mi diceva confuso: “Mamma ma ci manca un pezzo”, intendeva sottolineare che la piccola fosse sprovvista di pene, cosa che non gli sembrava normale.

Queste curiosità, con cui noi genitori dobbiamo fare naturalmente i conti, tal volta vincendo e camuffando gli imbarazzi, appartengono alla sfera “dell’interesse sessuale” e soddisfacendo il piccolo con le nostre risposte facciamo già “educazione sessuale”.

Quello che può definirsi interesse sessuale è nei bimbi più piccoli null’altro che la curiosità del proprio corpo e di quello altrui. In questo senso i piccoli tendono a caratterizzare le differenze del proprio essere maschi o femmine, sottolineando le peculiarità del corpo e chiedendo spiegazioni e conferme agli adulti.
D’altra parte il bimbo cerca anche di indagare le origini di se stesso, di qui le domande legate alla sua nascita: “Dove sono stato prima di nascere?”, “Ma tu mi hai tenuto nella pancia?”, “Perché sono uscito?”, ecc.

Normalmente un bimbo di 3 anni può già cimentarsi in queste domande ed in genere la curiosità sessuale cresce e viene comunemente espressa ai genitori sino ai 10 anni, tempo in cui il giovane è abbastanza maturo per affrontare una conoscenza completa del problema.

Intorno ai 2 anni e mezzo il piccolo matura la propria identità di genere, cioè è in grado di identificarsi nel genere femminile o in quello maschile. È bene sapere che l’educazione e l’ambiente familiare in genere contano molto in questo processo; perchè il peso della famiglia è tanto forte nello sviluppo della coscienza sessuale del bambino piccolo?
In pratica un bimbo quando si scopre maschio o femmina non fa altro che capire di essere come la mamma o il papà, di appartenere, quindi, a uno dei due diversi generi sessuali. È questo il momento in cui il figlio, rivolgendosi al genitore del suo stesso sesso, amerà sottolineare gli elementi comuni e tipici della sessualità, che non necessariamente saranno solo fisici.

Mio figlio, quando il padre guarda le partite, usa dire: “Papà noi siamo maschi ci piace il pallone”. Non che una donna non possa essere tifosa, ma non essendolo io, mentre mio marito è un amante dello sport, il piccolo vede la passione per il calcio come una caratterizzazione sessuale. E questo esempio rende chiaro il peso e l’incidenza della vita in famiglia sulla coscienza sessuale del bambino.

Perché è importante rispondere alle domande dei bambini senza imbarazzi, esitazioni o paure?
I nostri figli osservano il mondo, facendolo indagano la vita, imparano e crescono. Tuttavia non sempre sono in grado di capire da soli quello che vedono, ecco che chiedono il nostro aiuto per “decodificare” i messaggi che gli vengono dalle esperienze a volte più comuni e banali.
Vedere per la prima volta un bimbo dell’altro sesso nudo, che sia su una spiaggia, in uno spogliatoio o perché è arrivato un fratellino, rappresenta, per esempio, agli occhi del piccolo un evento inaspettato perché è l’occasione in cui materialmente il bimbo scopre l’esistenza di un sesso anatomicamente diverso dal proprio. In una simile circostanza è normale che il bambino cerchi conforto nell’adulto, è per questo che domanderà o farà affermazioni “buffe”, comeMa la bimba ha un buco!”.

Come dobbiamo rispondere alle curiosità dei nostri piccoli?
Intanto noi adulti dobbiamo sempre soddisfare l’interesse dei bambini, è parte dei nostri doveri genitoriali perché solo spiegando ai piccoli e guidandoli nella loro conoscenza potranno maturare una sana consapevolezza sessuale. Quindi mai far cadere nel vuoto le domande. Evitate gli imbarazzi e sforzatevi massimamente di dare risposte comprensibili e veritiere, sebbene epurate ed addolcite. In questo senso, per esempio, ai bambini va detto che sono cresciuti nella pancia, inutile dire che sono stati portati nel cuore di mamma.
E se ci chiedono come sono venuti fuori? In genere le domande relative all’evento nascita, quindi al parto giungono tra i 6 ed i 7 anni, allora è bene non farsi cogliere impreparati e con un bel libro – specifico per i piccini – potremo, insieme al pupo, scoprire la magia della nascita. Lasciamo fuori cavoli e cicogne, i nostri bimbi dovranno già affrontare il trauma della dolce bugia di Babbo Natale.

Nel momento in cui i piccoli caratterizzano le prime differenze di genere, notando le diversità dell’anatomia genitale è consigliabile evitare risposte del tipo: <<Lei non ha il pipì perché il pisellino è solo tuo>>, o viceversa <<Lui non ha la patatina perché la farfallina la hai solo tu>>. Tali affermazioni non risolvono le curiosità, creano solo una esaltazione o una invidia per il proprio o l’altrui sesso. È sempre meglio spiegare che l’anatomia è diversa in base al sesso ed all’interno del genere maschile o femminile tutti gli uomini hanno il pene, pipì, pisellino o pistolino che dir si voglia, mentre tutte le donnine hanno la vagina, patatina o farfallina.

Dinnanzi alle domande dei piccini non è mai positivo dire <<Capirai quando sarai grande>>, <<Sei piccolo, te lo spiego quando cresci>> ecc. Una mancata risposta rappresenta per il piccolo una negata conoscenza; per di più ove il bimbo ripetutamente avverte che l’adulto chiude ed impedisce la discussione di un argomento preciso, finisce per considerare quella specifica materia come un tabù. Ma si sa che il proibito e l’ignoto generano sempre grande curiosità, tale tensione alla conoscenza, quindi tale curiosità, nascerà anche nel bambino e, pur tacendola ai genitori, la porterà con sé, cercando altrove le sue risposte. Con il tempo potrebbe trovarle tra gli amici, ma non sempre le indicazioni fornite fuori dal comparto familiare sono, almeno in questo ambito corrette e “pulite”. Tanto più che in Italia la scuola non è ancora sufficientemente attrezzata per educare alla sessualità i propri alunni, la materia è per lo più trattata solo sotto il profilo fisiologico in biologia, ed a volte l’approccio è tardivo e superficiale, comunque sempre lontano dalle dinamiche psicologiche.
È quindi preferibile che la famigli assuma serenamente su di sé il carico della educazione sessuale.

 

 

Link di approfondimento:

http://www.pediatric.it/educazione_sessuale.htm

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