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La paghetta: soldi ai figli come, quando e perchè

di Mamma Nadia

09 Settembre 2010

La paghetta

E’ educativo darla ai bambini? A quanti anni si può cominciare a dar loro i “soldini“?

Quanto dare?

Dal mio punto di vista, l’introduzione della paghetta è molto educativa: si insegna al bambino a guadagnarsi i soldini, a capire il valore del denaro e a gestirlo secondo i propri bisogni/desideri.

Sicuramente l’età giusta è quella dell’apprendimento, in concomitanza con l’inserimento a scuola – o comunque successivo -, quando il bambino è capace di contare e ha le prime richieste/esigenze (come ad esempio giornalini, collezioni di figurine, modellini, ecc.).
All’inizio si hanno sempre mille dubbi, soprattutto riguardo alla cifra da dargli.
Utilissimo in questo caso il confronto con le altre mamme: cercheremo – sempre in base allo stile di vita e alle entrate della famiglia – di non farlo sentire inferiore agli altri dandogli lo stesso importo dei suoi amichetti, sempre che sia rit

enuto adeguato alla sua età.
Stabilita la cifra, che verrà data settimanalmente o ancor meglio, mensilmente, va instaurata una routine: il “giorno di paga” deve essere sempre lo stesso, così come l’importo – che cambierà, magari, solo di anno in anno: insieme a lui, cresce anche il suo budget -.
Naturalmente, nulla è dovuto, quindi faremo capire che la paghetta va guadagnata e si concorda con il bambino “la merce di scambio“.
La più comune – e senz’altro più semplice per lui – è quella del contributo in casa e quindi alla vita di famiglia, che può essere l’apparecchiare e sparecchiare o la sistemazione della cameretta: dovrà comunque essere un compito alla sua portata e meglio ancora se giornaliero.
Personalmente, benché questo sistema sia adottato da molte famiglie, non sono d’accordo con l’associazione paghetta-rendimento scolastico.
Dobbiamo insegnare a nostro figlio che la scuola e l’istruzione sono fondamentali per il suo futuro, senza ricompensare i suoi progressi con il denaro.

Sia il genitore che il bambino deve rispettare quelle che io chiamo le regole della paghetta. Se il bambino non svolge il proprio dovere è giusto ridurla o – in casi proprio estremi – sospenderla, e se il genitore chiede lavoretti extra, essi dovranno essere ricompensati economicamente.

In questo percorso il bambino va accompagnato e guidato. Senza tuttavia imporci.
Lasciamolo libero di spendere – e perché no, anche di sbagliare -, mettendo tuttavia dei paletti e dandogli libertà di spesa solo su alcune cose (ad esempio limiterei o vieterei i dolci, le caramelle, i giocattoli pericolosi o non adatti alla sua età).

Non cediamo alle richieste di anticipi: se ha speso tutta la paghetta vorrà dire che dovrà aspettare!

Naturalmente, ci ritroveremo a fare un sacco di discorsi su quanto sia importante risparmiare, che non bisogna sprecare i soldi, che il costo della vita è elevato, ma come aiutarlo a capire meglio?
Semplicemente coinvolgendolo. Ad esempio andando a fare acquisti: gli facciamo leggere le etichette di ciò che compriamo o lo scontrino, paragoniamo il costo di un pantalone o di un gioco che tanto desidera con la sua paghetta.
Capirà che bisogna fare delle rinunce, e che per avere ciò che si desidera spesso ci vuole tempo.
In questo modo comprenderà perché a volte abbiamo detto di no alle sue richieste e si sentirà più responsabile.

Un consiglio che mi sento di dare è di non smettere di dargli la paghetta come punizione.
Se rompe un oggetto o fa un danno materiale, gli faremo semplicemente usare la sua paghetta per ricomprarlo.
In tutti gli altri casi, gli vieteremo di spendere i soldi risparmiati o appena ricevuti e cercheremo un altro tipo di pun

izione, come ad esempio vietargli la televisione, o un gioco che gli piace particolarmente.

Sospendere la paghetta non farebbe altro che fargli provare risentimento nei vostri confronti, spingendolo – in alcuni casi – a rubare i soldi dal portafoglio di mamma o papà.

Allora, cosa aspettate? Andate a comprare un bel salvadanaio per i vostri bambini

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