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Il bullismo cos’è

Bullismo e dintorni: aspetti psicologici

di Dott. Giuliano Gaglione

30 Maggio 2012

descrivere cos'è il bullismoDescrivere il fenomeno del bullismo vuol dire trattare una tematica che, se in apparenza si focalizza principalmente su episodi di violenza fisica e/o psicologica inflitta sulle vittime da parte di bulli, in realtà cela dei substrati psichici che non investono solamente i protagonisti di questi comportamenti.

Il termine “bullismo” deriva dal verbo “bullying” in cui è compreso il sostantivo “bull”, che significa “toro”; quindi, già dal nominativo che è stato coniato per delineare questo fenomeno, che si concentra maggiormente durante l’età adolescenziale, si può intuire quanto questo possa provocare una significativa inquietudine soprattutto nelle vittime.

Reputo che sia necessario approfondire i profili di questi personaggi, i quali apparentemente godono di caratteristiche differenti.

Il bullo è una persona che cova dentro di sé un senso di profonda rabbia, dettata da caratteristiche individuali e/o ambientali che incentivano la messa in atto di comportamenti aggressivi.

Volendo approfondire principalmente i tratti familiari del bullo, se da un lato è impossibile generalizzare sulle caratteristiche prototipiche del nucleo familiare in cui vive l’aggressore, dall’altro  si può evincere come egli appartenga ad un sistema genitoriale caratterizzato o da una notevole permissività oppure da uno stile assolutamente autoritario.

Nel primo caso abbiamo dinanzi padri o madri che non intervengono in maniera diretta per correggere dei comportamenti errati dei loro figli, ma accettano passivamente ogni loro azione inculcando quindi nel loro pargolo l’idea secondo cui “tutto gli è dovuto”; in tal modo questo loro senso di onnipotenza si traduce nella messa in atto di comportamenti aggressivi e prevaricatori nei confronti dei loro coetanei al fine di ottenere tutto ciò che essi desiderino.

Quando invece ci troviamo al cospetto di un genitore caratterizzato da uno stile autoritario, secondo cui un padre o una madre utilizzano dei modi di relazionarsi indiscutibilmente severi ed aggressivi, senza dare spazio ad eventuali spiegazioni e giustificazioni da parte dei figli, questi ultimi apprendono che per imporsi come persone è necessario esprimere apertamente la propria rabbia compiendo atti di prepotenza.

I bulli fisicamente sono persone più possenti, robusti, con un’andatura da persona assolutamente sicura di sé e convinta delle proprie azioni.

Essi si aggirano nella scuola spesso incutendo timore nei compagni che si sentono deboli ed indifesi, e che, pur di evitare di subire umiliazioni o violenze anche di carattere fisico assecondano ogni richiesta di tali aggressori.

caratteristiche del bambino vittima del bullo

Concentriamoci ora sulla persona della vittima, la quale, come appena citato, ha difficoltà a reagire ad ogni attacco inflitto dal bullo, il quale, approfittandosi dell’ incapacità reattiva della vittima stessa, esige qualcosa progressivamente più copiosa, altrimenti minaccia attacchi o umiliazioni.

Volendo delineare l’immagine da un punto di vista fisico della vittima, spesso ci si trova al cospetto di persone esili, di una statura non altissima, timidi, introversi, che mancano di assertività, ovvero la capacità di esprimere opinioni oppure emozioni senza offendere altre persone.

Le vittime a mio avviso appartengono a nuclei familiari che per diverse motivazioni abbiano avuto difficoltà a temprare i loro figli, a saper non solo  adattarsi in svariate circostanze ma anche a reagire a quelle avverse. Essere introversi, timidi ed avere un carattere chiuso non rappresentano di per sé un problema, una circostanza diventa problematica nel momento in cui crea disagio personale e relazionale.

Volendo quindi riassumere le caratteristiche di questi due personaggi è plausibile affermare quanto essi siano differenti sia da un punto di vista fisico che caratteriale, tuttavia riflettendo accuratamente è possibile riscontrare come in realtà queste due realtà apparentemente così diverse celino un comune denominatore alla base dei loro modi di essere e di agire; ovvero questi personaggi sono dotati di una non indifferente insicurezza, qualità che comporta modalità di comportamenti diametralmente opposti.

A tal punto sono necessari interventi multidisciplinari guidati da un’équipe costituita da insegnanti, psicologi, educatori, assistenti sociali e quant’altro, volti in primis a comprendere,  poi ad analizzare ed eventualmente intervenire su degli stili comportamentali e genitoriali poco funzionali ad un equilibrio psichico dei giovani e della loro relazione con i sistemi di appartenenza (prima di tutto la famiglia e la scuola) onde evitare che la scuola diventi per ogni giovane un incubo difficile da affrontare.

In più io credo che per garantire una seppur minima socializzazione tra bullo e vittima, sia utile effettuare degli incontri in cui si condivida un obiettivo comune, obiettivo che deve destare ad entrambe le figure piacere ed interesse, in modo tale da fungere da sprone per poter presenziare a tali appuntamenti.

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