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Come e quando il bambino impara a parlare, la logopedista

di Dott.ssa Michela Del Prete

15 Settembre 2010

Come il nostro bambino acquisisce il  linguaggio???

Il linguaggio è il mezzo elettivo della comunicazione umana; gli scambi verbali permettono il contatto continuo con l’ambiente, favoriscono gli apprendimenti e l’evoluzione del singolo e della specie.

Nel corso del primo anno di vita il bambino passa da una comunicazione non intenzionale a una comunicazione intenzionale che, sempre attraverso un continuum, si trasforma da non linguistica in linguistica.

Le capacità che permettono al bambino di raggiungere la competenza linguistica sono tutt’ora molto discusse, non è ancora chiaro quante di queste capacità siano da attribuirsi a un “innato” e quante a un “appreso”.

Il linguaggio si struttura nei tempi e nei modi adeguati quando i centri cerebrali, gli organi fonoarticolatori e l’udito non presentano alterazioni, e quando l’ambiente che circonda il bambino è adeguatamente ricco di stimoli affettivi, sonori, verbali.

Il tempo nel quale si realizza lo sviluppo del linguaggio è abbastanza limitato: i primi 5-6 anni, il limite minimo, 10-12 anni quello massimo; oltre tale periodo l’apprendimento risulta sempre più difficile, in quanto il cervello umano, non ha più la possibilità di realizzare le funzioni linguistiche.

Alla nascita il bambino emette le  sue prime manifestazioni vocali: il grido e il pianto sono elementari attività vocali che, pur subendo delle modificazioni, persistono per tutta la vita.

Le prime imitazioni vocali compaiono verso la fine del secondo mese di vita, in coincidenza con la comparsa del sorriso intenzionale, e diventano la risposta privilegiata allo stimolo costituito dalla voce umana. È dimostrato che la maggior produzione di vocalizzi si ha quando l’uomo, in particolare la mamma, parla al bambino. Fin dai primi mesi la madre parla al suo piccolo con voce melodica, e a sua volta il piccolo gratificato dal suono della voce materna, risponde con il sorriso o con la “ parolina”.

Verso i 5-6 mesi inizia il periodo della lallazione, con questa attività vocale il bambino acquisisce i caratteri dell’intenzionalità e rappresenta un prima forma di “comunicazione” con l’ambiente. Il piccolo produce suoni composti (consonante vocale) ripetuti in sequenze ciclica e imita i suoni sentiti. In questa fase è importante che l’adulto stimoli il bambino a continuare i suoi esercizi vocali.

A partire da 10-12 mesi la lallazione diminuisce, si comincia a strutturare il linguaggio vero e proprio. Il bambino, continua ad usare la lallazione durante il gioco o quando è a letto, ma non lo usa più per comunicare, questo è il periodo nel quale dice le prime parole: esclamazioni, suoni onomatopeici che hanno un preciso significato anche per i genitori. In questo momento le gratificazioni materne che gli giungeranno lo aiuteranno a migliorare ed arricchire il suo benché minimo vocabolario.

Dall’anno in poi il bambino prende sempre di più parte alla vita che lo circonda, quando inizia a camminare esplora lo spazio, impara ad esprimersi usando la mimica associata a grida, versi, suoni variabili e paroline a senso compiuto.

Studi riportano che il bambino intorno a 18 mesi sa dire una ventina di parole,  raggiunge un centinaio verso i 2 anni ed il migliaio a 3 anni.

L’aspetto importante non è tanto il numero di parole che il bambino pronuncia a una data epoca, ma lo sviluppo semantico del linguaggio (la capacità di comprendere) e le capacità di articolare un sempre maggior numero di parole in una sola frase.

L’aiuto maggiore che può essere dato a un bambino in fase di acquisizione del linguaggio,e non solo, è la verbalizzazione delle azioni, ovvero associare a gesti,  giochi e azioni spiegazioni verbali; quindi parlare parlare e ancora parlare al nostro bambino, non usando “ paroline”, ma parole vere e proprie.

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