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Tommy Onofri: le motivazioni della condanna di Antonella Conserva

Sono state rese note le motivazioni con le quali la Cassazione ha confermato la condanna a 24 anni di carcere per Antonella Conserva

Licia

di Mamma Licia

18 Giugno 2012

Sono “massicce ed incontrovertibili” le prove contro Antonella Conserva,  la ‘carceriera’ del piccolo Tommy Onofri, il bambino di 18 mesi che la sera del 2 marzo 2006 fu sequestrato a Casalbaroncolo (PR) e poi tragicamente ucciso da Mario Alessi (compagno della Conserva), soffocato ed interrato nel bosco dei Bissi.

Lo ha scritto la Cassazione nelle motivazioni depositate il 14 giugno scorso, relative all’udienza del 13 marzo 2012 che ha confermato la condanna di Antonella Conserva a 24 anni di carcere. Secondo la Cassazione, inoltre, non è da escludere che sia proprio della donna l’ideazione del piano criminoso ai danni del piccolo Tommaso.

Quella sera del 2 marzo, mentre la famiglia Onofri era seduta a tavola per la cena, due persone, una con il volto coperto da passamontagna, l’altra con un casco da motociclista, armati di pistola e coltello, entrarono a casa e portarono via Tommy, davanti agli occhi dei suoi genitori e del fratellino di otto anni, Sebastiano, immobilizzati tutti con nastro adesivo dai sequestratori. La scoperta del tipo di scotch usato durante il blitz portò, in seguito, ad una svolta nelle indagini sul sequestro.

Le ricerche del bambino, malato e bisognoso di cure, scattarono immediatamente e dopo un mese, il 1° aprile, il suo corpicino straziato venne ritrovato sul greto del torrente Enza, poco lontano dall’abitazione della famiglia Onofri.

Le persone coinvolte nella vicenda giudiziaria furono quattro e furono individuate a pochi giorni dal sequestro, ma non apertamente per non mettere a rischio la vita del piccolo Tommy che allora si riteneva potesse essere ancora vivo.

 

Mario Alessi, un muratore siciliano di 44 anni. Il 27 marzo venne iscritto nel registro degli indagati per concorso nel sequestro del piccolo Tommy. Era stato uno dei manovali che aveva lavorato alla ristrutturazione della cascina della famiglia Onofri. Durante l’interrogatorio del 1° aprile confessò il sequestro conducendo gli inquirenti sul luogo in cui fu sepolto il piccolo Tommy. Mario Alessi, che non ha mai ammesso la sua responsabilità nell’omicidio, è stato condannato all’ergastolo.

Antonella Conserva, compagna di Alessi, definita dai pm “la mente criminale del sequestro”. Si è sempre dichiarata innocente. Giudicata colpevole per il sequestro e la morte (come conseguenza non voluta) del piccolo Tommaso, dovrà scontare una pena di 24 anni di carcere.

Salvatore Raimondi, un ex pugile, complice della coppia Alessi-Conserva, prese parte alle fasi della progettazione, dell’esecuzione del sequestro e dell’uccisione di Tommaso. Le sue impronte furono rinvenute sul nastro adesivo che era stato utilizzato per zittire i membri della famiglia Onofri. È stato condannato a 20 anni di carcere con rito abbreviato.

Pasquale Barbera, l’imprenditore edile che eseguì i lavori di ristrutturazione della casa degli Onofri. È stato assolto in primo grado.

Nelle intenzioni dei sequestratori non vi era l’omicidio del piccolo Tommy, almeno non come invece avvenne subito dopo il sequestro, ma una ritorsione ai danni della famiglia Onofri.

L’uccisione del bambino avvenne perché i sequestratori, durante il loro percorso di fuga su uno scooter, furono spaventati da un lampeggiante, caddero per terra e “persero la testa ed uccisero il povero bambino, divenuto un ingombro pericoloso ed incomodo, soffocandolo e percuotendolo con uno strumento non identificato” (sentenza della Corte d’Assise di Parma del 28 maggio 2008).

Tommy fu ucciso “perché piangeva disperato” disse in una confessione Mario Alessi.

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